A Pontida il sogno di una nuova Lega scuote il popolo del Carroccio: «Solo Zaia può salvarci»

C’è la suggestione Cdu-Csu nel nome di Bossi. I nostalgici invocano il ritorno della Questione Settentrionale: «Salvini traditore, Giorgetti sia il garante». L'ipotesi: Zaia o Fedriga alla guida di una Lega Nord autonoma alleata con il "federale"

Laura Berlinghieri
Zaia e Fedriga a Pontida
Zaia e Fedriga a Pontida

Il vento che soffia della Lega del Nord porta con sé un sogno: due partiti, due Leghe. «L’eredità dell’Umberto mormorano i nostalgici, con gli occhi lucidi. Il testamento consegnato due settimane prima di morire all’amico di sempre, Giuseppe Leoni. E quindi mettere da parte i vecchi screzi, per riunirsi sotto un’unica bandiera e ricominciare.

Giancarlo Giorgetti, con la sua posa quasi statuaria, ieri ne è stato emblema e anticipatore. «Lui ne sarebbe il garante» tratteggia i ruoli Gianluca Pini: già deputato, già segretario della Lega Nord Romagna, tra i fondatori dei Barbari sognanti – la corrente per Roberto Maroni segretario federale – e orgogliosamente antisalviniano; «dal 2013», tiene a precisare.

Gli applausi e la commozione dei militanti per l'addio a Bossi

Giorgetti conosce alla perfezione il progetto, e ne è entusiasta. È il vecchio sogno, che ritorna, di replicare il modello Cdu-Csu bavarese. «Basterebbe riportare a congresso la Lega Nord» incalza Pini. Fosse niente. A Igor Iezzi, il commissario piazzato lì da Salvini, i leghisti “duri e puri” lo chiedono da anni: sette, quando ci fu l’ultimo congresso, appunto.

L'ultimo saluto a Bossi, il feretro accolto tra i cori a Pontida

Da allora, la Lega Nord è un partito dormiente: con un suo simbolo, un suo statuto e, soprattutto, venticinquemila iscritti.

«Ah, se si tornasse a parlare di questione settentrionale…», sul sagrato dell’abbazia di San Giacomo, prima, e sul pratone, poi, lo dicevano un po’ tutti. Antisalviniani: per la prima volta usciti allo scoperto, anche sul “suolo sacro” di Pontida.

Salvini? «Tra-di-to-re», scandiva il popolo del Nord, usando un lessico che sarebbe piaciuto al senatùr. «Zaia invece potrebbe salvare la Lega. Quando lo sento parlare della sua terra, da lombardo, mi emoziono» confida Walter Frigerio, da Erba.

E poi ci sono i veneti: Matteo Marchi e Riccardo Faccioli, da Verona. Piccoli imprenditori nel mondo dei trasporti e leghisti da oltre trent’anni. «Da quando la mattina uscivamo di casa e battevamo la provincia palmo a palmo, per affiggere i manifesti della Lega». Su quei muri, che, per Bossi, «sono i libri del popolo».

Giorgia Meloni al funerale di Bossi, i militanti gridano: "Secessione"

Altri tempi, altra Lega. «Manchiamo da Pontida dall’anno dell’ultima elezione di Zaia» ricordano ancora i due veronesi. «Fu applauditissimo, altro che quell’altro», dove quell’altro è Salvini.

E allora Zaia: immaginarne il futuro è ormai esercizio comune sui giornali. «Ma oggi ho avvertito una forza nuova» azzarda il solito Pini. Di “nuovo”, in questa suggestione, a dire il vero c’è ben poco. Perché il ritornello si ripete da tempo, e quindi Luca Zaia o Massimiliano Fedriga a capo della Lega Nord. Con l’altro da nominare segretario federatore, cerniera con la Lega di Salvini, che comunque perderà nel simbolo l’indicazione “premier”. Ufficialmente, non è ancora stata saggiata la disponibilità di nessuno dei due.

Ma è un futuro, almeno nelle intenzioni, già scritto, e al quale si dice che né Zaia né Fedriga si sottrarrebbe.

Ieri i due hanno parlato – di altro, c’è da scommetterci – sul sagrato di questo movimento in transizione. Proiettati verso un futuro finora sistematicamente sfuggito. Ma che forse, per questa Lega che non sa più chi è, è l’unico per salvarsi.

Riproduzione riservata © il Nord Est