Slovenia verso il nuovo governo, prima bozza di coalizione. Ma a Janša mancano tre deputati
Il leader di centrodestra annuncia l’accordo su un programma di venti punti. Consultazioni aperte fino al 19 maggio

Venti punti concordati sui quali costruire una maggioranza di centrodestra. Ma i numeri ancora non tornano. E nessuna sfera di cristallo può ancora prevedere l’indirizzo che prenderà il Paese. Si tratta della Slovenia, dove continuano frenetiche le manovre per formare un governo dopo le elezioni del 22 marzo scorso.
Elezioni, ricordiamo, che sono state vinte per un soffio dal Movimento Libertà del premier uscente Robert Golob. Il quale però ha scoperto quasi subito di non avere i numeri per rimanere al potere, spianando la strada al ritorno sulla poltrona più importante a Lubiana dell’ex premier Janez Janša.

A che punto è la notte? L’alba per Janša appare ancora lontana. Ma qualcosa si muove. Lo ha confermato lo stesso leader del Partito Democratico Sloveno (Sds), annunciando che è arrivata finalmente «un’intesa» su un «accordo di coalizione» tra Sds e altri potenziali partner di coalizione, ossia l’alleanza tra Nuova Slovenia-Sls-Focus e i Democratici di Anže Logar, evidenziando così una compatibilità tra forze disomogenee.
Questa è «stata la parte più facile», nei prossimi giorni invece «si entrerà nei dettagli» anche del programma, ha anticipato Janša. Se i nuovi negoziati, attesi in questi giorni, «avranno successo, ci saranno decisioni da parte degli organi dei partiti. Poi, se gli sviluppi saranno positivi, si parlerà di distribuzione dei ministeri», mentre l’ultima fase riguarderà la scelta di «candidati» per guidare i dicasteri e l’indicazione della «figura del primo ministro», ha spiegato lo stesso Janša. «Chiederemo che nell'accordo di coalizione vengano inclusi piani realistici e fattibili», ha affermato da parte sua il leader di NSi, Jernej Vrtovec.
L’intesa in venti punti è di fatto il programma di governo di un potenziale “Janša 4”, un elenco battezzato «Coalizione per una Slovenia di successo», da qui al 2030. «Le priorità sostanziali a fondamento della coalizione sono: sviluppo e prosperità della Slovenia, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, decentramento e de-burocratizzazione. L'obiettivo prioritario da centrare, è quello di fare della Slovenia un Paese di opportunità, prosperità e giustizia, in cui ogni cittadino responsabile si senta sicuro e accettato», il punto primo. Dal quale discendono gli altri 19, che parlano di un modello economico basato «sulla competitività»: case per i giovani, sicurezza energetica, investimenti sulla sanità, Stato più agile e “leggero”, decentralizzazione, ma anche focus sulla famiglia, con politiche demografiche a favore della natalità perché l’immigrazione non sarebbe la soluzione.
Tutto bene? Non proprio: lo stesso Janša ha anticipato che il «sentiero» verso il governo non è certamente «lastricato di fiori». Malgrado il leader dell’Sds continui a sperare nel sostegno dei cinque deputati eletti nelle file dei populisti di Resni.ca (Verità), l’intesa sulla coalizione è stata infatti finora sottoscritta solo da Sds, Nsi-Sls-Focus e Democratici, che possono contare solo su 43 deputati su 90, tre in meno della maggioranza richiesta. Ago della bilancia è Resni.ca, che da parte sua ha fatto sapere di condividere i venti punti, ma ha giurato di «non credere alla classica divisione tra coalizione» di governo «e opposizione».
Nel frattempo ieri è partito il second round di consultazioni, che dovrebbe durare fino al 19 maggio. Ma già nei prossimi giorni dovrebbe essere chiaro se Lubiana vedrà nascere un nuovo governo Janša o se si tornerà al voto, dato che l’Sds ha ribadito di non essere interessato a esecutivi di minoranza. —
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