Ceuta, le false notizie e gli interessi dietro l’invasione
La questione non ha soluzioni facili e diventa strumentale per chi ha interessi esterni. La nostra debolezza e i nostri litigi segneranno la nostra disfatta

La prima reazione della maggior parte dei governi europei all’assalto di Ceuta del 30 luglio, impulsiva e scoordinata, è la garanzia che simili offensive catalogabili come “di guerra ibrida” succederanno ancora, perché chi si crede forte e vuole colpire oltre ogni regola adora sfidare chi è diviso. I toni più costruttivi mostrati martedì dai ministri degli Interni – “grande solidarietà per la Spagna”, riassume il commissario Brunner che non è uno tenero – dicono che gli Stati membri dell’Unione sono consapevoli della minaccia.
Ora che si sono chiariti, promettono di collaborare e rafforzare i meccanismi di controllo e di rimpatrio degli illegali, come è giusto che sia. Di hub si parla, ma non c’è certezza. Dopo 13 anni di questione migratoria affrontata a Bruxelles in ordine sparso, il dubbio sui risultati concreti è quotato più della speranza. Non è solo perché la questione non ha soluzioni facili ed è complicata dall’essere diventata uno strumento di destabilizzazione dall’esterno.
Il problema è che nella macchina c’è un fantasma, è la doppia voce dei governi, quella dialogante a dodici stelle e quella aggressiva nelle tribune nazionali. Con una o due o tre posizioni sbandierate in Europa e sino a ventisette perseguite a livello nazionale non si va da nessuna parte.
Rimettere le cose in ordine può aiutare a ragionare su come proteggere i fragili quanto chi sogna la solidarietà e la sicurezza. Uno: Ceuta è dal 1640 una exclave spagnola in territorio africano, non ha una frontiera con l’Ue se non via mare. Due: non fa parte degli accordi di libera circolazione “di Schengen” perché a Bruxelles decidono gli Stati membri e non sono mica universalmente stupidi. Tre: la regolarizzazione di Madrid non è un “liberi tutti”, offre un permesso annuale a chi è arrivato da almeno cinque mesi (entro 2025), dimostri di risiedere nel Paese e non minacci la società.
Quattro: la norma si rivolge per lo più ai latinos per ragioni economiche, con argomentazioni analoghe al decreto flussi del governo Meloni di un anno fa (500 mila entrate in tre anni). Cinque: i 70 mila arrivi a Ceuta sono stati scatenati da false notizie e messaggi sui social che invitavano a migrare “perché non c’erano più limiti”. Sei: l’attacco non ha un colpevole, ma il Marocco è l’indiziato pesante che accusa la criminalità organizzata e potrebbe essere stato aiutato da altre potenze interessate al Mediterraneo (Russia e Turchia?). Sette: gli spagnoli hanno gestito bene l’emergenza applicando le regole europee. Nessuno da Ceuta è giunto nell’Unione.
Otto: gli spagnoli lo hanno fatto da soli, sotto il fuoco amico dei governi di destra e di quelli spaventati dalle destre, sinché la riunione di Bruxelles ha promesso aiuti e ricreato una concordia di facciata da verificare. Circolano messaggi che annunciano una nuova ondata il 15 agosto, vero o no si vedrà. Comunque succederà di nuovo.
È un’evidenza, soprattutto se, invece che unirsi per affrontare un dossier che è un’incertezza sicura ma anche una potenziale risorsa, i leader europei continueranno a mentire, esagerare e litigare, offrendo benzina agli incendiari che odiano l’Europa e il suo stile democratico di vita, vicini di casa totalitari o trafficanti di uomini che siano. La nostra debolezza e i nostri litigi segneranno la nostra disfatta.
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