Maranza, se il disagio dei ragazzi è un problema del Novecento
Dai supermercati di Conegliano alle stazioni e alle località balneari, i maranza del Nordest sono la caricatura, per ora sbiadita, di quei giovani delle banlieue parigine di seconda e terza generazione che vent’anni fa hanno iniziato a marcare il territorio e a sottrarlo al controllo dello Stato

Abbiamo scoperto - si fa per dire - l’esistenza dei maranza. In realtà ogni epoca ha avuto a che fare con soggetti che di volta in volta venivano definiti come “disagiati”. Che cos’hanno quindi, di peculiare questi ragazzi? Dobbiamo - come si affannano a dire molti analisti - “capirli”, “comprenderli”, “interrogarci sulle loro ragioni”? Sono sicuramente esercizi utili, ma non sufficienti.
Non sono sufficienti per le commesse di quel supermercato di Conegliano che ogni giorno si vedono arrivare una cinquantina di ragazzotti arroganti che all’uscita da scuola fanno il bello e il cattivo tempo nel negozio. Non lo sono per i turisti e i commercianti di Jesolo e di altre città di mare che d’estate devono subire la calata dei barbari. Non lo sono per i viaggiatori che a Pordenone e in altre stazioni del Nordest spesso e malvolentieri sono costretti a girare al largo. La sociologia, di fronte a certe situazioni, va in frantumi come le vetrine.
I maranza del Nordest sono la caricatura, per ora sbiadita, di quei giovani delle banlieue parigine di seconda e terza generazione che vent’anni fa hanno iniziato a marcare il territorio e a sottrarlo di fatto al controllo dello Stato.
In Francia ci sono riusciti perché il loro numero si è gonfiato a dismisura nei quartieri di periferia, dove non c’è stata alcuna mescolanza o integrazione né culturale né sociale. Non perché non sia stata tentata da parte delle istituzioni francesi: perché è stata rifiutata. In Italia, viaggiamo con 20 anni di “ritardo” rispetto alle banlieue francesi; ma nelle periferie delle grandi città l’evoluzione del fenomeno sta facendo passi da gigante e quel che è successo a Milano o a Torino nelle scorse settimane è solo l’antipasto di ciò che ci attende.
Il fenomeno dei maranza e il ruolo della scuola
In Veneto e in Friuli Venezia Giulia siamo ancora più lontani, ma proprio per questo è meglio rendersi conto subito di quale potrebbe essere il futuro. Tra le contromisure più gettonate c’è quella che viene chiamata in causa sempre quando non si sa dove sbattere la testa: la scuola.
Come se gli insegnanti avessero il potere taumaturgico e vagamente miracoloso di trasformare l’acqua in vino. Forse sfugge il particolare che i maranza di Conegliano “colpiscono” a un orario ben preciso: le 13.30. Quando suona la campanella. Prima, sono a malincuore ospiti della pubblica istruzione. Sono forse dei falliti i loro malcapitati insegnanti? Non scherziamo. Fanno l’impossibile e anche di più.
Il rischio di affrontare problemi nuovi con strumenti vecchi
Un tempo dagli spalti si sarebbe levato un coro: «Andate a lavorare!». Ma a questi figli dello smartphone la parola “lavoro” è sconosciuta. Non per mancanza di offerta, soprattutto a queste latitudini, ma a causa dei messaggi che viaggiano sui social dove tutto è gratuito, ricco, bello e famoso, firmato e chi non è così è irrimediabilmente “out”.
Il governo nelle ultime settimane si è arrampicato sugli specchi per inventare soluzioni giuridiche che dovrebbero “spaventare” questi figli del branco: sforzo inutile. La magistratura? Una parte di quella Antimafia è impegnata a indagare sui misteri degli anni ’80 e ’90, che danno più soddisfazione politica.
Qui sta il punto: pensiamo di affrontare i problemi del 2026 con gli strumenti e le categorie culturali del secolo scorso. Confidando che questi “disagi” restino un tema sociologico e non evolvano in qualcosa di peggiore. Dimenticando però una lezione, anch’essa del secolo scorso: Quando il “disagio” di una massa trova qualcuno e qualcosa che lo organizzi e lo guidi, sono guai. Ed allora sarà troppo tardi.
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