La geopolitica delle armi, Belgrado fa sempre più acquisti dalla Cina
Il presidente Vučić assiste a un’esercitazione con mille soldati e rilancia sul percorso di riarmo che preoccupa i paesi vicini. La Serbia va verso l’acquisto di aerei da caccia e sistemi difensivi terra-aria

Gli ultimi acquisti di primavera, missili supersonici “made in China”, avevano non poco preoccupato i vicini, Croazia in testa, che aveva addirittura deciso di allertare la Nato di un potenziale pericolo. Cosa succederà ora?
È la domanda che dovrebbe iniziare a circolare con sempre più frequenza, in molte capitali balcaniche. La ragione, semplice e allo stesso tempo preoccupante: il sempre più stretto abbraccio tra Belgrado e Pechino, anche nel comparto della difesa, con la Serbia – da anni impegnata in un massiccio processo di riarmo – che si sta trasformando in una vera e propria “Piccola Cina”, anche sul fronte militare.
La “Piccola Cina” d’Europa
A confermare una tendenza sempre più evidente è stato il presidente serbo, Aleksandar Vučić, durante una grande esercitazione militare andata in scena all’aeroporto militare di Batajnica, non distante da Belgrado, e nel poligono Pasuljanske Livade, uno dei più importanti nel paese balcanico.
Protagonisti più di mille militari serbi e soprattutto decine di tipi di armamenti vecchi e di più recente acquisizione, da cannoni a sistemi antiaerei, arrivando a moderni droni da combattimento. A essere esibiti in azione sono stati «sistemi che non erano mai stati presentati al pubblico prima d’ora», ha detto Vučić nell’occasione. «Alcuni di essi sono stati consegnati solo pochi giorni fa», ha aggiunto, assicurando che la Serbia è sempre più pronta a difendersi, se dovesse servire.
Ma ben altro sarebbe in arrivo o già negli arsenali. A far drizzare le antenne agli esperti, in particolare, il riferimento a un «aumento» dei missili balistici supersonici aria-superficie Cm-400, di produzione cinese, arrivati in mano serba nei mesi scorsi, con Belgrado che è diventata la prima capitale occidentale ad affidarsi a Pechino per munirsi di armamenti aria-superficie di estrema potenza. Erano proprio quei missili ad aver messo in allerta la Croazia.
Missili terra aria e aerei caccia
Ora Belgrado vuole rilanciare, con Vučić che ha affermato che «abbiamo un numero significativo» di quel tipo di missili «formidabili» e «lo aumenteremo». Ma la Serbia vuole andare oltre. Lo ha svelato il portale specializzato Tango Six, sottolineando che il leader serbo ha detto che Belgrado sta lavorando a ulteriori «acquisizioni dalla Cina».
Nel mirino ci sarebbe il potente sistema di difesa missilistica terra-aria Hq-9, equivalente del russo S-300, con raggio operativo tra i 120 e i 260 chilometri. Dalla Cina potrebbe «arrivare anche dell’altro», che Vučić non ha citato, ma secondo Tango Six il possibile riferimento è ad aerei da caccia, dopo i Rafale francesi.
La geopolitica delle armi
Si va dunque verso una Serbia in cui Pechino gioca un ruolo ormai decisivo. Lo ha confermato il cinese Global Times, citando Zhang Junshe, esperto cinese di affari militari.
L’analista ha spiegato che la Serbia ha già adottato il sistema di difesa antiaerea a corto raggio Hq-17ae e il sistema missilistico di difesa aerea Fk-3. L’acquisizione prevista dell’Hq-9 rafforzerebbe ulteriormente le capacità di difesa aerea a lungo raggio.
Portali autorevoli come Military Watch scrivono a propria volta che la Serbia si sta affidando completamente a Pechino. Anche i numeri lo confermerebbero. Sono quelli dello Stockholm International Peace Research Institute. Che ha calcolato come, dal 2020 al 2024, la Serbia abbia importato la maggior parte delle armi dalla Cina (57%), seguita dalla Russia (20%), con il primo paese Ue, la Francia solo al 7,4% delle commesse.
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