Lega, nordisti sotto assedio: l’obiettivo è dividere il fronte
Ma Zaia e Fedriga promettono di restare uniti: no al ruolo di vicesegretari

Da una parte, divide et impera: il lavoro affidato alle seconde linee. Dall’altra, i tentativi di riconciliazione, di cui si sta occupando il segretario federale in persona. Provano così i salviniani ad avvicinarsi all’appuntamento di mercoledì prossimo del nuovo consiglio federale della Lega. Con una strategia divisa a metà e diretta verso finali opposti.
La prima: spaccare il fronte nordista dei governatori; mostrare fragile l’alleanza, in realtà da queste parti dipinta come granitica, tra il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e l’ex collega veneto Luca Zaia. La seconda: arrivare a una mediazione capace di accontentare un po’ tutti, o quantomeno di scontentare il meno possibile.
Separazione
Il timone dell’arrembaggio più audace è retto da Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e fedelissimo del segretario federale. Sua la firma della difesa più sperticata della linea di governo, mercoledì scorso.
E sempre lui, pare, il regista delle telefonate degli ultimi giorni dirette a Zaia e Fedriga: incoraggiamento ad accettare la proposta di Salvini – l’incoronazione a vice segretario federale – nonostante l’eventuale rifiuto del compagno d’avventura.
Se uno dei due dovesse accettare, disinteressandosi dell’altro, per i ribelli del Nord sarebbe la fine. Questo i salviniani lo sanno bene; ma lo sanno ancora meglio i diretti interessati, che, per questo, non vogliono nemmeno sentire la proposta.
Intanto, in questi giorni, continuano a telefonarsi – loro due, ma poi Attilio Fontana, Maurizio Fugatti – cercando di immaginare quello che potrebbe accadere al consiglio federale di mercoledì.
Appuntamento a Roma, pare. Per una riunione che non è ancora stata convocata, e alla quale non prenderà parte né Zaia né Fedriga, pur per ragioni diverse. «Motivi di famiglia», per il veneto, che non esclude la partecipazione da remoto, in caso di annunci sostanziali. E l’indisponibilità all’ennesimo e probabilmente inutile blitz nella Capitale, per Fedriga, che si limiterà a collegarsi dal computer. Chiaramente in attesa dell’inevitabile resa dei conti di Mogliano, ai primi di luglio.
Salvini prova a mediare
E in tutto questo c’è Salvini. Reduce dalla porta sbattutagli in faccia mercoledì scorso dai governatori – non è una metafora: Attilio Fontana se n’è andato esattamente così – punta al Nord e tenta la strada della mediazione.
Sarà dura, durissima, di fronte all’intransigenza dei due amministratori. Assolutamente contrari ad accettare un ruolo puramente formale e svuotato di contenuti: la vicesegreteria del partito, senza la garanzia del controllo nelle regioni del Nord, con tutto quello che ne consegue.
Non sarà sufficiente una semplice stretta di mano a tranquillizzarli, perché serve la rassicurazione formale, che dovrà necessariamente passare da una variazione dello statuto del partito. Insomma, l’esatto contrario di quanto detto dal segretario mercoledì scorso.
In poche parole, Salvini si muove tra due fuochi. Fino a pochi giorni fa, pronto a mettere mano all’organizzazione del partito, ma poi evidentemente avvicinato e dissuaso dai suoi.
Il calendario
E questa sera se la dovrà vedere con i lumbàrd più agguerriti di tutti: i bergamaschi. Atteso alla festa della “Lega pianura bergamasca” a Spirano. Profonda provincia, e profonda provincia antisalviniana, per inciso.
Occasione per saggiare la base e vedere da che parte sta. Soprattutto, capire se effettivamente il caso esploso mercoledì scorso sta avendo strascichi all’interno della platea dei militanti, o se il tutto è destinato a rimanere limitato entro le stanze della politica di governo.
In ogni caso, sarà un appuntamento di piacere, avvicinandosi al consiglio federale di mercoledì prossimo, quando l’atmosfera potrebbe non essere altrettanto gradevole.
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