Schlein a Padova scalda il campo largo: «Sanità e salari»
La segretaria del Pd rilancia la sfida alla destra dal congresso nazionale della Uil e dalla Festa dell’Unità ad Abano Terme

Jeans, camicia bianca, baci e abbracci: Elly Schlein a passo svelto tra il congresso Uil a Padova e la festa dell’Unità di Abano Terme, uno sguardo al partito dem («È bello, forte, combattivo») e un pensiero alle sfide all’orizzonte, tra elezioni politiche e test amministrativi, con 180 Comuni veneti al rinnovo, Padova e Verona inclusi. «I candidati sindaci del campo largo? Non li abbiamo ancora definiti ma ci stiamo lavorando con determinazione e spirito unitario», assicura. E rilancia l’impegno a difendere la Costituzione per «battere la deriva delle destre e garantire a tutti un futuro migliore».
Nel radar della segretaria democratica, i traguardi del welfare scanditi da lavoro, sanità, scuola. «La convergenza tra sindacati e imprenditori sul versante della rappresentanza è un passo fondamentale per contrastare i tanti contratti pirata proliferati in questi anni con l’aumento conseguente della precarietà in tanti comparti», è il messaggio ai delegati confederali della segretaria del Pd, convinta che sia urgente legiferare sul salario minimo perché «al di sotto dei 9 euro l’ora la dignità dei lavoratori cede il passo allo sfruttamento, al ricatto dei più deboli, alla schiavitù degli immigrati, alla difficoltà di prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata».
Legalità
Inevitabile, in una regione funestata dalle morti bianche, il richiamo alla legalità: «Nel 2025 ci sono state 1.093 vittime, vuol dire che in Italia ci sono tre lavoratori e lavoratrici al giorno che escono la mattina e non rientrano la sera. È un’emergenza vera: occorre accelerare sulla prevenzione, la responsabilizzazione delle aziende, le nuove tecnologie che accrescono la sicurezza, ma dobbiamo anche contrastare la logica del subappalto a cascata che purtroppo il governo ha inserito nel codice dei appalti».
È la prima frecciata a Giorgia Meloni, non sarà l’ultima. «Mentre la pressione fiscale sale, scontiamo salari tra i più bassi d’Europa. L’Istat ci dice che sono diminuiti di nove punti percentuali negli ultimi quattro anni e nello stesso arco di tempo il carrello della spesa ha subìto rincari dei beni alimentari pari al 25%. Questo vuol dire rubare potere d’acquisto alle famiglie ma la maggioranza pensa ad altro, insegue una legge elettorale vergognosa, al solo scopo di preservare un potere che sta franando».
Incassato l’applauso dei simpatizzanti, non troppo numerosi ma attenti e impavidi sotto il sole cocente del pomeriggio («In questi giorni il Paese vive un’ondata di calore al quale non dovremo abituarci, checché ne dica qualche negazionista»), Schlein sferra l’uno-due. Prima sciorina la ricetta del Pd per la crescita, orientata, tra l’altro, alla riduzione delle bollette e alla necessità di investire «molto di più» sull’energia pulita e rinnovabile.
Poi invita a reagire all’emergenza climatica. «Dobbiamo attrezzarci, reagire e prepararci perché siamo estremamente esposti e più a rischio sono le persone più fragili, gli anziani e quei lavoratori e lavoratrici che anche davanti alle ordinanze ogni tanto, purtroppo, affrontano ugualmente il pericolo perché non possono rinunciare a una giornata di paga. Anche questa è sicurezza sul lavoro».
Diritto alla salute
Altro pilastro del programma progressista, il diritto alla salute: «La sanità pubblica è minacciata da tagli e privatizzazioni, la destra vuole un sistema a misura di portafoglio, cinque milioni di cittadini a basso reddito rinunciano a curarsi e il loro numero è aumentato bruscamente nell’ultimo quadriennio a causa di politiche sbagliate e classiste. Oggi l’attesa per fare una mammografia può arrivare all’anno e mezzo mentre le fragilità sono abbandonate al loro destino. Sia chiaro, noi difenderemo con ogni mezzo il servizio sanitario pubblico voluto da una donna straordinaria, cattolica democratica e partigiana, Tina Anselmi di Castelfranco, la città dove l’8 giugno abbiamo raccolto una splendida vittoria».
Stavolta il consenso è scrosciante, e i dirigenti padovani più vicini alla leader – Alessandro Zan e Vanessa Camani in primis – alimentano il battimani. Poi, il coniglio dal cilindro, la mossa destinata (nelle intenzioni almeno) a incrinare l’inverno demografico nel segno della parità di genere: «Vogliamo equiparare i mesi di sospensione dal lavoro per le madri e i padri e portare la copertura stipendiale dall’80 al 100%, così da superare l’alternativa drastica tra famiglia e carriera».
L’iniziativa, denominata congedo paritario, è condivisa dell’intero ventaglio progressista («La prima firma il calce al progetto è la mia») ma – pur in assenza di contrasti parlamentari insormontabili –a bloccarne l’iter ha provveduto la Ragioneria generale dello Stato, lesta a giudicare “inidonea” la copertura finanziaria prevista, imponendo così al centrosinistra una nuova formulazione.
Che altro? Una promessa alle imprese: «Una volta al governo, azzereremo la burocrazia a chi investe nelle tecnologie avanzate».
Si vedrà, si vedrà.
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