Il Veneto dalla parte del Governo nel referendum: ecco perché siamo in controtendenza

In Veneto stravince il sì trascinato dal voto nelle province, mentre nei capoluoghi (anche nella Treviso del ministro Nordio) si impone il no. L’analisi del risultato e le prospettive a Nord Est

Laura BerlinghieriLaura Berlinghieri

Sfugge alle dinamiche nazionali il Veneto, dove i cittadini hanno votato in maggioranza per riformare la giustizia. Così si è espresso il 58,4% degli elettori (contro il 41,6% per il “no”), il 22 e il 23 marzo alle urne per votare la proposta di riforma avanzata da Forza Italia e abbracciata da tutto il centrodestra, e in primis da Fratelli d’Italia.

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Un quesito tecnico che è scivolato progressivamente in una dimensione politica, complici le dinamiche internazionali che sono una nube scura sul futuro. E allora, nonostante i tentativi di Meloni di svincolare l’esito referendario dal giudizio sull’esecutivo, appare difficile fare un’altra lettura.

I risultati, dunque, dicono questo: il 53,84% degli elettori italiani è contrario alla riforma per separare le carriere dei magistrati e riformare l’individuazione dei giudici dei due Csm. Un voto comune a gran parte d’Italia; ma al quale, si diceva, è sfuggito il Veneto, insieme a una buona parte di Nord Est. Perché il “sì” ha vinto – anzi, stravinto – nella nostra regione; ma poi, pur se con una forbice più ridotta, anche in Friuli Venezia Giulia (54,5% contro 45,5%) e Lombardia (53,8% contro 46,2%).

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È dunque un’Italia divisa, dove il Nord Est – con l’eccezione del Trentino Alto Adige, dove comunque il “no” ha prevalso di neanche seimila voti – sta dalla parte del governo.

«C’è sicuramente lo sconforto di non aver fatto comprendere agli Italiani l’importanza di questa grande riforma», ammette il vicepresidente veneto Lucas Pavanetto (FdI), «E’ un’occasione persa, ma che non scalfisce l’unità del centrodestra e, soprattutto, che renderà ancora più incisiva l’azione di governo, per cercare di portare avanti quelle riforme necessarie delle quali l’Italia ha bisogno». L’Autonomia: approvata, sì, ma che è ancora una scatola vuota; e poi il premierato, tuttora in alto mare.

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Rimanendo nell’alveo di questo referendum, comunque, in Veneto il “sì” ha prevalso ovunque. Superando persino il 60% nella Marca; ma, ed è un dato interessante, nella Treviso del ministro della Giustizia Carlo Nordio, seppur di poco più di trecento voti, ha prevalso il “no”.

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E ha prevalso il “no”, e non di poco (55,1% dei voti contro il 44,9%), pure a Venezia, città al voto il 24 e il 25 maggio; mentre il resto della provincia ha seguito il trend regionale.

Infine Padova: anche qui, in provincia, la maggior parte dei voti è stata per il “sì”, cannibalizzato invece dal “no” in città.

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