Slovenia, è ufficiale: Janša candidato premier, si va verso un governo di centrodestra
Martedì la presentazione formale della candidatura per mano un gruppo di deputati guidato da Jelka Godec: il voto di fiducia forse in agenda già venerdì

L’impasse si sblocca. E il Paese va a tutta velocità verso un ritorno al passato, leggi a un governo di centrodestra. È lo scenario che si è definitivamente chiarito in Slovenia, Paese che si prepara a un rientro prepotente sulla scena – e da protagonista – di Janez Janša, quotato per diventare per la quarta volta primo ministro.
Scenario che si è concretizzato con la presentazione della candidatura formale di Janša a premier incaricato di formare il nuovo governo, avanzata all’Assemblea nazionale da un gruppo di deputati guidato da Jelka Godec, del Partito Democratico Sloveno (Sds), casa politica dello stesso Janša.
La mossa, ricordiamo, arriva dopo il primo giro di consultazioni, condotto dalla presidente Nataša Pirc Musar, conclusosi con un nulla di fatto, dato che il capo dello Stato Musar aveva verificato che non c’era un candidato premier «con 46 voti».
Non era stato sicuramente capace di metterli insieme il Movimento Libertà del premier uscente, Robert Golob, vincitore di Pirro delle elezioni del 22 marzo. Sulla carta, neppure l’Sds di Janša era però papabile. Sds che tuttavia, dopo le consultazioni presidenziali, si è attivato, lavorando alacremente più o meno dietro le quinte con partiti affini a trovare la quadra per una possibile maggioranza di centrodestra.
I risultati si sono visti ora, nella nuova fase di formazione del governo prevista dalla Costituzione slovena, quando il nome del premier può essere proposto anche da un gruppo di almeno dieci deputati. È quello che è accaduto.
E Janša avrebbe in mano i numeri per governare, ha sostenuto la Tv pubblica di Lubiana, svelando che la proposta presentata è stato sottoscritta da ben 48 deputati, anche se ne sarebbero bastati solo dieci. Fra loro, i 43 parlamentari che andranno a costituire la maggioranza – quelli di Sds, dell’alleanza Nuova Slovenia-Sls-Focus e i Democratici di Anže Logar – ma a dire sì a Janša, con appoggio esterno, ci saranno gli uomini del movimento populista Resni.ca (Verità), che tuttavia rimarrà formalmente all’opposizione.
Che tutto stesse andando in questa direzione era stato confermato dallo stesso Janša lunedì sera, dopo che i Democratici e Nuova Slovenia-Sls-Focus avevano confermato di voler sottoscrivere l’accordo di coalizione con l’Sds di Janša – basato su lotta a crimine e corruzione, decentralizzazione, tagli alla burocrazia e crescita economica.
«Le condizioni per presentare la candidatura sono state soddisfatte», aveva anticipato Janša. Cosa prevedono ora le procedure parlamentari? Janša dovrà passare sotto le forche caudine dell’Assemblea nazionale, ottenendo un minimo di 46 preferenze su 90, con il voto di fiducia che potrebbe essere messo in agenda già venerdì. Ottenuta luce verde, il premier avrà poi 15 giorni per mettere insieme la squadra di governo.
Janša intanto ha già incassato gli auguri del presidente del Partito Popolare Europeo (Ppe), Manfred Weber. Tutti i governi in Europa, secondo Weber, devono essere pro-Europa, pro-Ucraina e a favore dello Stato di diritto e «non c’è dubbio che l’esecutivo Janša rispetterà questi tre principi». Dovrebbe finire invece nel dimenticatoio l’ultima proposta di Golob, che aveva lanciato in extremis, dopo consultazioni con Pirc Musar, l’idea di un governo tecnico di unità nazionale.
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