Pietro Salini, Ad di Webuild:«Con Brennero e Alta Velocità Nordest più forte in Europa»

L’analisi di dell’amministratore delegato di Webuild: «IL Pnrr non può essere considerato un punto di arrivo, ma deve essere una tappa di un progetto più ampio di modernizzazione del Paese»

Giorgio Santilli

Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, accetta di fare in questa intervista un primo bilancio del PNRR, che «non può essere considerato un punto di arrivo, ma deve essere una tappa di un progetto più ampio di modernizzazione del Paese». Salini rivendica anche che le grandi opere realizzate da Webuild, come la Verona-Padova e il Brennero, trainano la crescita del Nord Est.

Il Pnrr si sta avviando a conclusione. Che valutazione dà dei risultati per il Paese e per il settore delle costruzioni?

«Il PNRR ha dimostrato che l’Italia possiede le competenze industriali, tecniche e organizzative per realizzare opere complesse anche in una fase caratterizzata da inflazione, tensioni sulle materie prime e difficoltà nelle catene di approvvigionamento. La conferma del raggiungimento degli obiettivi PNRR previsti per il Primo Lotto funzionale della Verona-Padova attesta che il sistema industriale italiano è in grado di realizzare opere complesse rispettando tempi, obiettivi e impegni assunti. Ma il punto fondamentale è un altro: il PNRR non può essere considerato un punto di arrivo. Deve essere una tappa di un progetto più ampio di modernizzazione del Paese». 

Qual è ad oggi l’impegno di Webuild?

«Webuild è oggi impegnata nella realizzazione di 34 grandi progetti in Italia con oltre 22.000 persone attive. Il Paese oggi sta infatti vivendo una straordinaria fase di investimenti in infrastrutture grazie al grande lavoro del Ministero delle Infrastrutture e di RFI ed ANAS, Gruppo FS Italiane, contribuendo ad accelerare opere attese da anni. Il vero valore del PNRR è aver rafforzato una capacità industriale che ora va consolidata con una programmazione di lungo periodo. La competitività non si costruisce in tre o quattro anni. Si costruisce nell’arco di decenni. Basta guardare alla Cina, che in meno di vent’anni ha sviluppato una rete AV di oltre 40.000 chilometri contro gli 11.000 km di linea presente nell’intera Europa».

 

La linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova
La linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova

Come valuta le opere del Nordest, a partire dall’Alta velocità Verona-Padova?

«Il PNRR ha certamente contribuito ad accelerare opere considerate strategiche da molti anni. La Verona-Padova o il sistema della Galleria di Base del Brennero rappresentano un investimento che rafforza una delle piattaforme produttive più importanti d’Europa. Il Nord Est genera oltre un terzo dell’export italiano e le esportazioni valgono circa il 40% del PIL dell’area. Per questo serve continuità. Il vero tema è la capacità di trasformare una stagione straordinaria di investimenti in una politica industriale stabile. La competitività di territori come Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia dipenderà sempre più dalla qualità delle connessioni fisiche con l’Europa».

Con il nuovo tunnel ferroviario del Brennero il Nordest ha la possibilità di diventare il cuore logistico dell’Europa. C’è un po’ di orgoglio per il fatto che siete presenti in ben quattro lotti dell’opera?

«Siamo molto orgogliosi, ma soprattutto siamo consapevoli di partecipare a una delle opere più importanti oggi in costruzione in Europa, il più lungo tunnel ferroviario al mondo con i suoi 64 km. È un’infrastruttura che cambierà i collegamenti tra Mediterraneo e Nord Europa per i prossimi decenni. Una volta completato, consentirà di collegare Innsbruck e Fortezza in circa 25 minuti contro gli attuali 80, rafforzando la competitività dell'intero sistema logistico europeo. Webuild è protagonista di questa sfida ingegneristica su entrambi i versanti del confine, con circa 50 chilometri totali suddivisi in quattro lotti. Oltre 1.000 persone lavorano sui nostri cantieri collegati al Brennero. Ma la dimensione più interessante è quella industriale. Si tratta di un’opera di enorme complessità tecnica, che richiede tecnologie d’avanguardia, capacità di execution e competenze specialistiche rarissime. Nel Brennero utilizziamo soluzioni innovative come il congelamento dei terreni con azoto liquido e TBM di nuova generazione in grado di monitorare in tempo reale le condizioni geologiche. E poi c’è la filiera: oltre 2.000 imprese coinvolte. Dietro il Brennero non ci sono soltanto gallerie e tecnologia, ma migliaia di persone e aziende che acquisiscono competenze e capacità organizzative che resteranno patrimonio del territorio anche dopo il completamento dell’opera».

 

Il cantiere della galleria di base del Brennero
Il cantiere della galleria di base del Brennero

Le grandi opere richiedono decenni, mentre i grandi traffici si spostano nel giro di poche settimane. Come si costruiscono infrastrutture che non nascano già obsolete?

«Le infrastrutture più efficaci sono quelle che uniscono visione e flessibilità. Oggi disponiamo di strumenti che permettono di progettare opere molto più resilienti rispetto al passato. Utilizziamo simulazioni avanzate, digital twin e modelli predittivi che consentono di anticipare scenari futuri già durante la progettazione. La vera sfida è avere una visione di lungo periodo. Le infrastrutture non si costruiscono per l’economia di oggi, ma per quella dei prossimi trent’anni. Se vogliamo restare competitivi dobbiamo continuare a pianificare in grande, collegando territori, mercati e persone con una prospettiva europea».

Webuild costruisce dighe, metropolitane, ponti e reti. Nell’era dell’AI qual è l’opera più strategica: una ferrovia ad alta velocità o un grande data center alimentato da energia affidabile?

«Dobbiamo ricordarci che senza infrastrutture fisiche, le infrastrutture digitali non esistono. Parliamo molto di intelligenza artificiale, cloud e data center, ma tutto questo dipende da energia, acqua, reti, trasporti e logistica. Un data center è una grande infrastruttura industriale. Ha bisogno di energia affidabile, sistemi di raffreddamento, connessioni e capacità di trasporto. Per questo le infrastrutture digitali dipendono completamente da quelle fisiche. Oggi il vero valore nasce dall’integrazione. Mobilità, energia e dati devono funzionare come un unico sistema. L’intelligenza artificiale renderà ancora più evidente il ruolo strategico delle infrastrutture tradizionali, non meno importante».

Se dovesse indicare una sola infrastruttura che determinerà la competitività dell’Italia nei prossimi vent’anni, quale sceglierebbe e perché?

«Più che una singola opera, sceglierei la nuova rete ferroviaria ad alta velocità e alta capacità che stiamo costruendo nel Paese. Stiamo creando una rete che funziona contemporaneamente come metropolitana d’Italia e come spina dorsale logistica nazionale nell’ambito dei corridoi strategici europei TEN-T. Penso alla Verona-Padova, al Terzo Valico, alla Napoli-Bari. Opere che avvicinano territori, riducono tempi di percorrenza, rafforzano l’integrazione economica e migliorano la vita quotidiana delle persone. Queste infrastrutture rendono più competitivi i sistemi produttivi e collegano in modo più efficiente l’Italia alle reti europee. È questa, a mio avviso, la vera infrastruttura strategica dei prossimi vent’anni».

Nel mondo dominato dall’AI il vero collo di bottiglia resteranno cemento, acciaio, energia, acqua e competenze ingegneristiche?

«Credo che il fattore decisivo sarà soprattutto il capitale umano. L’intelligenza artificiale richiede energia, reti, materiali e infrastrutture. Ma richiede in primis persone preparate. Per questo come Webuild abbiamo investito direttamente nella formazione. Tra il 2023 e il 2025 il Gruppo ha erogato oltre 3 milioni di ore di formazione anche in tema di sicurezza sul lavoro, ambito in cui siamo ai vertici del settore a livello mondiale. La sicurezza delle nostre persone è un valore fondante della cultura aziendale e uno dei pilastri strategici del nostro piano di sviluppo. Investiamo continuamente in formazione, innovazione tecnologica, processi, monitoraggio e prevenzione con l'obiettivo di rafforzare una cultura della sicurezza sempre più diffusa e condivisa in tutti i nostri cantieri. In questo quadro, abbiamo sviluppato scuole e programmi dedicati sul territorio per preparare le professionalità necessarie ai grandi progetti infrastrutturali che altrimenti non avremmo trovato sul mercato.Oggi il Gruppo conta 95.000 persone in circa 50 paesi. Ogni giorno vediamo che la tecnologia accelera i processi, ma la differenza la fanno sempre le competenze. In territori come il Nord Est, che negli ultimi anni hanno registrato una significativa perdita di giovani talenti, investire in formazione significa creare opportunità, trattenere competenze e costruire competitività. Senza ingegneri, tecnici, operai specializzati e professionisti capaci di trasformare la tecnologia in opere concrete non esiste innovazione che produca crescita e benessere. Questo sarà il vero vantaggio competitivo del futuro».

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