Slovenia al top per qualità di vita, il 95% degli abitanti è soddisfatto: «Qui benessere, lavoro e welfare»
Secondo il think tank Umar la vicina Repubblica tallona Svezia, Finlandia, Danimarca e Olanda. Fra le ombre i pochi investimenti, la scarsa digitalizzazione e l’esclusione sociale

Volete emigrare in un altro paese europeo, alla ricerca di una migliore qualità della vita? Non serve andare lontano. Basta trasferirsi in Slovenia, al top in Europa proprio per la life quality, ormai ai livelli di Svezia, Norvegia e Finlandia. Ma ci sono anche ombre, che rischiano – sul lungo periodo – di mettere in crisi il sistema.
Sono le risultanze dell’ultimo Rapporto sullo sviluppo, reso pubblico in questi giorni dall’Istituto per l’analisi macroeconomica e lo sviluppo (Umar), forse il più autorevole think tank economico a Lubiana, organo governativo ma indipendente, che fornisce preziose informazioni sullo stato di salute dell’economia e della società slovena. Stato di salute, si evince dal rapporto 2026, che è assai buono, in particolare sul fronte della qualità della vita, con la Slovenia al top in Europa e «fra i paesi meglio classificati a livello globale».
Segnatamente, si legge nello studio, gli sloveni sono assai soddisfatti delle proprie condizioni di vita. La ricetta nell’ultimo decennio si basa su «elevati livelli di occupazione, aumento dei redditi e del benessere materiale, bassa disuguaglianza nel reddito, maggiore longevità e sistemi di protezione sociale relativamente efficaci».
Parole che si traducono in numeri, sviluppati dall’Umar sulla base degli studi di Eurobarometro, Eurostat e su calcoli dello stesso istituto con sede a Lubiana. Come quel 95,5% di sloveni che si dice «soddisfatto» della propria vita in patria, solo mezzo punto percentuale in meno del 96% registrato nel gruppo dei paesi «leader nell’innovazione», ossia Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Danimarca. E ben otto punti in più rispetto agli Stati del Višegrad 4 (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria), dieci rispetto alla media dell’Unione europea.
«La qualità della vita è alta e la tendenza è positiva, sia sul breve sia sul lungo periodo», ha confermato Peter Wostner, dell’Umar, alla presentazione del rapporto, sottolineando che mai prima d’ora si era toccato una percentuale di «soddisfatti» così alta.
Ma ci sono anche ombre. «Investiamo troppo poco, diamo poco peso alla digitalizzazione», senza dimenticare le sfide sul fronte della «demografia», ha spiegato sempre Wostner. A preoccupare gli studiosi dell’Umar, è la crescita del numero di persone «a rischio povertà o esclusione sociale», in aumento dal 2021. E allarma pure l’invecchiamento della popolazione, mentre già oggi il 16% della forza lavoro è composto da immigrati, che spesso fanno lavori poveri, con un terzo degli stranieri che incassano solo il salario minimo. L’Umar denuncia inoltre «la bassa produttività» come uno dei problemi endemici del paese. Che starebbe con sempre maggior forza «erodendo la competitività dell’export» sloveno.
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