Sondaggi, Fn aggancia la Lega: per Swg il sorpasso è plausibile
L’analisi di Rado Fonda sul Carroccio verso lo sprofondo: «Due strade per il Carroccio: l’estrema destra o la linea di Zaia e Fedriga»

Quando i suoi gli dicevano di «stare attento a quello là, Vannacci», lui, Salvini, faceva spallucce e lo teneva ancora più vicino. Prima ospite agli eventi di partito più importanti, poi candidato in Europa per la Lega (ma ancora senza tessera in tasca), infine nominato persino vicesegretario federale. E adesso «quello là», Roberto Vannacci, ex generale della Folgore, gli sta col fiato sul collo. Si è fatto il suo partito e lo ha chiamato Futuro nazionale, tanto per chiarire agli ex compagni di schieramento il suo interesse per i temi territoriali. E ora, dopo aver condotto una campagna acquisti a tappeto tra i militanti già accasati altrove, punta dritto ai voti.
«Tanto che i più intransigenti nel respingerlo non sono tanto gli elettori, ma i partiti stessi», precisa Rado Fonda, head of research di Swg, la società autrice del sondaggio che da ieri impazza tra le chat di mezzo centrodestra. E sondaggio che, in sostanza, dice due cose. La prima: se si andasse al voto domani, senza Futuro nazionale l’attuale coalizione di governo rischierebbe di perdere le elezioni. La seconda: la Lega sta sprofondando.
Gli esiti del sondaggio
Nonostante il mezzo passo indietro rispetto alla settimana scorsa (-0,4%), FdI rimane il primo partito (27,9%), seguito da Pd (22,1%) e M5S (13,3%). Poi c’è Forza Italia (7,2%), che stacca la Lega (5,3%) di quasi due punti. Sopra si colloca Avs (6,5%). Ma, soprattutto, pari al Carroccio c’è Futuro nazionale: a sua volta al 5,3%, ma cresciuto dello 0,5% in una settimana; mentre la Lega, nello stesso periodo, è tornata indietro (-0,3%).
Passando ai numeri assoluti, significa pure questo: con la percentuale di voto attuale, alla Camera, la Lega scenderebbe dai 66 deputati ottenuti nel 2022 a poco più della metà, di cui solo una quindicina come quota proporzionale e il rimanente numero di seggi derivante dai collegi uninominali, presumibilmente nel Nord Italia.
Verso il voto politico
Ma quella che porterà al voto è una strada lastricata di ipotesi. Il dubbio sulla presenza di Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra, il dubbio sulla finestra elettorale – la primavera o l’autunno 2027; se non addirittura già l’autunno 2026 – il dubbio sulla legge elettorale che verrà applicata.
Stando sempre ai sondaggi, «Fn potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia», fa presente Fonda. E quindi, «inserito in una coalizione di centrodestra, garantirebbe un vantaggio di 2,5 punti. Altrimenti, fuori dalle alleanze, farebbe prevalere il centrosinistra degli stessi 2,5 punti».
I vari azionisti della coalizione – FdI, FI e Lega, ciascuno per motivazioni specifiche e diverse – hanno già fatto sapere la loro indisponibilità a trattare. Ma si sa che le vie della politica sono infinite. E intanto Roberto Vannacci è deciso a batterle tutte. «È vero che, in questo fine settimana, il suo partito ha goduto di un’esposizione mediatica molto forte. Ma Fn è cresciuto tanto e in poco tempo. Per adesso rischia di essere un consenso fragile, e tutto da consolidare; ma è un trend in salita che dura da settimane, mentre parallelamente il Carroccio continua a calare. Quindi, sì, il sorpasso è plausibile», ammette il sondaggista di Swg.
Il futuro della Lega
Uno cala e l’altro cresce. Tendenza che si può spiegare con il principio dei vasi comunicanti. «Più del 50% degli elettori di Vannacci è composto da ex leghisti», ammette Fonda, «mentre la restante metà si divide tra simpatizzanti di FdI e cittadini che da tempo non andavano a votare». La Lega ha due strade per provare a risalire la china: «Può cercare di riconquistare i voti persi con il generale, correndogli dietro». Radicalizzandosi, quindi; spingendosi a destra, mentre la tempesta va in tutt’altra direzione. «Scenario difficile, per un partito di governo», ammette Fonda.
E allora c’è l’altra strada. Che è quella di cui le pagine di giornale, da settimane (se non da prima), son piene. «Collocarsi su posizioni più moderate, prendendo le distanze dalla destra populista», dice Fonda, «avvicinarsi alle richieste di Zaia e Fedriga». Gli amministratori del Nord, che da mesi cercano più centralità nella galassia del partito. «Significherebbe perdere definitivamente quella parte di elettori di destra che guardano interessati a Vannacci. Ma, allo stesso tempo, riconquistare quanti, allontanatisi da un partito confuso, erano migrati verso FdI e FI».
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