Il dopo voto in Veneto: ipotesi commissariamento per FdI. Dopo De Carlo, in arrivo Speranzon o Giovine
La gestione del coordinatore ai titoli di coda dopo l’esito deludente delle regionali: sostituzione a giorni o poco dopo le vacanze di Natale

Le strade sono due: il commissariamento esterno, dopo la riorganizzazione dell’esecutivo regionale, per traghettare il partito veneto verso la ristrutturazione definitiva. O la nomina, fin d’ora, di un nuovo coordinatore regionale, che faccia tabula rasa della gestione precedente.
Quel che è certo è che è ormai ai titoli di coda la stagione di Luca De Carlo, come vertice veneto dei Fratelli d’Italia. Un’investitura raccolta nel 2020 direttamente dalla presidente Giorgia Meloni. Ma che, alla luce dei deludenti risultati elettorali, pare ormai avere fatto il suo tempo.
Nel partito veneto è saltato tutto. E il filo diretto tra il neopresidente Alberto Stefani e la premier, per l’individuazione degli assessori, ne è la conferma. La conferma di un commissariamento che, pur ancora privo della formalità, è ormai nei fatti.
Quanto alla formalità, potrebbe comunque arrivare nei prossimi giorni. Dopo la nomina della giunta, magari, quantomeno per non mortificare gli eletti in Consiglio regionale – alcuni anche con ottimi risultati: Filippo Giacinti ne è un esempio – e poi per non rendere ancora più palesi le lacerazioni interne al partito.
L’alternativa, si diceva, è la scelta immediata del successore di De Carlo, capro espiatorio della disfatta alle urne. In pole c’è il veneziano Raffaele Speranzon, vicecapogruppo vicario del partito al Senato e, soprattutto, uomo di fiducia di Giorgia Meloni. Ma un’alternativa solida è Silvio Giovine, deputato e coordinatore di FdI per la provincia di Vicenza. Promuoverlo al vertice regionale corrisponderebbe a una sorta di mea culpa da parte del partito, con una ricollocazione verso l’area di Elena Donazzan e Adolfo Urso.
I diretti interessati, pur informalmente, sarebbero già stati sondati. E le due prossime settimane potrebbero essere determinanti.
L’ipotesi del commissario esterno – non veneto, super partes – sarebbe forse la più corretta. Ma anche la più lontana dall’agire consueto del partito, poco propenso al lavare i panni sporchi fuori da casa propria. E la nomina di un traghettatore – non tanto per l’individuazione della squadra di assessori, partita comunque già in mano alle sorelle Meloni e Giovanni Donzelli, quanto per la ristrutturazione interna – non sarebbe altro che la ratifica della bocciatura dell’ultima gestione del partito, a livello di trattative (anche se tanto è stato fatto a livello centrale) e, soprattutto, di campagna elettorale.
Quanto però al futuro, questo è segnato, e quindi il cambio al vertice. Potrebbe avvenire dopo le feste di Natale, con un atto d’imperio della presidente Meloni. Per De Carlo si parla comunque di un buen retiro, ma più di prestigio che di sostanza.
In Veneto, si chiede uno scossone, dopo il brusco risveglio elettorale, che ha visto il consenso dei Fratelli crollare, con i risultati stellari delle Politiche e delle Europee. E quindi l’indirizzo è quello di una ristrutturazione totale, a partire dal vertice. Nella speranza che basti e che arrivino tempi migliori. —
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