La Slovenia blocca la mozione Ue su Israele, Netanyahu ringrazia

L’unico tra i 27 a opporsi alla dichiarazione di condanna per il progetto di espansione dei coloni in Cisgiordania. Dura reazione della presidente Pirc Musar e delle opposizioni

Stefano Giantin

Israele dà luce verde a una nuova, controversa espansione degli insediamenti dei coloni in un’area strategica della West Bank, nell’ambito del cosiddetto “progetto E1”.

La Ue, di solito assai cauta nel condannare Tel Aviv, si muove per stigmatizzare pubblicamente la mossa israeliana. Ma il governo sloveno decide di bloccare l’adozione di una dichiarazione di condanna. E il veto provoca una decisa levata di scudi in patria – oltre che i controversi ringraziamenti pubblici del premier Netanyahu.

In Slovenia continua a tenere banco la decisione del governo Janša di mettere il veto – unico a livello europeo – a una dichiarazione congiunta dei Paesi membri della Ue, che avrebbe dovuto essere adottata nei giorni scorsi. Eppure sembrava potesse passare senza difficoltà, ha svelato la stampa specializzata in affari europei, specificando che l’obiettivo era cercare di porre un freno alla costruzione di circa 1.200 abitazioni per coloni israeliani. Ma Lubiana ha deciso di rovesciare il banco, mettendo appunto il veto. Rivelazioni di stampa che sono state confermate a stretto giro dallo stesso ministero degli Esteri sloveno.

Il governo di Lubiana «ritiene che una nuova dichiarazione dell’Ue a 27 non apporterebbe in questo momento alcun valore aggiunto, il Consiglio europeo ha già espresso la sua posizione sul progetto E1 nelle sue conclusioni di giugno e una dichiarazione del gruppo di leader europei è stata pubblicata anche il 20 agosto», ha spiegato il dicastero sloveno degli Esteri.

Le critiche della presidente e delle opposizioni

Spiegazione che non ha però convinto opposizioni e presidente Nataša Pirc Musar. Ed è un eufemismo. Il «diritto internazionale non è una questione di scelte politiche e non ci possono essere doppi standard nel rispettarlo», la critica della presidente al governo, aggiungendo che quando i suoi principi «vengono violati, la Slovenia deve essere tra i Paesi che li difendono».

La decisione del governo Janša «demolisce la reputazione internazionale del nostro Paese e ci fa chiedere fino a che punto Janša sarà costretto e sarà pronto a spingersi a favore del suo amico, Benjamin Netanyahu, e quanto ciò costerà alla Slovenia», ha fatto eco il Movimento Libertà dell’ex premier Golob. Sulla stessa linea anche Levica (Sinistra) e i Socialdemocratici (Sd). Janša che «non solo spacca l’unità della Ue, ma diminuisce anche il peso diplomatico della Slovenia», ha rincarato l’eurodeputato S&D, Matjaž Nemec. Ancora più dura, Irena Joveva (Renew), che ha bollato il premier sloveno come il nuovo Orban.

Le posizioni del premier

E Janša? Si è difeso, sostenendo che il suo governo «ha solo sottratto la Slovenia a un circolo vizioso». Quello di sostenere a ogni piè sospinto «costanti» e «sproporzionate condanne di Israele». Condanne, quelle delle Ue, che ormai sarebbero prive di valore.

«Mentre una singola parola del presidente Usa può portare a un cambiamento dei prezzi dell’energia, i messaggi della vuota politica estera Ue non cambiano o risolvono alcunché». E lunedì sul tema, gettando nuova benzina sul fuoco, è intervenuto lo stesso Netanyahu, che ha detto «grazie, premier Janša, per la tua chiarezza e coraggio in mezzo all’ipocrisia Ue». E stigmatizzato Bruxelles, che si agita solo perché «il popolo ebraico vuole esercitare il suo diritto storico di costruire e vivere nella propria patria ancestrale».

Janša ha posto la Slovenia «dalla parte genocidiaria della storia», lo slogan lanciato ieri da dimostranti al Forum di Bled, che hanno esposto bandiere della Palestina. E un  ritratto di Netanyahu con le mani a forma di artigli. ​​

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