Slovenia verso le elezioni: l’ombra di Trump e il piano Janša per un’Ice stile americano
Il partito Sds punta alla vittoria a marzo con proposte shock: tagli agli aiuti esteri e un'agenzia speciale per le deportazioni sul modello Ice americano.

Come può trasformarsi un Paese europeo, se alle elezioni si verifica un cambio radicale di orientamento da parte degli elettori, una marcata svolta a destra? Profondamente, soprattutto se chi sembra destinato a vincere suggerisce già, tra le righe, di voler seguire le orme di Trump. La “Trumpizzazione” potrebbe essere il futuro della Slovenia che, secondo i sondaggi, sembra avviata, alle elezioni di marzo, ad archiviare l’epoca Golob. E a rifugiarsi nel passato, con un possibile ritorno al governo del Partito democratico sloveno (Sds) dell’ex premier Janez Janša, vicino al populista magiaro Orban e con simpatie mai celate per l’attuale inquilino della Casa Bianca.
Simpatie che potrebbero tradursi, in caso di vittoria alle urne, anche in iniziative controverse. Una riguarda la creazione di un Ufficio governativo ad hoc, finalizzato all’espulsione di migranti irregolari, andando a “caccia” di stranieri senza permessi in Slovenia.
L’idea è stata resa pubblica da un alto papavero dell’Sds, il deputato Žan Mahnič, considerato un “falco” nel partito di Janša. Mahnič ha sostenuto che il governo Golob avrebbe usato sui migranti mano troppo leggera, accusando poi l’attuale esecutivo di aver di fatto «legalizzato» l’immigrazione irregolare. Come? Decidendo di smantellare la recinzione al confine con la Croazia, ma anche spendendo cifre eccessive per l’accoglienza. Serve allora un drastico cambio di rotta, un’Ice made in Lubiana appunto. E se Janša vincerà alle urne, sarà creata un’agenzia specifica per le deportazioni degli irregolari, «con un funzionario, due assistenti, due autobus e venti membri delle forze speciali di polizia» in organico, la promessa di Mahnič.
Ma l’Sds ha evocato anche un’altra misura assai simile a quelle decise da Trump. Servirebbe infatti un drastico taglio agli aiuti verso l’estero, reindirizzando i fondi ad esempio verso sanità e assistenza ai pensionati. Come? Tagliando spese come 2,7 milioni di euro per depuratori in Macedonia del Nord o 700mila euro per aiuti al Kenya. E mettendo invece «la Slovenia al primo posto», una sorta di Slovenia first.
Proposte che stanno già creando polemiche accese a Lubiana. A far discutere è stata in particolare l’idea di un’Ice slovena, proposta definita «indegna» di un Paese democratico dal socialdemocratico Matej Tašner Vatovec, mentre l’associazione femminista Inštitut 8. marec ha stigmatizzato l’iniziativa di Mahnič di importare a Lubiana una agenzia che «ha ucciso due cittadini americani mentre manifestavano pacificamente», Renée Good e Alex Pretti.
A esporsi è stato anche il premier Golob, che ha criticato l’Sds che «discute senza remore di usare violenza nelle strade in nome dello Stato». La Slovenia non vorrà certo «copiare una Gestapo» come l’Ice, si è detto fiducioso Lenart Žavbi del Movimento Libertà di Golob, che ha descritto il 22 marzo, il giorno delle elezioni, come un «d-Day che deciderà il destino della Slovenia». Ma c’è anche chi si è dichiarato favorevole, come Nuova Slovenia (NSi), che ha assicurato che l’idea di un’agenzia sul modello Ice è qualcosa «da sviluppare e rendere concreta».
Le polemiche, questa settimana, si sono poi spostate a Bruxelles. Con l’S&D che ha affermato che «un nuovo governo Janša» segnerebbe «una torsione» di Lubiana «verso l’estrema destra e per un maggiore sostegno a Trump» – e l’Sds per questo dovrebbe addirittura essere espulso dal Ppe, posizione duramente contestata dai Popolari.
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