Mattarella bacchetta i due poli: «La legge non si piega ai casi»
Il Presidente ai politici: «Tensioni elettorali e aggressività verbali non distolgano dai problemi»

Il caso Roggero, scontri in Val di Susa, piaga dell’astensionismo, clima avvelenato di una campagna elettorale prematura: parole che pesano come pietre, quelle di Sergio Mattarella, levigate da una pacatezza espressiva d’altri tempi.
Quando il presidente della Repubblica parla, gli altri tacciono, si usa dire per rimarcare la solennità del verbo della più alta carica dello Stato. E quando il presidente in questione è anche a capo del Csm, con un cursus honorem che intreccia la sapienza di giurista a quella di ex democristiano, le sue parole vanno attentamente interpretate: nel caso del saluto alla stampa parlamentare per la annuale cerimonia di consegna del Ventaglio al Quirinale, il capo dello Stato ne ha pronunciate alcune, che dovrebbero far drizzare le orecchie a più di un leader di maggioranza e minoranza.
Leggi ad personam
Senza tirarsi indietro rispetto al caso di cronaca che ha spaccato il paese, e che lo ha pure costretto a ricordare al Guardasigilli a chi spetti il potere della Grazia in Italia, Mattarella ha scandito un concetto che dovrebbe scoraggiare qualsiasi iniziativa di legge impropria rispetto all’interesse generale. «In una società civilmente ordinata – è il suo pensiero – rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge».
Ergo, si può dedurre un richiamo a quanto fatto invece dal gioielliere piemontese, condannato per aver inseguito e ucciso i rapinatori fuori dal suo negozio. «Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato».
Ecco, di fronte alle ipotesi emerse queste settimane, ultima quella evocata dal presidente del Senato La Russa, che pur riconoscendo la correttezza della condanna ne ha criticato la portata, ravvisando l’esigenza di una norma che disciplini l’eccesso colposo di difesa, il capo dello Stato sembra invitare i legislatori a soprassedere da normative ad personam. Perché le leggi non vanno adattate al singolo caso. E ciò suona come un richiamo a Meloni, Salvini e Tajani, detentori pro-tempore del potere legislativo.
Violenza e condanne tardive
Non meno netta la denuncia di quanto lo spettacolo degli scontri in Val di Susa contro la Tav richieda prese di distanza immediate, convinte e prive di alcuna sfumatura. «Quanto avvenuto sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione, né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi».
Il Presidente non fa nomi, ma non sarebbe difficile scorgere una tirata d’orecchi a chi, tra i leader dell’opposizione, ha tardato a condannare quei comportamenti, prestando il fianco alle accuse di fiancheggiamento lanciate strumentalmente dalla destra. «La violenza – ha aggiunto Mattarella tanto per essere più chiaro ancora verso tutti quelli che hanno indugiato in atteggiamenti assolutori – è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica».
Slogan e voto anticipato
È questo forse il punto più delicato, poiché si intreccia con le analisi che vedono nelle polemiche sollevate da destra e sinistra, tentativi di celare le relative debolezze: dal lato del governo, che distrae l’attenzione della pubblica opinione su temi securitari, magari per coprire le scarse risorse per riforme sociali e misure economiche; e dal lato delle opposizioni, che preferiscono coprire con le barricate erette contro questo o quel provvedimento, un’inadeguatezza lampante a ricoprire un ruolo di alternativa di governo del paese credibile.
Con i suoi toni morbidi ma duro nella sostanza, Mattarella si augura che «la vita politica interna del nostro Paese si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e a mio avviso, anche controproducente». Come a dire, urlare non serve a convincere nessuno, anzi allontana i cittadini dalla politica. Specie quando tali scontri all’arma bianca conditi da slogan ad effetto risultino prematuri rispetto al decorso della legislatura, che potrebbe terminare tra un anno e anche oltre. «Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – dice il presidente – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni» .
Il cruccio astensionismo
Anche perché – ed è la chiusa che racchiude tutti i precedenti concetti – il più importante problema che mina le basi della democrazia è rappresentato drammaticamente dal partito più numeroso d’Italia, quello dell’astensione dal voto, visto che ormai quasi metà del paese non esercita più un diritto civile. «Non nascondo la preoccupazione per il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto. Fenomeno che, affrontando il tema elettorale, dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto». E quale miglior augurio di buone vacanze ad una classe politica che spesso alimenta questo vulnus, poteva esprimere Mattarella?
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