Mercosur e India, la strategia della Ue: una lezione per riformare l’Europa

Dove l’Unione può agire nell’esercizio di competenze esclusive attribuitele dai Trattati raggiunge obiettivi che alla lunga difendono i veri interessi nazionali di tutti

Paolo CostaPaolo Costa
Il primo ministro indiano Modi e la presidente della Commissione Ue von der Leyen
Il primo ministro indiano Modi e la presidente della Commissione Ue von der Leyen

L’accordo con il Sud America del Mercosur in gestazione da 25 anni, quello con l’India da non meno di 20. Eppure in pochi mesi l’Unione Europea li ha conclusi entrambi. L’Ue accusata di immobilismo e di essere incapace di “autonomia strategica” di fronte alle fratture dell’ordine mondiale, dimostra nel commercio estero di saper reagire con tempestività quando le circostanze lo richiedono.

I numeri parlano chiaro. L’accordo Ue-Mercosur crea un mercato di 750 milioni di abitanti. Quello con l’India raggiunge gli 1,9 miliardi di persone, creando il più grande spazio di libero scambio al mondo. Due intese che ridisegnano la geografia commerciale europea e mondiale in risposta diretta alle politiche erratiche dei dazi messe in atto dalla nuova amministrazione americana.

L’Unione europea ha le carte per trattare con Trump
Giancarlo CoròGiancarlo Corò
Ursula von der Leyen (foto Epa)

La strategia europea è evidente: diversificare i mercati di sbocco per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. L’interesse simmetrico dei partner sudamericani e indiani fa il resto.

Mentre Trump minaccia guerre commerciali a ripetizione, Bruxelles costruisce alternative. Non si tratta di scelte ideologiche, ma di necessità economica. Come ha sintetizzato Mark Carney, il premier canadese, gli accordi – e non solo commerciali – tra potenze medie globali sono la sola via che ti mette al riparo dalle politiche muscolari di Usa e Cina, il solo modo per “sedersi a tavola invece di essere solo nel menu”.

Cosa prevede l'accordo tra Unione europea e Mercosur

L’accordo con il Mercosur eliminerà dazi per 4 miliardi di euro all’anno sulle esportazioni europee. Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay rappresentano mercati in crescita per macchinari, prodotti chimici, farmaceutici e automotive europei. In cambio, l’Europa importerà prodotti agricoli e materie prime essenziali per la transizione energetica a condizioni più favorevoli. Il surplus commerciale dell’Ue con il Mercosur è destinato a crescere, consolidando la presenza europea in un’area che anche Cina e Stati Uniti considerano strategica.

Le armi economiche dell’Europa
Francesco MorosiniFrancesco Morosini

È vero che il Parlamento europeo non ha ancora espresso il suo parere conforme deferendo l’accordo alla Corte di Giustizia della Ue per un controllo di legittimità su quelle parti che potrebbero eccedere le competenze attribuite alla Commissione europea dai Trattati. Ma è da auspicare che la Commissione si avvalga del potere di procedere con l’applicazione provvisoria del trattato sin delle prossime settimane.

Con l’India i vantaggi sono ancora più rilevanti. L’intercambio commerciale tra l’India e i membri dell’Unione Europea nell’anno fiscale indiano conclusosi lo scorso aprile è stato di 136 miliardi di dollari, rispetto ai 132 miliardi di dollari del commercio dell’India con gli Stati Uniti. L’accordo rimuoverà barriere tariffarie e non tariffarie che oggi penalizzano le imprese europee, in particolare nei settori automobilistico, chimico e dei beni di lusso. L’India, con una classe media in espansione di 400 milioni di persone e una crescita del Pil stimata per il 2026 superiore al 7%, rappresenta il mercato del futuro.

Per l’Europa l’accordo significa l’accesso privilegiato a un’economia che nel 2030 sarà la terza al mondo, in un momento in cui la Cina rallenta e gli Stati Uniti alzano barriere protezionistiche. Ma l’accelerazione di questi mesi con il raggiungimento dei due accordi rivela un’altra preziosa verità.

Dove l’Ue – come nella politica commerciale comune – può agire nell’esercizio di competenze esclusive attribuitele dai Trattati, dove non si scontra con il diritto di veto degli stati membri, raggiunge rapidamente obiettivi che alla lunga difendono i veri interessi nazionali di tutti. Quando invece ogni decisione richiede l’unanimità l’Europa resta paralizzata di fronte alla rapidità di cambiamento dei contesti nei quali si trova ad operare.

Il Consiglio dell’Unione europea dovrà autorizzare la firma dell’accordo con l’India negoziato dalla Commissione, come ha fatto il 21 gennaio scorso per l’accordo Mercosur. Il Parlamento europeo dovrà dare il suo parere conforme. Resistenze emergeranno, come è accaduto per l’accordo Mercosur e come sempre accade. Ma sarebbe miope non cogliere l’urgenza del momento: l’applicazione sollecita di questi trattati è l’occasione irripetibile di corrispondere ad una necessità strategica e di comprendere una lezione di fondo.

Le regole istituzionali dell’Unione, pensate per un’altra epoca, non sono più attuali. Il contrasto è stridente: efficacia nella politica commerciale, impotenza in quella di difesa, solo per fare un esempio. La differenza sta in buona parte nel metodo decisionale. Le riforme istituzionali non possono più attendere.

Non si tratta di cedere sovranità di questo o quello stato membro, ma di recuperarne aumentando il peso specifico di tutti. O l’Europa parla con una voce sola nei confronti di Stati Uniti e Cina, o la sua irrilevanza è servita. Gli accordi commerciali dimostrano cosa l’Unione può fare. Estendere questo modello ad altri ambiti – difesa, politica estera, politica di bilancio, investimenti strategici ad esempio – non è utopia ma necessità. Trump, paradossalmente, sta offrendo all’Europa l’occasione per ripensarsi. Le minacce commerciali accelerano scelte che altrimenti avrebbero richiesto anni. Ma questa reattività tattica deve tradursi in visione strategica. Se non ora, quando?

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