Lega, niente patto del Nord: salta il Consiglio federale

Lunedì sera la cena di sottoscrizione a Milano, invitati ma assenti Zaia e Fedriga. Fontana: «Salvini ci spieghi la revisione per il futuro»

 

Laura Berlinghieri
Zaia e Fedriga nel maggio 2025 al Festival delle Regioni e delle Province autonome (Foto dal profilo Fb di Fedriga)
Zaia e Fedriga nel maggio 2025 al Festival delle Regioni e delle Province autonome (Foto dal profilo Fb di Fedriga)

 

«Il segretario ci aveva detto che mercoledì ci sarebbe stato un nuovo federale, siamo in attesa della convocazione». Così, lunedì su Sky Tg24, Attilio Fontana, sornione. Conscio che l’appuntamento in programma domani – quello per annunciare il rimescolamento delle vicesegreterie del partito – non ci sarà.

Il consiglio federale saltato

Da Roma (anzi, da Milano) danno la colpa agli amministratori – leggi Zaia – che avevano annunciato la propria diserzione. Ma la lettura fatta a queste latitudini è ben diversa: si parla, piuttosto, del mancato raggiungimento di un accordo, e quindi del tentativo di tirare la palla in tribuna per evitare l’appuntamento con l’ammissione della disfatta.

Le posizioni degli attori in campo sono note. Quello che chiedono gli amministratori del Nord è una revisione dello statuto del movimento, che avvicini l’organizzazione del Carroccio a quella del partito confederale tedesco Csu-Cdu. Detta più semplicemente, serve «un evidente cambio di passo. Tornare a essere la Lega che fa la Lega», con le parole di Fontana. Lunedì pomeriggio a parco Sempione, a Milano, è persino apparso uno striscione che recitava: «Grazie Matteo. Ma... Zaia segretario ora».

La revisione dello statuto

Se ne parla, ma poi manca lo scatto in avanti. E intanto, un paio di sere fa, alla festa di Spirano (Bergamo), si è visto Salvini applaudire il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, mentre dal palco parlava di «Lega, che è una sola». E se lo dice persino un lumbàrd tra i più tosti.

Nei corridoi della politica si racconta anche questo: del gran rifiuto opposto da Zaia all’offerta del ruolo di vice con delega alla revisione dello statuto. Ma chi gli è vicino smentisce. Anche perché, di revisione dello statuto, Salvini proprio non vuole sentire parlare.

Con buona pace anche per le speranze di Fontana, che, forse nel tentativo di mettere alle strette il suo segretario – «Serve una sterzata alle politiche messe da parte dalla Lega» – lunedì ha citato un fantomatico testo con cui «Salvini intende riorganizzare il nostro movimento». Dando più attenzione al Nord, magari, con l’individuazione di figure – i famosi vicesegretari, appunto – deputati a occuparsene specificamente, ma senza passare da modifiche sostanziali. Sarebbe dunque questo lo schema nella testa del numero uno federale: attenzione ai territori settentrionali, ma senza formalizzare vere e proprie revisioni.

La cena blindata

Gli argomenti oggetto della cena blindatissima, e da mille e una notte, a cui Salvini ha preso parte ieri, insieme al ministro Giancarlo Giorgetti e allo stesso Fontana. Invitati, ma assenti, Zaia e il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, persuasi nei giorni scorsi a restare uniti anche nel declinare l’offerta di vicesegretari con speciale attenzione alla questione del Nord. Mentre, seduti ai tavoli delle Officine del volo di Milano, c’erano più di 300 tra amministratori delegati, imprenditori, manager e professionisti.

Arrivati da tutta Italia, Veneto e Friuli Venezia Giulia compresi; e chiamati, da un lato, ad ascoltare le aspettative di Salvini riguardo al futuro del partito e, dall’altro, a pagare (e profumatamente) la cena: si parla di cifre a tre zeri. Che sia per il conto in banca o che sia con la prospettiva delle prossime elezioni politiche, la Lega punta sui numeri.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est