Slovenia alla svolta, si profila un governo targato centrodestra
Verso un accordo a stretto giro, prende corpo l’ipotesi di un ritorno dell’ex premier Janez Janša

Tante tessere di un puzzle che si vanno collocando al posto giusto per comporre un disegno che appare sempre più evidente: quello di una maggioranza di centrodestra e di un potenziale ritorno al potere dell’ex premier Janez Janša.
A distanza di un mese dalle elezioni che hanno consegnato la maggioranza relativa al partito liberal-progressista Movimento Libertà, guidato dal premier uscente Robert Golob, è questo lo scenario - di segno opposto - che sta diventando sempre più concreto in Slovenia: lo suggeriscono svariati segnali che non sono sfuggiti ad analisti, esperti e politici.
Segnali evidenti, come la presentazione, proprio da parte del Partito Democratico Sloveno (Sds) di Janša, di emendamenti alla legislazione che a Lubiana regola la composizione dell’esecutivo. Quelli concepiti dall’Sds prevedono la riduzione del numero dei ministri dagli attuali 19 a soli 14. A “salvarsi” dalla mannaia i dicasteri più importanti, dall’Economia agli Interni, passando per Energia ed Esteri. Sorte diversa per altri ministeri: welfare, educazione e ambiente, politiche sociali, ma anche risorse naturali e alta formazione saranno fatti “traslocare” in altri dipartimenti. La ratio? Evidente, per l’Sds: «La Slovenia ha bisogno di uno Stato che fornisca servizi di qualità ai cittadini a costi corretti», ha spiegato il partito di Janša presentando le modifiche come una strada per garantire più servizi a costi minori.
Gli emendamenti sono stati letti a Lubiana come chiaro segnale del fatto che l’Sds mira – e forse ha già i numeri in tasca per farlo – a guidare il nuovo governo. Una conferma, indiretta, è arrivata anche dal Movimento Libertà del premier uscente Robert Golob, che poco prima degli emendamenti a firma Sds aveva ritirato alcune proprie proposte sullo stesso tema sviluppate subito dopo il voto del 22 marzo, quando Golob sperava ancora di poter formare una maggioranza. Il Movimento Libertà «non si metterà di traverso nella formazione di un governo da parte della nuova coalizione e ritirando la proposta permettiamo» al centrodestra di «mettere sul tavolo la sua iniziativa», ha spiegato il partito di Golob. La mossa può essere letta come una nuova bandiera bianca, dopo le parole pronunciate dal premier uscente: «Siamo lieti di andare all’opposizione».
Ma ci sono altri indizi che corroborano il quadro di un ritorno al potere della destra, a Lubiana, come l’elezione alle cariche di vicepresidenti del Parlamento dei deputati Krivec (Sds) e Križan (Democratici), con il centrosinistra rimasto a bocca asciutta. E le parole del controverso presidente dell’Assemblea, il leader di Resni.ca, Zoran Stevanović, che ha ammesso – senza far nomi – che il futuro premier incaricato potrebbe incassare 46 voti e dunque la fiducia già al primo round. Senza trascurare poi che lo stesso Danijel Krivec si è fatto scappare, smentendo di fatto il suo leader Janez Janša, che negoziati dietro le quinte sarebbero in corso per creare una maggioranza di centrodestra o quantomeno un governo di minoranza guidato da Janša e sostenuto da Sds, Nuova Slovenia-Sls-Focus e Democratici, con Resni.ca stampella esterna.
Le voci che circolano a Lubiana, confermate dall’agenzia di stampa slovena Sta, parlano di accordo ormai a portata di mano, in dirittura d’arrivo nei prossimi giorni. E di possibile designazione del nuovo premier incaricato subito dopo il Primo Maggio, col voto di fiducia atteso a stretto giro di posta, di certo prima del 10 maggio. —
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