Referendum, Rosy Bindi: «Il No è contro il pericolo di svolta autoritaria»
L’ex ministra: «Meloni non ha la Costituzione nel Dna, la tratta con la clava. Il sorteggio nel Csm affiderebbe un organo costituzionale alla dea bendata»

«La presidente del Consiglio tratta la Costituzione con una clava, perché non la sente sua: i suoi padri politici infatti non la firmarono». Rosy Bindi sta girando in lungo e in largo la penisola perorando la causa del No a una riforma della giustizia «che conferma la svolta autoritaria che si vuole imprimere al paese».
E al pari dei suoi precedenti ruoli istituzionali - ministro, presidente della Commissione antimafia, presidente del Pd - si vede che anche questo compito di testimonial del comitato del No le sta a cuore parecchio: «Meloni sostiene che da 80 anni l’Italia aspetta questa riforma: ma lo aspetterà lei questo stravolgimento della Carta! La forza politica cui lei si ispira non la votò, l’ha osteggiata nelle sedi parlamentari e con le bombe in 80 anni di vita repubblicana. Loro non hanno la nostra Costituzione nel Dna, anche Lega e Forza Italia a riguardo sono sempre stati, se non contrari, agnostici. Ma gli italiani a questa Costituzione vogliono bene! Va trattata con rispetto e delicatezza».
In Parlamento però lo schieramento del Sì è maggioritario, comprende pure membri di Pd, Azione, IV e Più Europa. Perché nel Paese dovrebbe essere maggioritario il No?
«Perché la Costituzione non è appannaggio degli schieramenti politici, appartiene a un popolo ancora animato da un patriottismo costituzionale nel quale ritrova, specie in un tempo di disaffezione nei confronti della politica, un’ancora di sicurezza per il presente incerto e la bussola per il futuro».
Il presidente La Russa dice che se vota una forte minoranza la valenza politica del risultato referendario sarà molto debole. Sbaglia?
«Sbaglia a porsi il problema, come sbaglia Meloni a rassicurare gli italiani che lei non si dimetterà se perdesse. Nessuno chiederebbe le sue dimissioni, perché di fronte a una vittoria del No, non sarebbe in gioco il governo, anche se è la sua unica riforma, approvata senza farla discutere in Parlamento. La conseguenza sarebbe un messaggio chiaro: lei governa legittimamente ma deve farlo nel rispetto della legge, della Costituzione e dell’ordinamento internazionale. Non le viene conferito un potere arbitrario al di sopra della legge».
Se vincerete non chiederete le dimissioni neanche di Nordio?
«Per chiederle ce ne è in abbondanza senza aspettare l’esito del referendum. Lui e la sua capo di gabinetto se vincesse il No trarranno le conseguenze. Ma i motivi per cui dovrebbe dimettersi Nordio non sono legati al fatto che ha firmato con la Meloni questa riforma, ma il modo in cui sta facendo il ministro e il modo maldestro con cui protegge i suoi collaboratori».
Che hanno debordato come si è visto. Ma perché si assiste a questa violenza comunicativa?
«Sono violenti nei toni perché si sono resi conto che non è una passeggiata. E man mano che i cittadini vengono informati aumenta l’orientamento verso il No. E poi questo è il loro modo di imporsi, non è la prima volta che assistiamo ad attacchi da parte del governo a una minoranza che fa il proprio mestiere come un giornalista, o il proprio dovere come un magistrato. Sono intolleranti ai controlli sulle loro azioni e chi lo fa viene indicato come nemico».
Se la posta in gioco è questa, dove sbagliano giuristi come Augusto Barbera o Cesare Salvi o Stefano Ceccanti?
«Molte delle loro argomentazioni sono facilmente confutabili. È difficile trasformare una campagna referendaria in una seduta spiritica, attribuendo a persone che non sono più tra noi dei pensieri a riguardo. Vassalli ad esempio, da loro considerato il padre della separazione delle carriere, approvò una legge nella quale la possibilità di passaggio dalla funzione di giudicante o requirente veniva allargata, non ristretta. E poi sul punto fondamentale, è evidente che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura siano fortemente colpite dalla riforma del Csm e dalla regola del sorteggio».
Perché?
«Perché il sorteggio mina due elementi fondamentali della rappresentanza, che sono il merito e la responsabilità. Chi è estratto a sorte non risponde a nessuno, ma alla dea bendata. E nel momento in cui la connessione tra cittadini e istituzioni è compromessa, introdurre la regola del sorteggio per un organo di rilevanza costituzionale significa sminuire ancora di più il ruolo delle istituzioni e questo è pericolosissimo. Sa quale è la domanda che fanno gli indecisi durante i dibattiti?».
Ce la dica.
«“Che differenza c’è tra sorteggiato e nominato”?, chiedono. Guarda caso è il contenuto della legge elettorale che hanno presentato, dove gli eletti vengono scelti su liste decise dai capipartito, eliminando le sfide nei collegi che fanno scegliere gli eletti al popolo».
L’ex premier Monti dice che avrebbe votato Sì ma il dubbio che Meloni abbia le stesse pulsioni autoritarie di Trump lo induce a non rafforzarne il potere e quindi vota No per questo. Condivisibile?
«Lo ringrazio per la posizione che ha assunto, è chiaro che questo è un elemento molto importante, non meno decisivo del merito della riforma. Il punto è che affievolendo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura si pone un limite al controllo, che in democrazia è fondamentale. Nel momento in cui si delegittima la magistratura, si imprime una svolta autoritaria alle nostre democrazie ed è quello che sta succedendo a livello mondiale. Questo governo è molto amico di chi dà prova di pulsioni autoritarie tutti i giorni e questa riforma della Giustizia è pericolosa perché prova a imprimere una svolta autoritaria alla nostra democrazia».
Se vincesse il No le correnti della magistratura diventeranno ancora più forti?
«Io da cittadina voglio sapere quali sono gli orientamenti dei magistrati e le correnti in qualche modo lo garantiscono. E per impedire che oltre ad essere correnti di pensiero diventino correnti di potere, si cambi la legge elettorale del Csm, non serve stravolgere la Costituzione. Di fronte all’abuso di un diritto, non si sopprime il diritto, si regola l’abuso. E concludo con un interrogativo inquietante: se il sorteggio producesse casualmente la nomina di persone che rappresentano una sola corrente politica, che equilibrio ci sarebbe nel Csm?». —
Riproduzione riservata © il Nord Est








