Infrastrutture e robot: la Cina investe in Serbia un altro miliardo di euro

Il presidente Vučić torna dalla visita di Stato a Pechino con un nuovo piano: si tradurrà in una piattaforma di lancio di diversi prodotti anche per il mercato dell’auto

Stefano Giantin
Il presidente Xi Jinping con Aleksandar Vučić
Il presidente Xi Jinping con Aleksandar Vučić

Altro che Estremo Oriente. La Cina è assai vicina, praticamente dietro l’angolo, nel cuore dei Balcani. La conferma: un viaggio che si è rivelato, almeno sulla carta, un successo enorme, dal punto di vista diplomatico ma soprattutto economico. Viaggio che è quello del presidente serbo Aleksandar Vučić, da domenica scorsa e fino a ieri a Pechino nella sua prima visita di Stato in Cina.

Visita che, al netto di dichiarazioni pompose su quella che Belgrado e Pechino da tempo definiscono «amicizia di ferro», si è tradotta soprattutto nella promessa da parte dei cinesi di nuovi, mega-investimenti nel Paese balcanico, da trasformare in una piattaforma di lancio per prodotti “made in Serbia-Cina”.

Piattaforma che dovrebbe concretizzarsi con l’afflusso in Serbia di ben 953 milioni di euro di nuovi investimenti cinesi, con la creazione di 1.650 posti di lavoro, ha annunciato lo stesso Vučić, sintetizzando nella precisione dei numeri l’ammontare finanziario di svariati accordi raggiunti a Pechino per il rafforzamento della presenza industriale cinese in quella Serbia attrattiva anche per gli accordi di libero scambio con la Ue e la Russia. Quel miliardo di euro è «una cifra enorme, abbiamo dimostrato cosa vuol dire amicizia di ferro», ha assicurato il leader serbo.

Miliardo o poco meno a cui si arriva in particolare grazie agli oltre 560 milioni promessi dalla LingLong, che potenzierà così la produzione di pneumatici a Zrenjanin dando lavoro ad altri 400 operai. Più di 200 milioni sono quelli invece promessi per le aree di Šabac e Loznica dal Minth Group, specializzato nel design e nella produzione di componenti per auto e veicoli elettrici.

La cinese Shac, che produce chassis per automobili, dovrebbe invece investire 34 milioni su Novi Sad, mentre la Bmts Technology altri 13 circa per produrre sempre componenti per auto.

La Xingyu Automotive, specializzata in led e luci, ha invece anticipato l’investimento di un centinaio di milioni a Niš, nel Sud della Serbia. Non è finita.

La Serbia «dal prossimo luglio inizierà a produrre robot umanoidi, unica in Europa», ha giurato Vučić, evocando un impegno in questo senso della Agibot Innovation. Saranno forse simili a quelli che hanno ballato in Cina la tipica danza serba “Moravac”, in onore di Vučić. Investimenti, quelli annunciati dal leader serbo, che andranno ad aggiungersi alla ormai lunghissima lista di progetti legati alla presenza economica in Serbia della Cina, ormai il vero convitato di pietra nei Balcani extra Ue.

Fra quelli più significativi, l’ingresso di Hbis Group nella mega-acciaieria di Smederevo, i cui bilanci sono tornati in positivo dopo anni di perdite, ma soprattutto l’acquisto da parte del gigante Zijin Mining Group del complesso minerario di Bor, un affare da 1,2 miliardi. Un altro colosso delle infrastrutture, PowerChina, è invece in prima linea nella realizzazione del sito di Expo 2027, del nuovo stadio nazionale e della futura metro di Belgrado, mentre China Railway International e Cccc sono state le protagoniste della costruzione della nuova ferrovia veloce Serbia-Ungheria, fiore all’occhiello della “Nuova Via della Seta”, infrastruttura pensata soprattutto per velocizzare il trasporto di merci cinesi dal porto del Pireo, controllato da Pechino, fino al cuore dell’Europa. Nel frattempo, i media filogovernativi pompano ad arte la visita di Vučić a Pechino, descrivendola come un successo storico. Mentre quelli sul fronte opposto sottolineano l’ulteriore allontanamento di Belgrado dalla Ue.

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