A cosa servono le fughe in avanti sui migranti

L’Europa cerca di mediare tra Italia e Spagna, impegnate nel braccio di ferro su Schengen: gli irrigidimenti dei governi possono rendere complicata ogni intesa in sede Ue

Renzo GuoloRenzo Guolo
Giorgia Meloni e Pedro Sanchez (foto Ansa)
Giorgia Meloni e Pedro Sanchez (foto Ansa)

L’Europa cerca di mediare tra Italia e Spagna, impegnate nel braccio di ferro su Schengen. Il commissario agli Affari interni e le migrazioni Brunner prova a convincere Sanchez e Meloni a tornare sui loro passi e chiudere così la grave crisi diplomatica tra i due paesi.

Nonostante le consuete ambiguità di von der Leyen, che si regge su una maggioranza di popolari e socialisti ma strizza l’occhio al gruppo dei conservatori di cui è membro FdI, a Bruxelles si sono resi conto che l’iniziativa italiana di sospendere Schengen è stata “ingiustificata”. Se non altro perché la Spagna ha risposto alla tumultuosa crisi di Ceuta, rimpatriando rapidamente quasi tutti coloro che avevano varcato il confine.

Un limes, va ricordato, che non dà accesso diretto al territorio europeo: gli ingressi dalle città autonome spagnole in Africa del Nord sono regolati da norme speciali che non prevedono automatismi in tal senso. Bruxelles ritiene che le ragioni che possono portare alla sospensione di Schengen – tra le altre, flussi migratori improvvisi e su vasta scala o seri motivi di sicurezza –, non sussistessero nella circostanza.

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Migranti a Ceuta

Per evitare l’imbarazzo di sconfessare il governo italiano, la Commissione, obbligata a dare un parere sul provvedimento, si augura che, prima della sua pronuncia, Roma e Madrid facciano un passo indietro.

L’auspicio di Palazzo Berlaymont deve, però, fare i conti con i nodi all’origine del contrasto. Dopo la piccata esortazione di Madrid a ritirare il muscolare provvedimento, pena l’adozione delle misure reciproche ora in vigore, a Roma è prevalso un orgoglioso “tireremo dritto”. Naturalmente, la risposta all’“ultimatum” non ha spezzato le reni agli spagnoli: si è invece, scaricata sugli italiani che viaggiano per turismo o lavoro.

Una reazione “sproporzionata”, secondo il governo Meloni, che parla di “rappresaglia”. Difficilmente evitabile dopo che l’atteggiamento di Roma è parso rivolto più a colpire il governo socialista di Sanchez, nel mirino perché considerato fautore di politiche migratorie “attrattive” e “meticcianti” che a contrastare rischi tipo Ceuta.

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Affrontare questioni di simile rilevanza per mandare segnali a dichiarati nemici esterni e interni del premier spagnolo, come Trump e Abascal, o per far breccia tra quanti in Italia sembrano attratti da nuovi attori politici che pescano nel medesimo bacino elettorale dei sovranisti di casa nostra, è, però, scelta miope. Le fughe in avanti alimentano irrigidimenti che possono rendere complicata ogni intesa in sede europea.

Come mostra anche la decisione del cancelliere Merz, pressato dalla concorrenza a destra dell’Afd, di chiedere il ritorno in Italia dei cosiddetti “dublinanti”, migranti entrati illegalmente nel nostro Paese e poi stabilitisi altrove: nel caso specifico in Germania. Una nemesi che conferma come l’immigrazione possa essere affrontata solo mediante la collaborazione tra i membri della Ue, pena svantaggi per tutti i suoi membri.

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