Accogliere tutti è impossibile ma non si deroga sui diritti

Nella vicenda di Ceuta sono in gioco alcuni principi di grande rilevanza, anzitutto la questione dell’unità dell’Unione sul tema delle migrazioni. Ma sarebbe un grave errore sottovalutare l’esigenza di sicurezza molto avvertita in quasi tutti i Paesi europei

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi
Migranti a Ceuta
Migranti a Ceuta

La marea umana si è ormai quasi ritirata da Ceuta. Ha lasciato una scia di corpi sulla battigia. Ma è solo un dettaglio, per chi ha spinto in mare quei disgraziati. C’è il forte sospetto che si sia trattato anche di una vigliacca operazione del Marocco contro la Spagna, una vendetta contro la “colpevole” Madrid per la questione annosa ancora aperta in area sahariana. Con i migranti usati come “bomba umana”. E a beneficiarne sono state anche quelle parti di mondo che puntano a creare divisioni e contrasti all’interno dell’Unione Europea.

In questa vicenda di Ceuta sono in gioco alcuni principi di grande rilevanza. Innanzi tutto, la questione dell’unità dell’Europa su un tema che sarà sempre più decisivo per le sorti degli Stati europei, quello delle migrazioni. Nella quale o l’Europa riesce a trovare una unità politica per una composizione ragionevole ed equa di esigenze diverse e tra loro spesso, almeno in apparenza, contrastanti, o sarà una sconfitta per tutti gli europei.

Sarebbe tuttavia un grave errore sottovalutare l’esigenza di sicurezza molto avvertita in quasi tutti i Paesi europei. Un’accoglienza generalizzata ed indiscriminata non è possibile né auspicabile. Deve avvenire secondo regole precise e rigorose. E la sicurezza del cittadino è un valore fondamentale da tutelare in ogni regime democratico.

Ma tutt’altra cosa è far crescere artificiosamente, come i partiti dell’Internazionale dell’UltraDestra stanno sistematicamente facendo anche in Europa, un senso di insicurezza percepita soprattutto dai ceti socialmente più deboli ed indifesi, denunciando l’invasione dei migranti. La parola “remigrazione” (eufemismo per deportazione) brandita come una clava per lucrare voti alle prossime elezioni la sentiremo sempre più spesso nei prossimi mesi anche in Italia. La proposta che in Europa sta prendendo piede, grande vittoria della nostra Giorgia Meloni, dei centri per il rimpatrio fuori dai confini della “nazione”, è esattamente sulla stessa linea. Esprime il medesimo concetto in modo ancora più eufemistico.

E qui si apre il discorso su un altro principio etico-politico fondamentale, quello dei diritti delle persone anche se entrate irregolarmente in Europa. Che devono essere sempre tutelati, comunque e dovunque, sia in Europa che in altra dislocazione, secondo i valori fondanti della civiltà su cui si regge, almeno sinora, l’Unione Europea.

Sui diritti inalienabili connessi al suo essere “uomo”, alla sua dignità, di chiunque chieda asilo entrando in territorio europeo, non ci deve essere deroga, e questi valori devono essere rispettati anche e soprattutto mentre si tende, doverosamente, a garantire il massimo di sicurezza possibile ai cittadini europei. I fallimenti su questo piano, ma non solo, dei centri per i rimpatrio collocati fuori dai confini europei, peraltro, sono palesi. L’attuale (ahinoi così inadeguata) leadership dell’Unione si ricordi che “errare humanum est, perseverare diabolicum”.

 

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