I nodi aperti del calendario scolastico

I tempi di vacanza, senza sminuire l’importanza del turismo, andrebbero rivisti mettendo al centro l’apprendimento, la vita delle famiglie e l’organizzazione della scuola 

Gianpiero Della ZuannaGianpiero Della Zuanna
La ministra Daniela Santanchè
La ministra Daniela Santanchè

La ministra Daniela Santanchè propone di rivedere i tempi delle vacanze scolastiche, lasciando alle Regioni la possibilità di rimodularle, con un occhio di riguardo per le esigenze del turismo. Intervenire sul calendario scolastico è una cosa buona: tuttavia – senza sminuire l’importanza del turismo – al centro della questione andrebbero messe le esigenze di apprendimento dei giovani, la vita delle famiglie e l’organizzazione della scuola.

Va considerato innanzitutto l’apprendimento. Lunghi periodi di vacanza non giovano agli studenti. L’Investment Institute di UniCredit – citando gli studi più accreditati – sostiene che lunghi periodi di vacanze estive possono portare alla perdita del 25-30% di quanto appreso durante l’anno, specialmente in matematica. A perderci di più sono i giovani delle famiglie meno ricche, che non possono giovarsi, durante l’estate, di esperienze (spesso costose) di apprendimento extrascolastico. In Italia le vacanze estive durano 100 giorni, contro 46 giorni in Germania, 56 in Francia e 84 in Spagna. Parte del sistematico deficit osservato nei test comparativi fra gli studenti italiani e quelli di altri paesi sviluppati potrebbe essere dovuta a questa anomalia.

Va poi considerata la vita familiare. Se entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, organizzare le attività dei bambini per due lunghi mesi estivi è complicato e costoso. Tuttavia, riducendo le vacanze estive, spostando parte delle interruzioni della scuola in altre stagioni, il problema dell’affidamento dei figli non verrebbe superato, a meno di finanziare sistemi gratuiti o semigratuiti di cura dei bambini. Un diverso calendario scolastico dovrebbe coniugarsi con una diversa organizzazione del lavoro, favorendo ferie flessibili per i genitori con figli piccoli, mettendo anche in questione la concentrazione di gran parte delle ferie, specialmente nell’industria, nell’artigianato e nel commercio al di fuori delle zone turistiche, nelle settimane attorno a Ferragosto.

Andrebbe poi rivista l’organizzazione dell’anno scolastico: i trasferimenti degli insegnanti, la formazione delle classi, gli esami finali e di riparazione sono modulati tenendo conto dell’interruzione di 100 giorni delle lezioni.

Non va ovviamente trascurato il clima. Se in collina e in montagna potrebbe essere possibile fare scuola anche in alcune settimane estive, nelle zone di pianura, specialmente nelle aree urbane, le alte temperature renderebbero difficile stare con profitto in aula senza aria condizionata.

Solo dopo aver affrontato questi problemi, possiamo pensare al turismo, che potrebbe effettivamente essere favorito da una diluizione delle famiglie italiane al di fuori dei periodi tradizionali. Tuttavia anche in questo caso vanno considerati molti aspetti, assai variabili per tipologia dei territori interessati: il tipo di attività turistica, l’equilibrio fra turisti italiani e stranieri, il clima, e così via.

Il calendario scolastico italiano va rivisto, perché non siamo più negli anni in cui i tempi della scuola erano modulati sull’attività agricola… Si tratta tuttavia di un tema che non incide solo sul turismo, ma sulla vita di milioni di famiglie, e che va pertanto maneggiato con molta cura. —

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