Lega, verso una cabina di regia dei territori con il gelo dei governatori del Nord

Zaia e Fedriga perplessi per lo schema disegnato dal Capitano: non è il cambiamento invocato. «Bisogna saper ascoltare il Nord»

Christian Seu
Matteo Salvini con Fedriga
Matteo Salvini con Fedriga

Ci prova Matteo Salvini, a tenersi stretta la Lega. C’è da rintuzzare l’assalto di Futuro Nazionale, premiato dai sondaggi a tal punto da far temere in casa Carroccio il clamoroso sorpasso dell’ex figliol prodigo Vannacci. Ma c’è, soprattutto, il fronte interno da ammansire, quel Nord che - via dal nome e dal simbolo del partito - ha più volte negli ultimi anni denunciato di sentirsi dimenticato dai vertici federali.

Serve un cambio di passo e serve subito, considerato come la clessidra della legislatura parlamentare stia inesorabilmente stillando gli ultimi granelli di sabbia. Sabbia come quella mobile in cui vuole evitare di finire il segretario e vicepremier, chiamato a riorganizzare il partito con una forma che accontenti i malpancisti e allo stesso tempo consenta alla componente salviniana di mantenere quel margine di manovra decisionale fondamentale quando all’orizzonte si profilano sfide elettorali cruciali, a partire dalle Politiche.

La segreteria non si tocca

La strada verso il cambiamento è lastricata di intenzioni che rischiano di restare tali: Salvini ha fatto capire di non voler toccare né lo statuto della Lega, né l’architettura della segreteria, propenso piuttosto a intervenire istituendo «una cabina di regia dei territori e delle autonomie» formata da «governatori, alcuni ministri, i capigruppo, presidenti dei Consigli regionali, presidenti di provincia, sindaci e amministratori», come ha raccontato il leader leghista in un colloquio con il Corriere della Sera.

Si parla chiaramente di Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, ma anche del sindaco di Treviso Mario Conte; sempre che i diretti interessati siano d’accordo, è chiaro. «Con questo organismo ascolterò ancora di più i territori e gli amministratori come dice giustamente il governatore Fontana», ha aggiunto Salvini.

Il comitato ristretto

Una sorta di comitato ristretto “altro” rispetto alla segreteria, organo consultivo e decisionale che, nelle idee di Salvini, dovrebbe favorire il dialogo con chi oggi lamenta scarsa attenzione.

Una proposta che, a dirla con un eufemismo, non scalda i cuori del fronte del Nord. Luca Zaia non parla. E anche Massimiliano Fedriga sceglie di non commentare.

Ma dall’inner circle dei governatori del Nordest e in particolare da quello del presidente del Friuli Venezia Giulia filtra chiaramente una buona dose di meraviglia per le dichiarazioni del leader, soprattutto per quel «né Zaia né Fedriga si sono fatti avanti» per il ruolo di vicesegretari. Non tanto per le richieste di ruoli in sé, quanto per quella domanda di «vero cambiamento» avanzata a più riprese, anche nell’ultimo, animato Consiglio federale, da Fedriga e Zaia in primis.

La cabina di regìa

Proposte che si sono schiantate su quello che i fautori del cambio di marcia non esitano ora a definire «muro» eretto da Salvini e dai maggiorenti del partito vicini al ministro dei Trasporti. E in fondo la proposta della cabina di regia viene letta proprio così, come l’ennesimo tentativo di rinviare sine die ogni progetto di reale riorganizzazione interna al partito.

Progetto che era effettivamente sul tavolo: se n’è parlato nelle ultime settimane, a più riprese, quando l’ipotesi di una doppia vicesegreteria sembrava destinata a decollare, arenatasi per diversità di vedute sui livelli di operatività e sulle deleghe da distribuire ai designati. Servirà tempo, insomma, per arrivare alla quadra agognata da Salvini.

Quel che è certo è che dopo lo slittamento del Consiglio federale che si sarebbe dovuto tenere ieri (rinviato proprio nell’impossibilità di arrivare a qualcosa che anche soltanto si avvicinasse a un accordo) difficilmente il punto di caduta sarà individuato prima del 4 e 5 luglio, date in cui il Carroccio si ritroverà in ritiro a Mogliano, per una due giorni di riflessione e discussione fortemente voluta dallo stesso segretario con l’obiettivo di serrare i ranghi e preparare in un clima di maggior serenità la lunga corsa alla contesa elettorale che vede la Lega rincorrere gli alleati, a distanza siderale da FdI e con una forbice che si fa sempre più ampia - secondo i sondaggi - pure da Forza Italia.

Il bene del partito

«Di sicuro c’è bisogno di trovare un’intesa per il bene del partito e di altrettanto certo c’è che i territori hanno espresso la richiesta di maggior ascolto», sottolinea Graziano Pizzimenti, deputato friulano e componente del Consiglio federale leghista. «Che ci sia dibattito nel partito è un buon segnale: certo è che la discussione deve portare a qualcosa, per il bene di chi si riconosce nella Lega», sottolinea ancora l’ex assessore regionale ai Trasporti del Friuli Venezia Giulia, auspicando di vedere il barometro dell’unità del Carroccio volgere finalmente al sereno.

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