Migranti, armi e droga al centro dei traffici della Rotta balcanica

Dall’analisi di Frontex emerge che la regione rappresenta un rischio da medio ad alto in tema di difesa delle frontiere esterne della Ue, a causa della presenza di numerose organizzazioni criminali. A questo si aggiunge il problema dei visti

Stefano Giantin

 

I rintracci continuano a calare. Ma sui mille rivoli secondari della Rotta balcanica non si fermano i traffici illegali di armi, droga, persone. Un ruolo attivo, in questo senso, viene sempre svolto da organizzazioni criminali sempre più spregiudicate e ben armate, che non disdegnano di usare quelle armi per marcare il territorio.

L’analisi del rischio

Il futuro? Complicato, con la regione che rappresenta un «rischio da medio ad alto», dunque assai significativo, in tema di difesa delle frontiere esterne della Ue. Regione, quella balcanica, che è stata fortemente attenzionata da Frontex, l’agenzia Ue per la protezione delle frontiere, nel suo nuovo “Annual Risk Analysis”, rapporto che anticipa le sfide e i rischi per quest’anno e il 2027 sul fronte della lotta ai traffici di droga, armi e migranti.

Analisi del rischio che vede appunto l’area sudorientale dell’Europa, Balcani inclusi, indicata da Frontex come area a rischio medio-alto, a causa della «instabilità regionale» che favorisce tradizionalmente le organizzazioni criminali, ma soprattutto perché starebbero aumentando «i crimini transfrontalieri» nel quadro del «consolidarsi di un nuovo corridoio migratorio», si legge nello studio Frontex.

Oggi la situazione è preoccupante

Qual è dunque la situazione attuale? Preoccupante, soprattutto se si va oltre i numeri ufficiali – solo 3.600 rintracci di migranti (-16%) da gennaio a maggio – per comprendere il fenomeno.

Secondo le indagini di Frontex, infatti, i gruppi criminali balcanici nell’ultimo periodo si «stanno allargando in termini geografici e di sofisticazione nelle strategie, rappresentando un rischio crescente per l’integrità dei confini esterni della Ue». Questo perché, si legge sempre nel rapporto, le reti criminali dell’area si stanno specializzando con successo in «operazioni di traffico di migranti» difficili da individuare e contrastare, ricorrendo essi a un uso crescente «della violenza» e a «tattiche di fuga» sempre più innovative.

Traffico di migranti, armi e stupefacenti

Non solo: oltre ai migranti, che fruttano sempre molto denaro, le mafie balcaniche dominano nel traffico di stupefacenti – in testa coca, eroina e cannabis e armi, dopo aver «stabilito una presenza operativa» nei Paesi di produzione. Gli effetti sono dirompenti, con un «aumento sostanziale del volume di narcotici spediti in Europa» da organizzazioni criminali balcaniche.

E i Balcani si stanno trasformando in «zona-chiave di transito per la cocaina dall’America Latina, eroina dall’Afghanistan e cannabis», spesso prodotta in loco.

È segnalato poi in forte crescita anche il «traffico illecito di armi da fuoco modificate, ovvero armi a salve trasformate per sparare proiettili veri, spesso importate dalla Turchia e dai Balcani occidentali» e il fenomeno «alimenta direttamente reti di trafficanti di migranti, che si muovono armati». E che non si fanno troppi scrupoli a usare le armi «contro migranti, gruppi rivali e forze di polizia».

Sarebbe proprio questa «la più acuta preoccupazione in termini di sicurezza nella regione», con una vera «escalation» del fenomeno dei passeur armati.

Il problema dei visti

Ma il puzzle è ancor più complesso. Frontex ha infatti confermato una tendenza che rischia di provocare seri mal di testa ai governi della regione. È quella che riguarda «abusi» nella politica dei visti – leggi, nessun visto d’ingresso – che permette a «turchi, cinesi, russi e cittadini con passaporto giordano ma di origine palestinese» di entrare nei Balcani senza controlli, per poi tentare di emigrare irregolarmente nella Ue.

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