Terremoto Lega, i sindaci di Veneto e Fvg chiedono la svolta

Dai territori arriva la voce più forte a favore del rinnovamento interno: «Occorrono energie fresche, senza aspettare la fine dell’estate». In pochi blindano Salvini segretario

Filippo Tosatto, Valeria Pace
Fontana, Zaia e Fedriga
Fontana, Zaia e Fedriga

Esorcizzato dai leghisti di rito salviniano, il movimento federalista e liberale evocato dai presidenti settentrionali riaccende l’interesse del territorio.

In Veneto, così, si moltiplicano i segnali d’attenzione da parte di militanti, sindaci, simpatizzanti della causa autonomista, elettori delusi dalla deriva conservatrice del partito. Mail, chiamate, contatti personali: in molti esprimono a Luca Zaia la volontà di aderire alla nuova formazione, che ha contorni ancora vaghi ma risponde a un’esigenza di discontinuità sempre più diffusa.

A chi morde il freno, peraltro, il presidente dell’assemblea regionale veneta raccomanda «fiducia e pazienza», assicurando a breve una schiarita sul versante politico. L’allusione, con ogni probabilità, corre al raduno del 20 settembre sul pratone di Pontida, il redde rationem annunciato tra le anime rivali del Carroccio.

L’instant book

Con il capogruppo dei senatori e segretario lumbard, Massimiliano Romeo, lesto a dare alle stampe “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, un instant book dedicato al «grande desiderio di cambiamento che arriva dalla base» e non può essere ignorata dai vertici, «perché ci siamo imborghesiti e dobbiamo ritrovare l’identità smarrita per trasformare l’Italia in una Repubblica federale».

Al riguardo, il veterano Francesco Calzavara, consigliere a Palazzo Ferro-Fini e assessore al bilancio nella legislatura precedente, coglie l’urgenza di «un nuovo contenitore rivolto ai cittadini, amministratori, esponenti dell’impresa e del lavoro che non si ritrovano nell’offerta politica attuale» ma condividono il sogno dei tanti veneti che al referendum del 2017 hanno intrapreso un percorso democratico verso l’autonomia, animato da interpreti capaci di rappresentarlo al meglio».

Ovvero?

«Figure quali Zaia, Fedriga, Giorgetti, hanno dimostrato capacità e pragmatismo: un progetto riformista credibile, esteso all’intero Paese in una visione federalista, richiede il rinnovamento della classe dirigente e la rinuncia a messaggi contraddittori rispetto alle nostre radici».

Il fronte dei sindaci in Veneto

Sindaci protagonisti, allora. Attivi h24, come Diego Zanchetta di Gaiarine, che non esita a definire «interessante» la prospettiva in discussione e sollecita un approfondimento dei contenuti: «Stiamo attraversando una fase politica e amministrativa complicata, occorre comprendere con chiarezza qual è il traguardo e come dobbiamo muoverci».

Le acque agitate nel partito?

«La Lega ha perso un po’ di smalto», concede «e risulta meno incisiva nel filo diretto con i cittadini che ci aveva sempre contraddistinto. Forse abbiamo vissuto di rendita, forti del consenso acquisito, ma le famiglie ci chiedono certezze a confronto, dobbiamo ritrovarci al loro fianco». Tant’è. La cittadina trevigiana confina con il Friuli Venezia Giulia e la diversità di condizioni balza agli occhi: «Altro che proclami e promesse sull’autonomia, ci servono maggiori competenze, poteri più efficaci, risorse adeguate: a due passi da qui ci sono asilo gratuito e bonus casa pazzeschi, in Veneto invece siamo ostaggi di bandi surreali che premiano il dissesto e penalizzano i conti virtuosi, non so come riusciamo ad arginare l’esodo».

Il passo indietro sollecitato da più parti a Matteo Salvini?

«È indubbio che occorra una svolta, ma il segretario non è l’unico responsabile della flessione del consenso, condividiamo tutti una quota di errori e lui, non dimentichiamolo, a suo tempo ci ha trascinati al 34%, una percentuale che oggi appare stellare. Ciò detto, se i presidenti del Nord vogliono tornare alle origini, con Zaia e Fedriga al timone, io sarò in prima fila. Dico di più, qualora si configuri un’aggregazione davvero federalista e liberale, allora non saranno soltanto i sindaci leghisti a balzare sul carro». Di sicuro, l’eventuale schiera dei sodali includerà Alessandro Brait di Vazzola: «Avanti con Luca Zaia e ho detto tutto», il suo motto perentorio.

Dalla Marca al Vicentino: «La Lega esca al più presto dalla comfort zone o rischia di essere fagocitata da Futuro Nazionale», avverte Moreno Marsetti di Malo, primo cittadino e vicepresidente della Provincia, colpito di recente da un’attentato incendiario che ha distrutto la sua attività, «La nostra ragion d’essere è il sindacato del territorio ma il prevalere della linea nazionalista ha allontanato molti elettori. Zaia? È un grande amministratore, crede in un governo locale capace di rispondere ai bisogni della gente attraverso l’utilizzo virtuoso delle risorse. Sì, è l’ora di cambiare rotta».

«La rincorsa a destra si è rivelata perdente, estranea com’è alla nostra natura e allo stesso sentiment prevalente tra i veneti», fa eco Davide Faccio, a capo dell’amministrazione di Trissino «il paradosso è che il culmine nella diffusione del “senso comune leghista”, mai così trasversale, coincide col crollo di credibilità del partito. Ma un recupero è ancora possibile, Zaia e Fedriga hanno la stoffa dei leader, li invito a passare dalle parole ai fatti. Il federalismo è l’unica strada utile e il tempo della tattica è scaduto».

Qui Fvg: i big sottocoperta, i sindaci no

Il polverone sollevato dal governatore lombardo Attilio Fontana, che ha detto al Corriere della sera di non escludere un cambio della leadership del Carroccio, non spacca gli esponenti più in vista della Lega del Friuli Venezia Giulia: nessuno esprime prese di posizioni nette. Ma il punto politico emerge anche dal non detto: sono ancora meno quelli che si ergono a baluardo del Capitano Matteo Salvini, forse perché consapevoli degli esiti dei sondaggi.

Intanto, però, diversi sindaci e amministratori locali leghisti iniziano a schiarirsi la voce e chiedere un cambio di passo. Mentre il governatore Massimiliano Fedriga - dato per vicino ai sentimenti espressi da Fontana, e condivisi dal veneto Luca Zaia e dal trentino Maurizio Fugatti - rimane in silenzio, così come gli assessori regionali leghisti e il capogruppo in Consiglio Fvg.

Gli esponenti a Roma

Dai rappresentanti del Friuli Venezia Giulia a Roma arrivano dichiarazioni misurate con il bilancino. Il senatore e segretario regionale Marco Dreosto, ad esempio, si affida a una nota: «Le polemiche non fanno parte del Dna della Lega Fvg. Pensiamo a lavorare», afferma. Lega dei territori sì ma non quella del Nord contro quella nazionale, prosegue, dato che la Lega «oggi ha responsabilità nazionali ed europee». E poi, taglia corto, i ragionamenti si fanno nel «consiglio federale» e lì «porteremo il nostro contributo».

Opinione quest’ultima condivisa dalla viceministra all’Ambiente, Vannia Gava, che ritiene sì positivo un dialogo, ma uno «costruttivo e sui contenuti» e non uno fatto da attacchi sui giornali. Divisioni interne? «La Lega è una. Stimo moltissimo Matteo Salvini e Massimiliano Fedriga, tutti remiamo nella stessa direzione».

Simili le posizioni dei deputati Massimiliano Panizzut e Graziano Pizzimenti. Panizzut va al sodo: «C’è un direttivo federale, se qualcuno ha rimostranze le faccia lì». E la prospettiva, lanciata da Fontana, di un’associazione ampia e parallela al partito? «Non serve», afferma. Pizzimenti gli fa eco: «Esiste la Lega, punto». Ma, specifica, «non sono fedele a Salvini ma alla Lega».

Il rinnovamento

Le voci più forti a favore del rinnovamento, come detto, vengono dai territori. Soprattutto dagli amministratori locali, più concreti e più liberi, verrebbe da pensare, da logiche di palazzo. Come Daniele Moschioni, sindaco di Corno di Rosazzo, ma già deputato del Carroccio tra 2018 e 2022: «Salvini è un condottiero, ma forse in questo momento ci vorrebbe un po’ di energia in più, fresca, da qualcuno che abbia punti di vista nuovi». Lo dice professandosi un «leghista delle origini».

Loris Bazzo, sindaco di Carlino, diventato famoso in tutta Italia per la sua unione con il sindaco meloniano di Pordenone Alessandro Basso, è ancora più diretto: «È il momento di cambiare segretario, senza guardarsi indietro ma nemmeno aspettare la fine dell’estate».

Anche Paolo Polidori, sindaco di Muggia e già segretario provinciale di Trieste prende posizione: «Non dobbiamo aver paura di un cambiamento significativo», afferma. La vicesindaca di Trieste, Serena Tonel, leghista e vicinissima a Fedriga, a sua volta si espone: «La proposta di Fontana? Da approfondire», e aggiunge che il confronto all’interno di un partito «moderno» deve essere «costruttivo e dinamico».

Diego Bernardis, consigliere regionale isontino eletto nelle file della civica di Fedriga, rimane diplomatico: «Il confronto è sempre costruttivo, purché rimanga nei binari della dialettica, come è successo nel caso delle esternazioni di Fontana».

Pro Salvini

Se le segretarie provinciali di Trieste, Pamela Rabaccio e di Pordenone, Jessica Canton, usano la massima cautela e si dicono impegnate solo sul territorio, di tutt’altro segno è la reazione da Udine di Graziano Bosello. D’altro canto il suo stile è quello: «Non mi sono mai mascherato», spiega. La premessa è che «il dibattito è utile e costruttivo» ma «la Lega è la Lega, non ci sono correnti o associazioni interne» e i confronti, anche accesi, sono da fare «nel consiglio federale». E dunque adesso «è un’assurdità far fuori il segretario» ma va capito «chi può e come può coadiuvare il segretario rigenerando la nostra linea politica».

Cosa da fare urgentemente, tanto che auspica che «per i primi di settembre sia convocato un direttivo regionale». La ricetta per lui è di segno opposto al bon ton dei governatori: «Bisogna essere meno istituzionali e più politicamente sul pezzo, rispondere a tono». E fissa una deadline: «Il 20 settembre a Pontida voglio vedere un Salvini galvanizzato, non uno che fa una messa cantata sul pratone».

Altro uomo che sceglie la difesa di Salvini è il consigliere regionale triestino Giuseppe Ghersinich, che esprimerà sui social il suo pensiero. «Non è giusto» l’attacco a Salvini, ragiona, perché «le critiche andavano fatte al congresso nazionale, allora nessuno ha fiatato». Il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin non si sbilancia: «Qualunque sia il mio pensiero lo espongo all’interno delle riunioni di partito», taglia corto.

 

Che Vannacci abbia cannibalizzato la Lega è opinione comune alle due fazioni. Ma alcuni, come Bosello e Moschioni, ritengono quello di Vannacci uno scippo di idee della Lega, fatto «senza pagare il copyright». Altri invece vedono di cattivo occhio la rincorsa del generale e chiedono concretezza.

(testi di Tosatto per il Veneto e Pace per Fvg)

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