Tosi: «Il centrodestra non insegua Vannacci, puntiamo su Calenda»
Il coordinatore veneto di Forza Italia non entra nelle vicende del suo ex partito: «Le questioni interne della Lega non mi riguardano

Da ex segretario della Liga Veneta, da protagonista della stagione d’oro del Carroccio e da espulso eccellente, Flavio Tosi avrebbe più di un motivo per commentare quello che sta accadendo nella Lega. E forse anche qualche sassolino da togliersi. Invece no.
Il coordinatore veneto di Forza Italia evita accuratamente di entrare nelle vicende del suo ex partito: «Le questioni interne della Lega non mi riguardano – premette – sono dinamiche che spettano a quel partito e che vanno rispettate».
Per Tosi, oggi, il vero elemento da analizzare è Roberto Vannacci.
La crescita di Futuro Nazionale rischia di cambiare gli equilibri del centrodestra?
«Sì, perché ha scompaginato il quadro politico. Ma non credo sia una responsabilità di Salvini. Prima o poi un fenomeno come Vannacci sarebbe comunque emerso».
L’ex generale sta seguendo una strategia precisa?
«Mi ricorda molto quella dei Cinque Stelle agli inizi. Il suo obiettivo è dimostrare di essere qualcosa di diverso sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. È questo che gli consente di raccogliere consenso. È questa la partita che sta giocando e, da questo punto di vista, la gioca bene».
Quindi non lo vede in una futura coalizione di centrodestra?
«No. Secondo me i paletti li metterà lui. Non ha alcun interesse ad allearsi. Se lo facesse perderebbe una parte importante del suo elettorato che arriva dall’area dal centrodestra ma che è composto anche da ex grillini, No vax, destra radicale e persone che votano soprattutto per protesta».
Quindi il centrodestra non deve inseguire Vannacci sui suoi temi. Perché?
«Perché il punto non è fare promesse irrealizzabili. Su alcuni temi Vannacci propone misure che lui stesso sa essere incostituzionali e che quindi non potranno mai diventare legge. È una strategia che gli consente di raccogliere consenso. Chi governa, invece, deve fare un’altra cosa: portare a casa risultati concreti. Da qui alla fine della legislatura bisogna dare un segnale forte alle imprese e continuare a rafforzare la sicurezza».
Quindi la sfida dei prossimi mesi si giocherà soprattutto sui contenuti: quali sono le priorità?
«Bisogna dare segnali alle imprese e continuare con ancora maggiore determinazione sul tema della sicurezza. È lì che oggi si gioca gran parte del consenso».
Qualche ricetta per la sicurezza?
«Sì. Bisogna essere ancora più determinati, soprattutto contro la criminalità minorile. Oggi sotto i 14 anni si è sostanzialmente non imputabili, mentre tra i 14 e i 18 anni le conseguenze penali sono spesso molto limitate. Ma la società è cambiata: ci sono ragazzi di 16 o 17 anni che commettono reati gravi con piena consapevolezza. Per questo ritengo che, almeno per alcuni delitti, dai 14 anni in poi si debba rispondere penalmente come un maggiorenne. Una parte consistente dei reati comuni è commessa da minorenni che sanno di rischiare poco o nulla».
Lei non vuol guardare in casa d’altri, ma altri guardano in casa sua, o meglio bussano alla sua porta?
«Sì, ci sono dialoghi in corso con alcuni dirigenti della Lega. Questo non lo nego. È normale che all’interno della coalizione ci siano movimenti».
Perché guardano a Forza Italia?
«Perché oggi siamo percepiti come un partito organizzato e affidabile. Da quando Tajani è segretario sono tornati i congressi comunali, provinciali, regionali e nazionali. Siamo tornati a essere un partito vero».
Giorgia Meloni ha detto che dopo le prossime elezioni sarà il momento di un presidente della Repubblica di centrodestra. Può spaventare una parte dell’elettorato?
«No. Chi vince le elezioni ha il diritto e il dovere di esprimere il presidente della Repubblica. Se sarà il centrodestra a ottenere la maggioranza, sarà naturale che proponga una figura della propria area. Se invece vincerà il centrosinistra, farà la stessa cosa. Non credo che questo possa spaventare gli elettori».
Ha già in mente un nome?
«No. È una scelta che spetta ai leader della coalizione. Stiamo parlando della più alta carica dello Stato. Fare oggi dei nomi sarebbe come fare fantacalcio. Prima bisogna vincere le elezioni, poi si individuerà la persona più adatta».
Il prossimo anno sarà tempo anche di elezioni amministrative, a partire da Verona e Padova, due grossi comuni e tutti sanno che lei sogna di tornare sindaco della città scaligera. Che idee ha per la scelta dei candidati?
«Si scelgano attraverso dei sondaggi affidati a delle società specializzate. Ogni partito indica un nome, poi si fanno due o tre sondaggi e si sceglie il candidato più apprezzato dai cittadini. L’obiettivo è vincere, non piantare una bandierina».
Se questo criterio venisse adottato, ci sarebbe anche il suo nome?
«È chiaro che anch’io sarei tra i possibili candidati. Ma saranno eventualmente i cittadini a dire chi è il nome più forte».
Roberto Marcato potrebbe essere il nome giusto per Padova?
«Può darsi, ma non sono io a doverlo dire. Non conosco la percezione che i padovani hanno di lui. Per questo sostengo che debbano essere i sondaggi a indicare il candidato più competitivo. Le scelte fatte a tavolino rischiano spesso di essere sbagliate».
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