Slovenia-Israele, il ritorno di fiamma: Janša apre la sede diplomatica e spacca la politica interna

Scontro durissimo a Lubiana: l'opposizione di centro-sinistra annuncia la mozione di impeachment per il premier Janša e scende in piazza a protestare

Stefano Giantin

Appena martedì scorso un Paese tradizionalmente amico di Israele come la Gran Bretagna – affiancata da Francia e Canada con altri Paesi Ue che potrebbero seguire a ruota - aveva deciso misure punitive pesanti, vietando l’importazione di beni dagli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, ultimo tassello di una sempre più corposa lista di condanne europee e internazionali della condotta delle autorità di Tel Aviv. Ma nel Vecchio continente c’è un Paese che da mesi sta andando in controtendenza. E che mercoledì 9 settembre è stato premiatocon l’apertura ufficiale della prima ambasciata israeliana.

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È la Slovenia, guidata dal giugno scorso dal nuovo governo di centrodestra del premier Janez Janša che, fin dagli albori, ha deciso una drastica inversione a U nei rapporti con Israele, scesi a minimi termini durante l’epoca del premier Robert Golob.

Mercoledì appunto il coronamento del nuovo indirizzo di politica estera: l’apertura della prima ambasciata di Tel Aviv in Slovenia è stata inaugurata alla presenza del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, in visita per due giorni a Lubiana. In precedenza la copertura diplomatica era garantita dall’ambasciata israeliana a Vienna.

La nuova ambasciata «offre l’opportunità di un dialogo» più diretto, aveva anticipato il ministro degli Esteri sloveno Tone Kajzer.

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Negli ultimi anni, durante il governo Golob, i rapporti si erano invece raffreddati. Ed è un eufemismo. Golob infatti era stato in prima fila in Europa nella condanna degli atti di Israele a Gaza, apertamente definiti «genocidio» dalle autorità allora al potere.

Il governo precedente a quello di Janša si era spinto fino al riconoscimento della Palestina, nel giugno del 2024, dichiarando anche persone non grate in Slovenia il premier Netanyahu e i falchi del suo gabinetto, i ministri Smotrich e Ben-Gvir, oltre a imporre un embargo su armi da e per Israele.

Le mosse di Golob avevano provocato profonda irritazione a Tel Aviv. E quelle principali sono state tutte tranne il riconoscimento della Palestina cassate poi da Janša, causando non poche controversie in patria. Mercoledì, la conferma del ritorno di fiamma.

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Robert Golob con Tanja Fajon e il premier spagnolo Sanchez a un vertice Nato a Washington nel luglio 2024

La visita di Sa’ar, «la prima di questo livello da 16 anni, porta con sé un grande valore simbolico e politico», soprattutto perché arriva «dopo un prolungato periodo» di gelidi rapporti. E «l’apertura dell’ambasciata è un’importante passo in questa direzione», ha fatto sapere il ministro sloveno degli Esteri, Tone Kajzer. «Grazie, amico mio, oggi è un giorno storico e riusciremo nel nostro intento, per il bene dei nostri popoli», ha commentato da parte sua Sa’ar, definendo l’inaugurazione della sede diplomatica un segnale del «nostro impegno per rafforzare le relazioni tra i nostri Paesi».

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Il premier sloveno Robert Golob Foto Epa

Ma gli abboccamenti sempre più stretti tra la Slovenia di Janša e Israele piacciono assai poco a una parte del Paese. «A causa delle promesse e dei debiti di una sola persona, il premier, la Slovenia è finita sotto il giogo degli interessi di uno Stato straniero, Israele», ha attaccato l’ex premier Golob, annunciando una mozione per l’impeachment di Janša sostenuta da Levica (Sinistra), mentre contro Kajzer è stata evocata dai Socialdemocratici un’interpellanza. E in piazza il Društvo Iskra e il Movimento per i diritti della Palestina ha organizzato, sotto una pioggia battente, una protesta contro l’apertura dell’ambasciata.

Intanto la presidente slovena Nataša Pirc Musar ha confermato che non incontrerà Sa’ar.

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