Elezioni anticipate in Serbia, il 25 ottobre la sfida tra il listone di Vučić e l'onda degli studenti
Il presidente Aleksandar Vučić firma il decreto di scioglimento delle Camere e si candida alla guida del governo con la lista "Serbia Unita"

Dopo ripetuti annunci rimasti lettera morta, tentennamenti vari e rinvii, finalmente l’ufficialità. La Serbia andrà alle urne il 25 ottobre, per elezioni parlamentari anticipate che si prospettano cruciali per il futuro del Paese. E sarà un voto all’insegna di un’altissima tensione, perché la posta in gioco è enorme.
L’ufficialità è arrivata mercoledì 9 settembre, con la firma del decreto di scioglimento del Parlamento apposta dal presidente Aleksandar Vučić che ha così accolto la richiesta presentata dal governo guidato dal premier Duro Macut, dopo la decisione presa lunedì al Consiglio dei ministri.
«Chiunque sceglierete riceverà le mie congratulazioni, perché ritengo che preservare il nostro sistema democratico e la nostra società siano una priorità», ha poi assicurato in Tv Vučić, dopo aver indetto le elezioni. Elezioni di cui sarà lui uno dei protagonisti. A puntare all’ennesima vittoria sarà infatti il suo Partito progressista serbo (Sns), al potere da più di 13 anni, che correrà con un listone battezzato “Aleksandar Vučić - Ujedinjena Srbija” (Serbia unita).
E sarà proprio Vučić, come indica il nome della lista, a essere il candidato premier di Serbia Unita, come stabilito dagli alti esponenti del partito nei giorni scorsi. Vučić, che non può più essere rieletto presidente dopo il secondo mandato, tenterà così di rimanere in sella su una poltrona da lui già occupata in passato, tra il 2014 e il 2017. L’Sns è ancora «in vantaggio» sugli avversari, ma «dovete andare tra la gente, nelle kafane, nei mercati, in ogni luogo», l’ordine di Vučić.
A sostenere Serbia Unita sarà anche il Partito radicale (Srs) di Vojislav Šešelj, anima nera della politica serba degli Anni Novanta e un tempo “padre putativo” di Vučić. Si cimenteranno separatamente – ma a braccetto con l’Sns per rimanere al governo - anche gli storici alleati del Partito socialista (Sps) di Ivica Dačić.
E il fronte anti-Vučić? A tentare il colpaccio alle urne, ci sarà la Studentska Lista (Sl), espressione del movimento di protesta degli studenti che, dopo la tragedia alla stazione di Novi Sad (una pensilina da poco terminata crollò causando 16 vittime), si è trasformato nella più grande forza popolare nelle piazze e nelle strade serbe. È venuto il «tempo della vittoria», hanno assicurato ieri.
Sembra tuttavia fuori dai giochi l’ipotesi di una “grande coalizione” delle opposizioni a spingere gli Studenti verso la vittoria. Alle urne correranno infatti anche due blocchi europeisti. Il primo è formato dai partiti Ssp, Srce e Gradjanskog pokreta Solidarnos, che credono nella possibilità di «conquistare il 50%, assieme alla Studentska Lista. In un altro blocco si uniranno Narodna Srbija (Nps), Nls e Ekološki ustanak.
I Monarchici andranno alle urne assieme al Novi Dss, in corsa con lo slogan Destra autentica. Hanno invece chiesto ai propri sostenitori di votare la Studentska Lista partiti storici come quelle Democratico (Ds), il movimento Kreni-Promeni, lo Zeleni-Front e il Pokret slobodnih gradjana (Psg), Socialdemocratici dell’ex presidente Tadić e l’ultradestra di Dveri.
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