«Mogliano, ora o mai più»: la rivolta nelle chat della Lega, avvicinandosi al raduno
Salvini attendista, non ha ancora convocato l’appuntamento del 4 e 5 luglio. Marcato: «Abbiamo annacquato le nostre idee, Fedriga è bravo ma non basta»

Per il 4 e 5 luglio, fuori dall’hotel Move di Mogliano, c’è chi ipotizza persino l’arrivo dei trattori. E se non ci saranno quelli, quantomeno qualche striscione. Per fare capire al Capitano lì dentro, e alla sua squadra, che questa Lega, così com’è, non va bene.
«Qua, ragazzi, spetta a noi esser decisi il 4 e 5. Ma in massa, non quattro gatti. Adesso è il momento di non ritorno», il messaggio, dalla firma di peso, inserito nella chat dei segretari di sezione della provincia di Treviso. E allora forse non è un caso, si dice, che Salvini non si sia ancora deciso a distribuire gli inviti per il raduno del partito. Temendo un’imboscata – anzi, un ammutinamento – che avrebbe il sapore dei titoli di coda.
Marcato: «Torniamo Lega»
La lettura è del “solito” Roberto Marcato. Uno che il dna leghista non l’ha mai nascosto né tradito: «Abbiamo annacquato troppo la nostra identità e il nostro messaggio. E così gli elettori non ci riconoscono più. Non basteranno Luca Zaia o Massimiliano Fedriga a salvarci».
Diceva così, all’indomani della prima riunione del nuovo tavolo di coordinamento territoriale voluto da Matteo Salvini per giustificare i «lavori in corso» di cui lo stesso segretario federale aveva parlato nei giorni scorsi.
Nessun cambio nel giro della segreteria, come si era ipotizzato, ma soltanto la costituzione di questo nuovo organismo, vocato a diventare collante tra le richieste della base e l’azione politica.
Si è riunito per la prima volta due sere fa – presenti, da Nord Est, Luca Zaia, Alberto Stefani, Massimiliano Fedriga e Mario Conte – in un clima raccontato come «sereno». Si rincontrerà la settimana prossima, per esaminare con più attenzione i temi elencati alla prima uscita: il piano casa, i costi energetici, la sanità, fino all’autonomia, che è «madre di tutte le battaglie».
Romeo contro i deputati
Su questo i leghisti provano ad andare d’accordo, ma su poco altro. Per esempio, risale sempre a due giorni fa la comunicazione recapitata dal segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo ai 14 deputati del suo stesso partito e della sua stessa regione, che gli avevano spedito una lettera dai toni piuttosto piccati, per chiedergli di essere ammessi alle riunioni del direttivo lombardo – anzi, del «Consiglio regionale della Lombardia», ha fatto notare lo stesso Romeo, sottolineando la sbavatura. Nessun problema, ha replicato il segretario, a organizzare «un momento di confronto».
Ma non di più; per evitare che le stesse pretese possano essere poi avanzate pure da «senatori, consiglieri, assessori regionali, sindaci e altre figure istituzionali e organizzative del movimento, con il rischio di snaturare e svuotare di significato le prerogative attribuite a coloro che fanno parte del direttivo per elezione o per funzione e che, proprio per questo, sono chiamati ad assumersi specifiche responsabilità».
Botta e risposta che sarebbe un errore derubricare a semplici schermaglie all’interno del partito; ma che piuttosto rappresentano due modi opposti di interpretarlo, il partito. Con i deputati fedeli alla linea del segretario che si collocano da una parte e i nostalgici del «sindacato dei territori» dall’altra.
Il futuro di Fedriga
E tra i nostalgici ci sono chiaramente gli amministratori del Nord. Che tra loro non fanno che parlare; ma che poi, incalzati a manifestarle, queste idee, preferiscono ritrarsi. Di questi, ce n’è uno che potrebbe diventare primus inter pares: Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia. C’è chi vola già con la fantasia, immaginando per lui un futuro da leader. Per il momento, Salvini si accontenterebbe di convincerlo ad accettare il ruolo di portavoce del tavolo.
«Possibile che ce la faccia», concede Marcato, «ma comunque non cambierà lo stato delle cose. Perché Fedriga è una persona per bene e preparata. Ma non basta un’operazione di maquillage, puntando soltanto sui nomi: la Lega deve tornare a fare la Lega». E invece, evidentemente, non la fa. Non organizza nemmeno più le feste di paese. «Si figuri che sono stato invitato a una festa in Lombardia. Mi tocca migrare...» scherza ancora Marcato.
E Fedriga? Ieri dall’inner circle di Zaia c’era chi si affrettava a garantire la solidità dell’asse del Nord. «C’è qualcuno che dice che i rapporti tra Fedriga e Zaia sono tesi, ma non è così». Se il fronte dei governatori si dovesse sfaldare, per i rivoltosi sarebbe la fine. Ma, almeno al momento e nonostante le picconate dei salviniani, l’asse regge.
Fino a Mogliano, certo. Il giorno della verità, c’è chi è pronto a scommettere.
L’ennesimo.
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