Slalom Autonomia: l’incognita delle elezioni sul voto decisivo

Difficile che l’iter si concluda entro marzo. I governatori hanno chiesto che tutti gli step fatti restino validi anche nella prossima legislatura

Carlo BertiniCarlo Bertini
La Camera dei deputati (foto Ansa)
La Camera dei deputati (foto Ansa)

E ora che l’Autonomia in formato bonsai dopo il via libera delle Camere alle intese Stato-Regioni è stata celebrata in pompa magna come acquisita, che succederà? Davvero si può considerare un successo da sbandierare ai soci ordinari militanti (s.o.m.) con diritto di voto e di urla a Pontida? Oppure la via Crucis di questa mini-riforma è tutto fuorché terminata?

Se lo chiedono non solo i leghisti, ma quei cittadini che già sperano cambi qualcosa sulle liste di attesa per una visita medica, quei gondolieri curiosi di sapere se faranno parte di un nuovo ordine professionale, così come quei sindaci ansiosi di capire se potranno attivare i soccorsi della protezione civile in tempo reale senza passare dal via libera dello Stato-padrone, quando arriveranno le bombe d’acqua dal cielo autunnale.

L’iter

Ebbene, purtroppo il voto delle Camere ha chiuso solo la Fase uno, ma ora la trafila prosegue e si entra in una Fase due.

Sotto il profilo politico, la questione si può ridurre così: per portare a termine il percorso non si può andare alle urne anticipate in aprile, cioè tra otto mesi: come ha ammesso Giancarlo Giorgetti, bisogna arrivare a fine legislatura, ci vuole tempo.

Il ministro dell’Economia, sa quel che dice anche perché è colui che deve aprire i cordoni della borsa, quando si capirà il costo di questi passaggi di funzioni da via XX Settembre ai vari palazzi Balbi, Pirellone, Lloyd Triestino, sedi delle Regioni.

A chi giova

E tutto ciò porta dritto a una domanda: Giorgia Meloni avrà voglia di portare a termine questa riforma? Ne ricaverebbe un tornaconto politico? Dovrebbe infatti costringere tutta la sua compagine di eletti a salvare il soldato Salvini con un voto a maggioranza assoluta, senza assenze ingiustificate, nemmeno quelle degli eletti del sud che non gradiscono affatto una riforma che penalizza le loro regioni.

Ma non è neanche detto poi che il Capitano possa evitare di scivolare nel fossato, con i sondaggi che già vedono la sua Lega sorpassata di due lunghezze dal carro armato del Generale. Paura vuole però che per frenare l’Opa di Vannacci sulla sua coalizione, Meloni le dovrà provare tutte. Perché se la Lega non riuscisse a chiudere il cerchio neanche stavolta, senza Autonomia, senza pensioni aumentate, senza una pietra posata per il Ponte, come potrebbe risalire la china?

I tempi

E per capire cosa vuol dire Fase due in termini di tempo, basta dare uno sguardo a una slide che gira negli uffici del ministero per gli affari Regionali di Roberto Calderoli, intitolata “Iter di un’Intesa Governo-Regione”.

Uno scheduling da cui si capisce che le ultime tappe del giro d’Italia dell’Autonomia saranno le più dure, al pari delle scalate dolomitiche. Le prime cinque sono state già archiviate con la Fase uno: il processo parte da 0) Iniziativa regionale, ovvero la richiesta di ogni regione di condizioni particolari di Autonomia; 1) il Negoziato tra governo e regione; 2) Il primo via libera del consiglio dei ministri, che approva un’intesa preliminare; 3) nei due mesi successivi il parere della Conferenza unificata; 4) altri 90 giorni per avere gli atti di indirizzo delle Camere.

Ed è questo il punto cui si è arrivati, con il voto di Senato e Camera della settimana scorsa. Ma poi la via Crucis continua: 5) Conclusa la fase dei pareri, il presidente del Consiglio stila uno schema di intesa definitiva. E si passa alla Fase due, in cui al punto 6) ogni Regione deve approvare l’intesa definitiva; 7) entro 45 giorni il consiglio dei ministri vara un Disegno di legge di approvazione allegando l’Intesa; 8) la parola a quel punto passa di nuovo alle Camere, che devono dare un parere favorevole al Ddl con il voto del 50 per cento più uno degli eletti, ovvero della maggioranza assoluta; 9) solo a quel punto – si legge nello schema di Calderoli – il percorso di devoluzione è concluso.

La strettoia

Per la Fase due, volendo essere ottimisti, si può ipotizzare che il governo vari in fretta e furia gli schemi di intesa definitiva; che entro settembre le Regioni abbiano approvato le relative intese (il Veneto farà così).

A quel punto, il governo ha 45 giorni per deliberare e approvare il relativo disegno di legge; ma anche se venisse trasmesso alle Camere in ottobre, in piena sessione di bilancio, prima di gennaio 2027 difficile che le commissioni economiche e di merito si mettano al lavoro per approvare qualunque cosa.

Le incognite

Si dirà: ma già il lavoro istruttorio è stato fatto e si può andare a spron battuto. Sempre che gli eletti nel meridione non si mettano di traverso, che la volontà politica di FdI e Forza Italia si sgonfi a ridosso delle urne per paura di irritare i cittadini del sud; e comunque vada, a fine marzo sarebbe quasi impossibile aver concluso tutto, sempre che Giorgia decida davvero di arrivare fino in fondo. Insomma, salvo sorprese, l’Autonomia può attendere.

Ma i governatori del nord hanno strappato a Calderoli una piccola promessa: che tutti i vari step restino validi anche per la prossima legislatura. Cioè che i vari atti espletati non vadano perduti. Della serie, domani è un altro giorno…

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