Cyberattacco ai social del premier sloveno: la campagna elettorale si infiamma
Nel mirino i profili di Golob e del suo partito, ma c’è chi solleva dubbi sulla reale portata della vicenda

In Slovenia sta facendo discutere la denuncia del Movimento Libertà (Gs) del premier Golob, che ha sostenuto che i seguitissimi profili Instagram del primo ministro e del suo partito sarebbero diventati bersaglio di ripetuti cyberattacchi. A svelarlo è stato il deputato Lenart Žavbi, che ha sostenuto che migliaia di “bot” sarebbero stati sguinzagliati da ignoti per seguire in massa Golob e Gs, portando alla temporanea chiusura dei profili per evitare problemi peggiori. La sospensione degli account generalmente viene decisa se Meta scopre un afflusso inusuale di “follower artificiali”.
Di certo, si è trattato di un danno non da poco in piena campagna elettorale. I social ormai sono un importante strumento per cercare e mantenere contatti tra le persone. E sono essenziali pure per i partiti politici, che li usano per comunicare con la propria base e cercare nuovi sostenitori, soprattutto durante una campagna elettorale. Ma possono diventare appunto anche obiettivo di misteriosi “provocatori”, come i protagonisti dell’affaire che sta scuotendo la Slovenia.
Secondo i media di Lubiana, una parte consistente degli attacchi sarebbe ricollegabile a profili basati in Iran, ma non ci sarebbero prove inequivocabili in questo senso. Ma c’è chi sospetta che si sia trattato di un attacco coordinato, realizzato dall’estero, forse ordinato da “clienti” sloveni. Ci sarebbero infatti «forze politiche nel nostro Paese» che non si farebbero lo scrupolo di «sottomettersi a influenze straniere» per i propri scopi, ha accusato Žavbi, senza fare nomi, mentre il partito ha denunciato l’accaduto alla polizia, al Si-Cert (Centro nazionale per la cybersicurezza) e al colosso Meta. Si è trattato di una «seria interferenza nello spazio pubblico» e insieme di una violazione «del processo democratico», ha fatto eco il Movimento Libertà, denuncia condivisa a Bruxelles anche dalla ministra degli Esteri Tanja Fajon.
Risuonano tuttavia anche altre campane. Sui social in tanti, scettici, hanno messo in dubbio la versione del Gs, sostenendo che il partito avrebbe chiuso temporaneamente i profili Instagram per silenziare voci dissonanti. Il maggior partito di opposizione, l’Sds di Janez Janša, ha invece suggerito a Golob di «pensare a cosa ha fatto per la Slovenia» negli anni al governo. E non manca chi ha puntato il dito contro un controverso influencer-provocatore sloveno, Aleksandar Repić, fermato martedì dalla polizia slovena perché sospettato di tentata estorsione ai danni di un avvocato di Nova Gorica. Il direttore dell’Ufficio investigativo nazionale (Npu), Darko Muženič, ha sottolineato che l’indagine non è collegata all’attacco informatico ai danni del Movimento Libertà. «L’attacco dei finti profili dall’estero è stato reale», ha però giurato lo stesso Golob. Le indagini, nel frattempo, proseguono. E la campagna elettorale si fa sempre più calda – come conferma un altro incidente, un cane impiccato a un mega-poster del Gs, a Vrhnika.
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