Liguori al porto di Trieste: «Moli elettrificati, a giorni la firma per le linee guida»
La visita del direttore generale del Mit ai cantieri di Trieste: «Investiti 480 milioni»

Toccare con mano le opere che stanno nascendo nel porto di Trieste grazie a investimenti pubblici per 480 milioni, tra Pnrr e Fondo complementare. E sostenere la riforma e la creazione della spa Porti d’Italia. Donato Liguori, direttore generale del ministero dei Trasporti per porti, logistica e intermodalità, ha visitato ieri l’Autorità portuale e i cantieri Pnc-Pnrr, dopo aver vissuto a Trieste tre mesi da commissario prima della nomina del presidente Marco Consalvo. La puntata non è isolata, ma la seconda tappa di un tour nelle 16 Adsp, che serve ad accompagnare la riforma e giocare pure una partita personale, perché Liguori è oggi il più accreditato nel ruolo di amministratore delegato della futura società.
Il ddl è accompagnato da timori per l’accentramento delle responsabilità sulla spa e il direttore cerca di scacciare le ombre tendendo subito una mano ai vertici dell’Authority. «Per il progetto di Servola creiamo un tavolo con Rfi e Anas per migliorare il dialogo». «Per i lavori a Tarvisio serve confronto diplomatico con Austria e Slovenia». «Bisogna rafforzare lo strumento del Porto franco». Annota le cose da fare. Poi chiede quando potrà fissare una visita alle opere concluse con il ministro Salvini e il vice Rixi: «Tutto finito a ottobre tranne Servola», dice Consalvo.
Il presidente dell’Adsp illustra le opere: 100 milioni per consolidare il Molo VII, 45 per banchina e dragaggio del terminal ex Aquila, 60 per il piazzale inquinato alle Noghere. Infine l’elettrificazione delle banchine e la gara da 200 milioni appena partita per la stazione di Servola.
La visita alle infrastrutture parte dall’ex Ferriera. Liguori si informa sui prossimi step del partenariato pubblico privato per il Molo VIII: gara in autunno, affidamento in primavera e consegna nel 2030, mentre la stazione sarà pronta l’anno successivo. Il direttore rivendica l’impegno a mantenere disponibili i fondi congelati a causa dei ritardo delle autorizzazioni sulla stazione e loda il Ppp, perché «i prossimi tempi non saranno con fondi illimitati e non si possono fare le opere solo sulle spalle del pubblico». Il segretario generale Natale Ditel coglie l’assist: «Stiamo facendo un quadro di opere realizzabili con Ppp, metodo su cui siamo i primi in Italia a procedere».
Poi il sopralluogo al Molo VII e al suo sistema di cold ironing: «A giorni firmeremo le linee guida condivise con tutti gli operatori marittimi e dell’energia per fare le gare e trovare i fornitori di elettricità. Saremo i primi al mondo con oltre 800 milioni spesi». Al terminal degli ungheresi arriva la stoccata: «Abbiamo fatto banchina e dragaggio, avendo rispetto per chi investe in Italia, ma dovete fare del vostro meglio». I tempi di progettazione dei piazzali sono ritenuti lenti.
Non mancano i saluti a funzionari pubblici come il direttore marittimo del Fvg Luciano Del Prete e il direttore delle Dogane Franco Letrari. Passaggio finale a Monfalcone e qui la curiosità è viva davanti a un chilometro di banchina da costruire e l’eterno nodo dragaggi: «Grande potenziale». Ma servono 160 milioni per Porto Rosega e 32 per la rete di binari.
Dopo Napoli tocca a Trieste. Poi Liguori sarà a Bari, Civitavecchia, Cagliari e Venezia. La priorità è vedere le opere, capire quali potranno passare sotto la spa e difendere la riforma: «Bisogna portare a termine i cantieri e riprogrammare la visione a dieci anni. Non possono esserci più duplicazioni e non possiamo disperdere un euro, ma Trieste è un porto strategico per l’Europa e non deve temere». Il direttore ricorda che «già oggi la Diga di Genova, Darsena Europa a Livorno, Montesyndial a Venezia e tante altre sono gestite a livello commissariale, anche se i commissari sono i presidenti delle Adsp. Non è perdita di autonomia ma garantire la miglior spesa». Il direttore respinge le critiche alla riforma: «Con i trasferimenti le Adsp non andranno in disavanzo, sulle grandi concessioni c’è già di fatto un ruolo del Mit e il personale trasferito alla spa resterà in loco a seguire cose che seguirebbe ugualmente. In cambio sulle opere le Autorità non dovranno più indebitarsi». E il suo ruolo di possibile ad? «Sono venuto a capire i cantieri, ho in mente solo il lavoro».
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