La Lega verso Pontida con la richiesta di un congresso straordinario

Le fibrillazioni a lungo covate sotto la cenere, dopo l’uscita «liberi tutti» di Fontana: i rappresentanti di Nordest e Lombardia vogliono andare al vedo proprio all’evento dell’anno

Filippo Tosatto
Matteo Salvini cinto d'assedio, ma ha tutti gli strumenti per difendersi
Matteo Salvini cinto d'assedio, ma ha tutti gli strumenti per difendersi

Giorni di passione leghista tra notti insonni, contatti privati, trattative sotto traccia. Il timore dell’implosione spinge Matteo Salvini ad esplorare le chance di tregua e pacificazione con l’opposizione nordista: in queste ore, attraverso più emissari, il segretario e vicepremier ha avvicinato Attilio Fontana, proponendo ai presidenti un incontro in tempi ravvicinati, preceduto, magari, da generiche “concessioni” al rinnovamento.

Difficile ricucitura

Il governatore di Milano, divenuto una sorta di portavoce della fronda, si è riservato un cenno definitivo, trasmettendo il messaggio ai soci: la valutazione è in corso ma appare assai improbabile che il rendez-vous abbia luogo. Perché il contrasto iniziale ha assunto ormai il tenore dello strappo e investe la leadership, il programma, la linea politica, l’assetto organizzativo.

L’essenza, insomma, di ciò che rimane di un Carroccio traballante, inseguito da sondaggi funesti, “condannato” alla prima pagina dagli incessanti conflitti interni che oscurano ogni velleità propositiva. Al riguardo, i tentativi di compromesso non hanno sortito effetti e del fatidico “tavolo dei territori”, destinato a includere governatori e sindaci nel processo decisionale, si è persa rapidamente traccia.

Congresso straordinario

Qual è, allora, il disegno coltivato da Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, Massimiliano Romeo? Fonti attendibili riferiscono che, in assenza di novità decisive, il 20 settembre i rappresentanti della Lombardia e del Nordest convergeranno a Pontida per denunciare alla platea dei militanti la vana rincorsa al generale Vannacci, ribadire l’urgenza di un cambio di rotta, sollecitare formalmente la convocazione di un congresso straordinario a sedici mesi dal precedente, celebrato a Firenze e concluso dalla conferma per acclamazione del Capitano. Tale richiesta, però, esige l’adesione della metà più uno dei delegati, eletti a breve dai congressi provinciali in calendario in tutta Italia.

In partenza, la tornata autunnale arride ai dissidenti nelle città lombarde e in Trentino; appare in bilico nelle federazioni del Friuli Venezia Giulia; si annuncia favorevole all’ala salviniana nella terra del Leon grazie al blocco rappresentato da Alberto Stefani, i parlamentari, gli amministratori regionali, i signori delle tessere.

«Ma il vento è cambiato e la caduta del consenso incrinerà i vecchi equilibri», replicano i veterani di fede zaiana, lesti a segnalare come l’emergere della nuova aggregazione “federalista e liberale” susciti l’interesse crescente di sindaci, attivisti di lungo corso, elettori autonomisti, categorie sociali sensibili al richiamo riformista.

La nuova formazione

Un’alternativa al sovranismo conservatore di via Bellerio, sì. Dai contorni ancora nebulosi ma cementata, passo dopo basso, nel confronto quotidiano dei partner. Che diventa sodalizio amicale tra Zaia e Fedriga, in prospettiva un’autentica diarchia capace di raccogliere consensi trasversali ben oltre il bacino d’appartenenza. Che confida nel (prudente) sostegno del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. Che sperimenta l’asse Fontana-Romeo.

Questi ultimi, stasera, saranno protagonisti di un duetto al Caffè della Versiliana di Forte dei Marmi; nell’occasione, il capogruppo dei senatori presenterà l’instant book dal titolo “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, diario politico di un viaggio nella base padana: «La prima grande consapevolezza da riacquisire», afferma «è che siamo un movimento, né di destra né di sinistra, ma animato da quel sano pragmatismo che ci fa stare vicino alla gente. Nasciamo così, un raccoglitore delle istanze locali fondato su libertà, autonomia, federalismo, comunità, buona amministrazione. Nel tempo ci siamo imborghesiti e troppo spesso chi, con coraggio, ha cercato di farci notare errori e sbagli, è stato visto come un nemico. Ma arroccarsi è il più grave dei peccati: la nostra mission è quella di custodire le identità territoriali per trasformare l’Italia in una Repubblica federale e il ritorno alle radici che non è nostalgia ma condizione per affrontare il domani».

Buoni propositi, si direbbe, che l’eurodeputata Susanna Ceccardi stronca senza esitazioni: «Scissioni? Ultimatum? Chi attacca Matteo ci danneggia, sono storie già viste, cercano solo poltrone».

C’è chi tratteggia uno scenario opposto. «Siamo alle scene da fine impero, il partito è diventato un’Arca di Noé costruita con un unico scopo: salvare una ventina di salviniani fedelissimi prima del diluvio elettorale. Tutti gli altri, i territori, gli ideali, la storia, la militanza, le battaglie di quarant’anni? Annegati».

La frecciata arriva da Alberto Villanova: speaker di maggioranza uscente a Palazzo Ferro-Fini, deluso dall’andazzo, non ha rinnovato la tessera. «Oggi assistiamo ad una corsa grottesca, la solita gara di post e genuflessioni social della guardia pretoriana per dichiarare fedeltà eterna al Capo», rincara «mentre l’equilibrista Stefani si trasforma nel perfetto don Abbondio della politica veneta».

Il pungente trevigiano riserva una speciale attenzione alla nuova idea federalista nordestina: «Ne condivido la filosofia e spero si traduca presto in un’iniziativa politica concreta, sono pronto a fare la mia parte, sarà una sfida ardua e appassionante».

Sipario? Quasi.

Perché Roberto Castelli, già ministro bossiano e oggi a capo del Partito popolare del Nord, si scaglia contro la Lega-Salvini Premier: «In questi quattro anni di governo, pur disponendo di deleghe importanti, non soltanto non ha aiutato l’economia settentrionale ma l’ha danneggiata pesantemente mentre il Mezzogiorno è cresciuto grazie alle fortissime iniezioni di denaro».

Vatti a fidare della fratellanza padana.

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