La bozza di statuto di Fontana scuote di nuovo la Lega
Il presidente lombardo ha fatto girare in chat un progetto “liberale” ma precisa: «Non un partito ma uno spazio di confronto visto il malessere dei militanti» Proposta federalista nel nome di Salvemini. Informati anche a Zaia e Fedriga

A luci spente, tra indiscrezioni e smentite, la strategia autonomista dei presidenti nordisti nella Lega assume connotati più definiti. Nei giorni scorsi Attilio Fontana ha diffuso in una vecchia chat della Lega la bozza statutaria di un nuovo soggetto “liberale e autonomista”: svelato martedì dal Foglio, confermato dallo stesso governatore lombardo («Non è un partito però, semmai uno spazio di confronto a fronte del malessere dei militanti»), del progetto sono stati informati i partner istituzionali, da Luca Zaia a Massimiliano Fedriga, da Maurizio Fugatti e Giancarlo Giorgetti e Massimiliano Romeo (ma va anche precisato che la chat è larga e comprende anche Salvini).
Il progetto contiene l’esplicito riferimento all’eredità federalista di Gaetano Salvemini, lo storico e antifascista del Novecento capace di coniugare impegno politico e indipendenza di pensiero. Un’associazione dal respiro nazionale, riformista e laica, provvista di un segretario operativo e di una presidenza di garanzia. Fontana avrebbe spiegato di averla a sua volta ricevuta dalla base e sarebbe concepita come l’approdo capace di accogliere e dare voce a elettori, simpatizzanti, “frange di società” in fuga dal Carroccio.
Diagnosi
Al riguardo, la diagnosi dei nordestini è alquanto allarmata. Dai sondaggi sfavorevoli (Swg accredita un modesto 5, 5% con outlook negativo) e dai cambi di casacca, certo, ma ancor più dall’assenza di prospettiva, dall’abbandono di una rotta identitaria credibile, dalla rincorsa confusa all’estrema destra. E il fatidico modello bavarese, con la suggestione di una leadership in mezzadria tra via Bellerio e la macroregione settentrionale?
«Di Lega ce n’è una sola, non ne esistono due», è il refrain di Zaia, realista nell’accantonare disegni fantasiosi, accolti, en passant, alla stregua di un affronto da Matteo Salvini. Quest’ultimo ha provato a disinnescare il dissenso interno con un paio di mosse dall’esito controverso. Dapprima l’istituzione del “tavolo dei territori”, composto da dirigenti e amministratori associati alla formazione del programma e alla definizione delle priorità del governo.
Poi la sospirata rimozione dal simbolo della scritta “Salvini premier” in vista del raduno di Pontida, convocato il 20 settembre. Gesti di buona volontà, nella narrazione di via Bellerio. Palliativi, agli occhi dei critici, che al momento escludono uno scontro congressuale anticipato (il “soccorso sudista” del vice Claudio Durigon assicura al Capitano la maggioranza dei potenziali delegati) salvo rivolgere lo sguardo al pratone bergamasco, tra prove di forza sul palco e annunci di contestazioni plateali.
Irriducibile
Si comprende allora l’interesse verso una proposta liberal irriducibile ai toni del generale Vannacci; sensibile alla cultura dei diritti incluso il fine vita; incline al dialogo con le parti sociali sul terreno del pragmatismo. È il paradigma – originale ma non scissionista – coltivato da Luca Zaia.
Amareggiato da rifiuti e silenzi (i “no” al terzo mandato e alla lista civica, l’emarginazione dei fedeli, il disconoscimento del boom alle regionali), proiettato sul versante digitale grazie al podcast Il Fienile, che inanella follower e piace tanto a Marina Berlusconi, orientata a trasformare la conversazione social in un programma del palinsesto Mediaset.
Nell’attesa, il rischio è che la pattuglia di rito zaiano si disperda ulteriormente tra delusioni (Alberto Villanova, Marzio Favero), riallineamenti al giovane rivale Alberto Stefani (Gianpaolo Bottacin, Federico Caner), esodo in Futuro Nazionale (Luciano Sandonà, Gianangelo Bof). Poco male, ribattono i sodali di sempre, perché la partita del prudente Luca si gioca tra Roma e Milano, non all’ombra del campanile.
Magari attraverso un’associazione a più voci, nel contempo veicolo comunicativo e scintilla di una rinascita leghista che il trentino Fugatti auspica “nel segno dell’antifascismo”. Ma il tempo stringe e l’ancora di salvezza si rivela sfuggente, come la nebbia d’agosto a Venezia postata sul profilo del Doge mattiniero.
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