Europa e India abbattono i dazi, una risposta a Trump

Il patto di libero scambio con l’India è l’intesa più larga che i due blocchi abbiano mai definito, “l’ alleanza del secolo” che taglia del 96,6 per cento i dazi di accesso

Marco Zatterin

L’Europa ci riprova. Convinta che nell’instabile stagione delle guerre commerciali trumpiane sia necessario trovare quanti più porti possibili per merci e servizi, l’Unione ha chiuso un patto di libero scambio con l’India, la quinta economia del Pianeta che già accoglie 75 miliardi di export dal nostro continente (dato 2024).

È l’intesa più larga che i due blocchi abbiano mai definito, “l’alleanza del secolo” che taglia del 96,6 per cento i dazi di accesso e promette, secondo gli economisti di Bruxelles, di raddoppiare le vendite a dodici stelle entro il 2032. L’abolizione e/o riduzione delle tariffe sarà reciproca e ogni importazione dovrà rispettare le regole comunitarie per la sicurezza dei prodotti e quella alimentare.

L’intenzione è anche facilitare l’ingresso al mercato terziario del Grande Paese, soprattutto per quanto concerne la finanza e il trasporto marittimo. «Due giganti scelgono di lavorare insieme per rispondere alle sfide globali», assicura la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen. Speriamo bene.

L’accordo con Delhi alimenta un clamoroso vento di cooperazione che soffia in senso contrario a quello che spira dai guancioni di Donald Trump - il cui ultimo match è appena cominciato con la Corea del Nord. Gli storici stimano che, sin dal principio dell’era volgare, l’entità dei commerci di Roma con l’Indosfera fosse tale da finanziare, con i suoi dazi, circa un terzo del fabbisogno necessario per amministrare tutte le conquiste e mantenere le legioni imperiali. L’India è stata un partner privilegiato per secoli, molto prima che si cominciasse a trafficare con la Cina.

Ora, la terra di Gandhi rivendica il primato e auspica un nuovo ciclo che guarda a business, ma anche all’Imec, il corridoio destinato a collegarla all’Europa. L’alternativa alla Via della seta progettata da Pechino. La Strada dell’Oro, come la chiamavano nell’Urbe.

È un programma geopolitico, una scelta strategica, oltre che economica. Il patto con Delhi, capitale dove la tentazione protezionista è sempre stata di casa, scuote il risiko delle alleanze. All’America trumpiana che persegue lo scardinamento multilaterale per instaurare una diarchia con l’ex celeste impero, l’Europa risponde progettando ponti, con l’auspicio che non siano sabotati dall’interno come con il Mercosur che Bruxelles sta cercando di far decollare nonostante lo stop dell’Europarlamento, ostaggio delle lobby agricole alle quali non sono bastati fiumi di protezioni, garanzie e miliardi.

Le prime reazioni sono positive. Vedremo come andrà quando si arriverà a Strasburgo. Un “no” dei deputati, in questo caso, avrebbe effetti ancora più penalizzanti, se non altro perché i volumi sono poderosi. Vediamoli.

Nel 2024 l’Ue ha venduto all’India 16,3 miliardi di macchinari, in prevalenza elettrici: gli acquirenti subivano dazi sino al 44 per cento che vengono azzerati. L’aerospazio vale 6,4 miliardi di affari, destinati a non versare pedaggio alla frontiera (oggi 11 per cento). Le automobili erano gravate da una tariffa del 110 per cento che raddoppiava i listini delle quattroruote europee (hanno il 4 per cento del mercato): adesso le prime 250 mila vetture pagheranno il 10 per cento. La chimica (3,3 miliardi di export) può festeggiare il crollo a zero di un dazio al 22 per cento.

Si profilano contratti stuzzicanti per l’agricoltura e l’alimentare, posto che i prodotti più sensibili come carne bovina, pollame, zucchero e riso non saranno liberalizzati. Non ci saranno gabelle di confine sull’olio di oliva (ora sino al 45 per cento), su pasta e dolci (sino al 50%) e sui succhi di frutta (sino al 55%). Il vino scenderà dal 150 per cento al 20 (per la qualità alta) o al 30 per cento (per quella medio bassa); i superalcolici come la grappa vanno dal 150 al 40 per cento. La birra cala dal 110 al 50. «L’import indiano – precisa la Commissione Ue – dovrà rispettare, senza eccezioni, le stringenti regole europee per la sicurezza dei cibi e la salute che non sono negoziabili».

L’intesa ruota intorno a 800 mila posti di lavoro europei già garantiti dalle relazioni bilaterali e introduce regole per semplificare e rendere meno onerosi i transiti transfrontalieri. L’India avrà accesso privilegiato in settori strategici come i servizi finanziari e marittimi (e viceversa). Cade il trattamento favorevole per la carbon tax sull’energia che inquina. Il capitolo tech dell’accordo fissa principi per il rispetto del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Sono imposti vincoli di sostenibilità che spaziano dalla tutela dell’ambiente alla protezione dei lavoratori, passando per il sostegno al ruolo della donna nella società.

Ci sono voluti diciannove anni di colloqui. E adesso? Ai testi tocca la revisione giuridica, quindi sarà concluso l'accordo, e la parola passerà a Parlamento e ai rappresentanti dei ventisette governi. Per il premier indiano Narendra Modi, trionfante in apparenza, nessun problema con “la madre di tutti gli accordi”, il terzo per l’Ue in Asia dopo Giappone e Corea. L’entrata in vigore è prevista per la prima parte del 2027 ed è un gran bel battere un colpo, una sfida a Trump, un segnale di risveglio per l’Europa. Basta che poi non ci si ammanetti da soli come col Mercosur.

 

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