Treni, Tarvisio chiuso un mese: logistica sotto pressione ai valichi

Sfuma l’ipotesi di accorciare lo stop, che inizierà il 22 agosto e terminerà il 20 settembre: al Brennero la metà dei convogli e la Slovenia non concede nuove tracce

Diego D'Amelio
Un convoglio in transito lungo la Udine-Tarvisio
Un convoglio in transito lungo la Udine-Tarvisio

La linea ferroviaria Udine-Tarvisio rimarrà chiusa per trenta giorni, non uno di meno. Dopo l’allarme lanciato dal mondo economico, fallisce la trattativa per ridurre la durata del cantiere che, dal 22 agosto al 20 settembre, interromperà i binari da cui passano tanto l’import-export con l’Europa delle industrie del Friuli Venezia Giulia, quanto le merci che transitano da e per il porto di Trieste.

Parte dei volumi sarà assorbito dal Brennero, ma la gomma resta l’unica alternativa, posto che la Slovenia non dà risposte alla richiesta di offrire tracce aggiuntive ai convogli provenienti dall’Italia.

L’Ad di Rfi Aldo Isi si era detto disponibile a valutare una diminuzione della chiusura di cinque giorni, ma le Ferrovie austriache hanno fatto sapere di considerare incomprimibile il parallelo cantiere tra il confine e Villaco. Impossibile così ridurre il fermo treni sullo strategico valico di Tarvisio.

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La redazione

I lavori sulla tratta servono a rifare la pavimentazione delle gallerie, sostituendo il sistema sperimentale di piastre di cemento utilizzato in passato per sostituire la tradizionale massicciata di sassi. La Udine-Tarvisio è stata uno dei pochi tratti in Italia interessati dal test, fallito per il deterioramento del materiale. Prevista anche la sostituzione di un ponte ferroviario giunto a fine vita.

Le opere sono indispensabili, ma rappresentano un guaio logistico di entità rilevante, fra tempi più lunghi di percorrenza e costi in aumento. Metà dei volumi (circa 150 treni a settimana) passeranno lungo il Brennero. La spesa superiore per le imprese ferroviarie sarà ristorata con 3 milioni stanziati dalla giunta Fedriga. Per l’altra metà delle merci le cose si complicano: in Slovenia non si passa e la gomma sconta il caro carburanti.

Come spiega l’assessore regionale ai Trasporti Cristina Amirante, «la situazione in Austria non consente di ridurre lo stop. La Regione stanzierà in assestamento di bilancio 3 milioni a copertura degli extracosti che le imprese ferroviarie sosterranno in Italia e all’estero per passare dal Brennero. Le tracce sono state prenotate a giugno e conosciamo con esattezza il numero di richieste: i fondi basteranno».

Ma il valico altoatesino è interessato a sua volta da lavori sul ponte Lueg ed è in saturazione da anni. Sopportare altro carico non è il massimo. Interruzioni sono programmate peraltro in tutti i trafori alpini, dal Monte Bianco al Sempione, fino al Gottardo.

In occasione della visita a Trieste, il direttore generale del ministero dei Trasporti Donato Liguori ha evocato la necessità di un’interlocuzione a livello diplomatico con la Slovenia «per dare un segnale agli operatori». E il presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo ha definito «inquietanti» le tempistiche dei cantieri previsti sulla stessa tratta nel 2027 e 2028: rispettivamente 44 e 90 giorni di fermo.

Sui rapporti con la Slovenia, Amirante spiega che «Lubiana ha chiesto un’interlocuzione di rango ministeriale e non tra Rfi e l’omologa slovena. Due mesi fa abbiamo inviato una lettera al console e all’ambasciata slovena, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. L’unico modo è procedere a livello di ministeri delle Infrastrutture, aprendo un confronto che riguardi il 2026 e le due prossime annualità».

La chiusura dei collegamenti con Austria e Germania è una iattura per il sistema delle imprese Fvg. Le industrie dell’acciaio di San Giorgio di Nogaro devono riprogrammare l’importazione di materia prima e l’esportazione dei lavorati. E anche il legno-arredo ne risentirà. In porto gli spedizionieri temono il ritardo nella consegna delle merci.

La Regione ha chiesto a Rfi di ridurre le chiusure del 2028, allungando la conclusione dei cantieri al 2030 e spezzando i lavori in tranche annuali più brevi, da collocare ad agosto e dicembre, quando il traffico merci rallenta. «Il fermo del prossimo biennio è insostenibile», dice Amirante, che annuncia «la convocazione dopo le ferie dei vertici almeno regionali di Rfi da parte della cabina di regia».

Il settore della logistica parla per bocca di Stefano Visintin, presidente di Confestra Fvg e Aspt-Astra: «Questa chiusura avrà degli impatti importanti sul traffico dei porti e su tutta l’industria regionale. Una vera sciagura per i traffici destinati ai nostri mercati, proprio mentre stiamo notando una ripresa grazie a nuove linee e al ritorno di nuovi clienti. Ringraziamo la giunta regionale, che mette a disposizione un importante contributo finanziario ed è impegnata attraverso la cabina di regia a scongiurare nuove prolungate chiusure».

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