Vannacci: «Vado avanti da solo. Sì al confronto con Matteo e Luca»

L’ex generale domenica 28 giugno a Vicenza ha replicato a distanza al leader del Carroccio: «Non sento di aver fregato nessuno». Sui rumors di una apertura della Meloni: «Se vuole parlarmi, mi chiami»

Domenico Basso
Roberto Vannacci a Vicenza
Roberto Vannacci a Vicenza

Tra Milano Marittima e Vicenza passano poco più di tre ore e quasi duecento chilometri. Ma soprattutto passa una risposta politica.

Alla festa dei giovani della Lega Matteo Salvini, ha preso le distanze da Futuro Nazionale ribadendo: «Con Vannacci non c’è dialogo».

Nel tardo pomeriggio al Teatro Comunale di Vicenza arriva la risposta dell’ex generale. Vannacci evita lo scontro personale, ma la replica è netta.

«Non sento di aver fregato nessuno. Anzi, credo di aver portato alla Lega un bagaglio di voti consistente che ha contribuito al risultato delle Europee». Poi arriva la frase destinata a segnare la giornata. «Io non guardo Salvini. Il mio punto di riferimento non è Salvini, né Meloni, né Tajani. Il mio sestante si regola sulle stelle, che sono i miei principi, i miei valori e i miei ideali».

E sui rumors di una possibile apertura della premier nei suoi confronti. «Non ho mai parlato con Meloni, se vuole parlare con me ha il mio numero. Non abbiamo nessun problema a sostenere qualsiasi tipo di discussione».

Risposte che arrivano dalla città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, dove la presenza del leader di Futuro Nazionale era stata contestata fin dalla mattinata dall’Anpi e da numerose associazioni.

Per i promotori della protesta la sua presenza rappresenta un affronto alla storia antifascista della città. Dentro il Teatro Comunale, però, il pubblico accoglie Vannacci con un lungo applauso.

Ad aprire la serata è Alberto Filippi, ex senatore vicentino e oggi tra gli esponenti di Futuro Nazionale.

Sul maxischermo scorrono le immagini delle telecamere di videosorveglianza che riprendono la rapina subita nella notte del 17 aprile nella sua villa di Arcugnano. «Una delle prime telefonate che ho ricevuto è stata quella di Roberto Vannacci», racconta, spiegando come da quell’episodio sia nato il rapporto politico che lo ha portato ad aderire al movimento.

Poi consegna all’ex generale una maglietta con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”, l’orafo che rischia la reclusione a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due banditi.

Maglietta e sicurezza

Vannacci la indossa tra gli applausi del pubblico, la maglietta trasformandola nel simbolo dell’incontro dedicato alla sicurezza e alla legittima difesa. Dal palco arriva subito anche la replica ai contestatori.

«Che cosa vogliono? Si bevano una birra e cantino Bella ciao. Se volevano dire la loro potevano venire qui a spiegare quale sia il loro principio di giustizia».

Poi rilancia il tema della sicurezza. «La sinistra ci vuole spingere verso la dittatura. Nei Paesi democratici il possesso di un’arma è possibile».

La sicurezza resta il filo conduttore dell’intervento. Vannacci difende la legittima difesa e accusa il governo di non avere avuto il coraggio di sostenere le proposte avanzate da Futuro Nazionale.

«Chi è che vuole spianare la strada alla sinistra? Non certo Vannacci. Lo fa chi segue la stessa politica della sinistra e finisce per perdere il consenso di quegli elettori che vogliono un vero partito di destra».

Quando gli viene ricordato che Salvini rivendica il lavoro del governo proprio su questi temi, ribatte: «E allora come mai le proposte che abbiamo presentato non sono state nemmeno prese in considerazione? Sono state scartate, senza neppure essere discusse».

L’ex generale rivendica la crescita di Futuro Nazionale. «Il Veneto è una delle regioni più promettenti. Abbiamo già 11.500 iscritti e dalle prossime amministrative saremo presenti con nostre liste. Anche a Vicenza». Il confronto con la Lega resta sullo sfondo.

Il faccia a faccia

Alla domanda se accetterebbe un faccia a faccia con Luca Zaia nel podcast “Il Fienile”, magari insieme a Matteo Salvini, Vannacci risponde con una battuta: «Non conosco il Fienile, ma nel bosco ci ho vissuto parecchio. Un fienile non mi fa certo paura, quindi accetterei il confronto».

Sul futuro della Lega interviene Giuseppe Cruciani, che poche ore prima aveva intervistato Salvini. «L’ho visto pronto a combattere in prima linea. Ma non vedo nessuno pronto a raccoglierne l’eredità. Nemmeno Zaia, che sul piano nazionale mi sembra un incompiuto».

 

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