Processo per genocidio a Israele: Slovenia verso la discesa in campo

L’annuncio della ministra Fajon: «Potremmo unirci al Sudafrica nel contenzioso alla Corte di giustizia»

Stefano Giantin
Robert Golob con Tanja Fajon e il premier spagnolo Sanchez a un vertice Nato a Washington nel luglio 2024
Robert Golob con Tanja Fajon e il premier spagnolo Sanchez a un vertice Nato a Washington nel luglio 2024

Le relazioni tra le due capitali da tempo non sono certamente cordiali – ed è un eufemismo – in particolare dopo il riconoscimento della Palestina. Ad acuire le difficoltà, le pesanti misure sanzionatorie decise contro Tel Aviv in risposta ai massacri a Gaza, tra cui un embargo sull’export di armi e il divieto d’ingresso dei ministri Ben-Gvir e Smotrich e del premier Netanyahu. Ma la situazione, già intricata e nervosa, può sempre complicarsi, nell’ambito di una decisione che avrà sicuramente eco globale.

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È lo scenario che si concretizzerà, con alta probabilità a breve termine, sull’asse Slovenia e Israele, già assai teso per le dure posizioni assunte dal governo Golob contro Tel Aviv per le azioni israeliane nella Striscia. Quell’asse rischia di diventare incandescente, quando la Slovenia scenderà in campo a fianco del Sudafrica in una delle più complesse battaglie giuridiche di sempre, ovvero il procedimento per genocidio promosso nel 2023 davanti alla Corte internazionale di giustizia (Icj) contro Israele.

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Il premier sloveno Robert Golob Foto Epa

Voci in questo senso circolavano da giorni in Slovenia, con i media di Lubiana che avevano anticipato che l’esecutivo guidato da Golob stava lavorando «alacremente» per schierare la Slovenia col Sudafrica. Ora, la conferma.

È arrivata per bocca della ministra degli Esteri slovena, Tanja Fajon, che ha notificato che il governo sta andando proprio in questa direzione, anche se devono essere ancora chiariti numerosi dettagli, ha precisato. Di certo, «la situazione a Gaza non sta migliorando» malgrado il cessate il fuoco e «c’è molto pessimismo» in parte della comunità internazionale, ha commentato Fajon.

«Osserviamo continui violenti attacchi contro civili e aiuti umanitari insufficienti» per aiutare una popolazione stremata. Da qui, la necessità di fare di più, anche sul fronte della giustizia internazionale. «Stiamo discutendo con intensità su come assicurare che il fragile cessate il fuoco a Gaza resista», ha continuato Fajon, confermando che una delle opzioni sul tavolo è «quella di unirsi al Sudafrica» nel contenzioso in corso alla Corte Onu, cercando di dare un «valore in più» al procedimento. «Penso che la Slovenia non abbia alcuna alternativa» che unirsi al Sudafrica, la conclusione di Fajon.

Nei mesi passati a scendere in campo nel procedimento intentato contro Israele per presunte violazioni della Convenzione sul genocidio sono stati Paesi come Brasile e Turchia, mentre in Europa si sono esposti solamente Irlanda, Belgio e Spagna – e nessun altro. Assenti i vicini Balcani. Israele, da parte sua, ha più volte bollato come «parziali e false» le accuse al vaglio della Corte, mentre nella stessa Slovenia l’opposizione di centrodestra recentemente ha contestato l’attribuzione di una volontà genocidiaria a Israele.

Non la pensano così le migliaia di sloveni firmatari di una petizione che ha chiesto appunto al governo di schierarsi contro Israele alla Icj. E neppure le molte associazioni e ong che, a inizio gennaio, hanno ribadito che «è venuto il tempo di muoversi», a due anni dalle prime richieste in questo senso. La scadenza «si avvicina, mentre il genocidio a Gaza continua», hanno scritto in un appello svariate Ong e organizzazioni del Terzo settore nei giorni scorsi. E si avvicinano anche le elezioni, con il governo Golob che, si mormora, vorrebbe trarre il dado prima dell’inizio della campagna elettorale. —

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