Caso Russia alla Biennale, Buttafuoco rilancia: «Spazio all’arte del dissenso»
Il presidente annuncia l’arrivo di alcune figure sgradite ai loro governi: Russia, ma anche Usa, Israele, Cina ed Europa. Il clima non si rasserena e il ministero chiede di fornire elementi sulla partecipazione della Federazione russa

Due cantieri per dare spazio all’arte dissidente, quella che si schiera contro i regimi. Pietrangelo Buttafuoco, avrebbe voluto annunciarli tra qualche settimana, ma un po’ per il clima rovente che si è creato intorno all’Esposizione internazionale d’arte e un po’ per rispondere a una proposta lanciata giovedì da Giuliano Ferrara sul Foglio, il presidente della Biennale ha anticipato i tempi e svelato la sua doppia strategia anti-censure.
Lo ha fatto con un intervento che il Foglio ha pubblicato ieri, venerdì 13 marzo.
Cinque protagonisti sgraditi ai loro governi
«Siamo già al lavoro per ricordare il Cinquantenario della Biennale del Dissenso di Carlo Ripa di Meana invitando cinque protagonisti di oggi sgraditi assai ai loro governi, rispettivamente di Usa, Israele, Cina, Russia e perfino Ue», ha scritto Buttafuoco. «Non faccio oggi i nomi per ovvi motivi».
Il presidente della Biennale ricorda come già la Mostra del Cinema dell’anno scorso avesse ospitato un’artista sgradito a Putin, Aleksandr Sokurov con il film Il mago del Cremlino. «L’altro cantiere è La colonna e il fondamento di Verità», prosegue il presidente, «cinque serate di e su Pavel Florenskij, martire tra i martiri di Russia, un faro assoluto del sentimento cristiano, massimo tra i filosofi e gli scienziati, ucciso dal Kgb a Leningrado nel 1937 in considerazione della sua testimonianza di verità, sorgente oggi della più limpida presenza della parola sinceramente libera».
La Biennale resta sotto assedio
L’annuncio di Buttafuoco, tuttavia, non ha rasserenato il clima intorno alla Biennale che resta sotto assedio. Il ministero della Cultura ha chiesto alla Fondazione di fornire, con la massima urgenza, «elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore».
In particolare il Mic vuole capire qual è lo stratagemma adottato per far arrivare a Venezia gli artisti e chiede «copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia».
La telefonata con la ministra ucraina
Di questa indagine il ministro Alessandro Giuli ha parlato ieri, venerdì 13 marzo, al telefono con la vice premier e ministra della Cultura dell’Ucraina, Tetyana Berezhna, rinnovando l’impegno del governo per la tutela dell’identità ucraina minacciata dall’invasione russa. Berezhna ha sottolineato come la partecipazione della Russia alla Biennale sia «inaccettabile per Kiev» e contrasti con il sostegno del governo italiano all’Ucraina.
Anche sul fronte politico il dibattito resta vivo.
La politica
Ieri il segretario regionale di Forza Italia, Flavio Tosi, ha condannato la scelta della Biennale: «Non è giusto che la Russia possa aprire il suo padiglione», ha detto, «perché è un Paese aggressore dell’Europa. Se fosse un artista sarebbe un discorso, ma la bandiera russa e il padiglione russo sono la Russia. È uno Stato aggressore che in questo momento deve essere bandito dall’Europa».
La Lega invece sta con Buttafuoco. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, è in linea con il segretario Salvini: «Credo che l’arte sia un posto in cui si debba favorire il dialogo. È uno dei pochi spazi rimasti di pace. Ben venga la presenza di tutti gli artisti del mondo». Anche l’ex presidente Luca Zaia la pensa così: «Difendo la posizione di Buttafuoco contro la censura. Sport e arte sono luoghi dove non si devono mettere censure. Chiudere il padiglione russo significherebbe non ricordarsi che tra gli altri 99 Paesi presenti ce ne sono altri che hanno situazioni di guerra».
E mentre il presidente della Commissione cultura Federico Mollicone (FdI) suggerisce di bloccare l’ingresso degli artisti come «persone non gradite», l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari tuona contro ogni proposito di censura: «Altro che escludere la Russia. Le istituzione culturali, e non solo la Biennale, dovrebbero essere costrette a invitare gli artisti di tutti i Paesi in guerra», sostiene il filosofo. «Prima di giudicare le responsabilità, la cultura dovrebbe costruire relazioni, riallacciare rapporti. Invece si fa l’esatto contrario con una débâcle mentale ormai diffusa in Italia e in Europa. Si va in direzione opposta a quanto suggerirebbe la ragione e la nostra tradizione culturale di grande apertura. Venezia in questo è sempre stata un esempio a livello mondiale».
Ha collaborato Alberto Vitucci
Riproduzione riservata © il Nord Est








