L’asimmetria del dissenso in Europa
Per Gaza c’è stata una reazione fortissima nelle piazze, per l’Ucraina no. E nemmeno per l’Iran

Bisogna riconoscerlo onestamente. L’Ue, debole e incompiuta qual è, sa però ancora difendere una costellazione di valori etico-politici di cui dobbiamo andare fieri. Cercando, seppur a fatica, di non vacillare di fronte ai colpi di testa del satrapo aspirante “re del mondo” che sta alla Casa Bianca a Washington.
Ma le reazioni delle opinioni pubbliche europee? Mostrano un denominatore comune. Con un’asimmetria: per Gaza c’è stata una reazione fortissima nelle piazze, per l’Ucraina no. E nemmeno per l’Iran. Quali sono le ragioni di questa asimmetria? Difficile individuarle in modo preciso. Ci dobbiamo accontentare di alcuni elementi, per cercare di orientarci nel tempo assai complicato che viviamo.
Nella società dell’immagine, sono state forse le immagini ad avere un ruolo decisivo. I volti dei bambini gazawi ridotti in condizioni disumane dalla fame hanno dato una visualizzazione “in diretta” del massacro, simile a un genocidio, del popolo palestinese. Un’immagine straziante. Con un impatto enorme a livello psicologico. Diverso l’effetto emotivo delle immagini dall’Ucraina, dove pure è in atto qualcosa che somiglia da vicino ad un genocidio, per la volontà dichiarata dall’invasore russo di decretare la fine di una nazione ucraina. Che lotta per la sua libertà e la sua indipendenza. Per il riconoscimento del suo essere, appunto, una nazione.
Le stragi come quella di Bucha sono state ritenute troppo crude per comparire nei telegiornali, o sono al massimo state mostrati cadaveri che si intravvedevano solo sfocati ai lati delle strade. Dall’Iran isolato dal mondo dove è infuriata la mattanza trapela solo qualche immagine rubata, poco chiara, di sacchi neri. Con dentro corpi di giovani trucidati, barbaramente.
Ma ci sono alcuni altri elementi, più di sostanza, da evidenziare. I crimini di Putin, e quelli degli Ayatollah, non sono poi tanto diversi da quelli del governo israeliano. I partiti dell’estrema destra europea (qui da noi la Lega di Salvini-Vannacci) tifano apertamente per Putin, come, con postura diversa, l’estrema sinistra a la Mélenchon, o la (pseudo) sinistra dei 5S in Italia. E non è una novità. C’è però da temere che una parte, consistente, dell’opinione pubblica di sinistra in Europa, anche di quella più seria e rispettabile, pensi che a Mosca splenda ancora il sol dell’avvenire. E che tutti gli ebrei, in Israele e fuori, appoggino Netanyahu e i suoi sodali.
Il silenzio delle piazze europee per l’Ucraina martoriata, come per le mostruose atrocità dai pasdaran di Teheran, sembra dire che la lotta di un popolo non merita di essere sostenuta più di tanto se non combatte contro i valori etico-politici dell’Occidente, o contro l’“entità sionista”. L’anti-occidentalismo d’antan, rafforzatosi con la cancel culture che si affaccia ormai anche qui da noi, colpisce ancora, in quella parte dell’Occidente che si chiama Europa. Così come l’antisemitismo.
La liberal-democrazia non è più considerata un valore etico-politico per cui combattere, nemmeno per scendere in piazza. E poi, diciamolo chiaro, con la guerra ai confini dell’Ue, è forte la tentazione dell’effetto struzzo, cioè di mettere la testa sotto la sabbia per non vedere quel che ci tocca troppo da vicino per essere sopportabile. Perché la resistenza di Kiev è la resistenza dell’Europa all’autocrate di Mosca. Ma è sempre terribilmente pericoloso rifiutarsi di guardare in faccia la realtà. Che poi presenta il conto. Sempre. —
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