In Slovenia torna la Giornata per le vittime del comunismo
Colpo di mano della nuova maggioranza di centrodestra che vota il ripristino della ricorrenza cancellata

Ripristino della già controversa Giornata nazionale per le vittime del comunismo, cancellata dal calendario dall’allora governo Golob. E via libera a un cimitero memoriale per le vittime dei massacri sommari del post 1945, da realizzare nel monumentale camposanto di Žale, a Lubiana. Sono i contorni delle modifiche alla legge del 2015 su “Cimiteri di guerra e sepolture delle vittime”, fortemente volute dalla nuova maggioranza di centrodestra in Slovenia e dal premier incaricato, Janez Janša. E approvati, tra non poche polemiche, dal Parlamento di Lubiana, con 50 voti a favore e 32 contrari.
Gli emendamenti hanno visto la luce in tempi rapidissimi. A presentarli, lo scorso 11 maggio, l’Sds di Janša, NSi-Sls-Focus e i Democratici di Anže Logar, ossia la nuova maggioranza al potere, ben prima che Janša fosse formalmente eletto primo ministro incaricato. La luce verde, questa settimana. Cosa cambia, dopo il voto all’Assemblea nazionale? In primis, in Slovenia ritornerà la “Giornata nazionale per il ricordo delle vittime del comunismo”, da far cadere ogni 17 maggio. Giornata, ricordiamo, che era stata già introdotta da Janša nel maggio del 2022, al tramonto del suo esecutivo.
Fu, si diceva ai tempi, il suo canto del cigno. La ricorrenza fu poi cancellata dal calendario – tra aspre polemiche e accuse reciproche – solo un anno dopo dal suo successore, Robert Golob. Che abolì il “Giorno del ricordo” appellandosi al fatto che l’esecutivo di centrodestra aveva introdotto la Giornata nazionale quando, da governo uscente, «doveva gestire solo gli affari correnti». E soprattutto, la posizione del governo di centrosinistra dell’epoca, la scelta era stata imposta «senza un dibattito pubblico».
I tempi però sono cambiati, a Lubiana. E fra i primi atti della nuova maggioranza riappare proprio il Dan spomina, che cadrà nuovamente il 17 maggio. Sarebbe infatti il momento di «ricordare e commemorare anche quelle vittime», non solo quelle di altri regimi «totalitari», considerato che «la memoria delle vittime del comunismo non è presente in Slovenia nella coscienza pubblica», la posizione della nuova maggioranza di centrodestra. Ancor più importante, secondo i promotori delle modifiche legislative, la creazione di un unico luogo dove inumare i resti degli sloveni sepolti nelle fosse comuni: domobranci collaborazionisti degli occupanti nazifascisti, ma anche civili eliminati dopo il 1945. Il luogo adatto? Il cimitero di Žale, con una sezione da dedicare all’uopo e categorizzare come monumento nazionale.
Le modifiche alla legge sono state approvate «in modo frettoloso e poco ponderato», la critica del ministro uscente della Difesa, Borut Sajovic, del partito di Golob. Sulla stessa linea la collega di partito Andreja Rajbenšu e il socialdemocratico Damijan Bezjak Zrim, che hanno ricordato che un luogo di sepoltura, il memoriale di Teharje, esiste già. Fra i più critici, il sindaco di Lubiana, Zoran Janković, che ha promesso battaglia, anche legale. Il cimitero di Žale ospita tantissimi resti di chi si batté «contro nazismo e fascismo». Non ci dovrebbe pertanto essere spazio «per chi giurò fedeltà ai nazisti», dice il primo cittadino. E sembrano caduti nel vuoto gli appelli della presidente Nataša Pirc Musar che, già prima del voto, aveva invitato la maggioranza a «non fare da sola». «Se vogliamo riconciliarci, dobbiamo parlare. La sinistra, la destra, il centro, tutti noi che abbiamo il dovere di dare una degna sepoltura» a tutte le vittime.
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