Superstrada Pedemontana, iniezione di fondi: altri 11 milioni
I conti della Spv: l’esborso totale nel bilancio 2026 della Regione sale a 53 milioni. L’assessore Giacinti: «Le previsioni sono state aggiornate perché il traffico è stato inferiore rispetto alle attese». Ostanel (Avs): «Subito un consiglio straordinario sul piano finanziario dell’opera»

Altri 11 milioni che si sommano ai 42 già inseriti in Bilancio. L’iniezione di fondi decisa dalla Regione si è resa necessaria per pagare il canone annuale di disponibilità alla società concessionaria della Pedemontana Veneta.
E questo perché i pedaggi destinati alla copertura si sono rivelati inferiori alle aspettative. Palazzo Balbi ha così dovuto mettere mano al portafoglio e, in sede di variazione di Bilancio appena approvata, drenare risorse verso la Superstrada aperta nel 2023 e costata 2,2 miliardi.
Un ritocco che interviene su un piano finanziario che preoccupa più parti. La consigliera regionale di Avs Elena Ostanel chiederà la convocazione di un consiglio straordinario proprio per discutere dell’impegno economico futuro.

Nuove risorse
L’assessore al Bilancio Filippo Giacinti ha dunque inserito la cifra di 11 milioni nella manovra da 48 milioni appena varata. «Rispetto alle proiezioni iniziali, il traffico è stato inferiore alle attese e questo ha comportato la necessità di intervenire per coprire il canone», spiega l’assessore, «La situazione è legata anche al particolare contesto economico, caratterizzato dall’aumento del costo dei carburanti, che ha evidentemente ridotto la propensione degli automobilisti a percorrere la Pedemontana. Si è quindi proceduto a un aggiornamento delle previsioni, che ha determinato una stima di minori entrate da pedaggio». E fa un’assicurazione per quanto riguarda l’anno in corso: «Non saranno necessari ulteriori interventi di copertura».
Il piano finanziario
L’intervento porta a 53 milioni 209 mila euro l’esborso pubblico 2026 a favore del concessionario Spv, riconducibile al gruppo Sis. La Regione è tenuta a pagare alla società, ancora per 36 anni, il canone per la disponibilità e la gestione dell’infrastruttura. Gli introiti dei pedaggi, spettanti al pubblico, dovevano servire a coprire il canone.
Ma se, come succede, il traffico è inferiore alle previsioni, gli incassi non bastano e la differenza deve quindi essere compensata con risorse del bilancio regionale. In tal modo il rischio di un traffico inferiore alle attese ricade sulle casse pubbliche.
Un meccanismo che ha fatto storcere il naso alla Corte dei Conti in sede di ultimo Giudizio di parificazione: «Faccio notare che la Regione, o in un modo o nell’altro, è costretta a pagare delle somme, che peraltro non solo hanno tolto il rischio al concessionario, ma addirittura la appesantiscono anche di oneri che sarebbero di manutenzione ordinaria», il rilievo del procuratore Paolo Crea.
Nei primi sei mesi dell’anno le entrate legate alla Pedemontana, Iva esclusa, sono state pari a 56 milioni 416 mila euro (oscillanti tra gli 8 e i 10 milioni mensili) contro gli 85 milioni 954 mila di uscite (14. 325. 791 euro mensili fissi), sempre Iva esclusa. I pedaggi hanno avuto un andamento oscillante attorno agli 11 milioni, con un incremento a 12 milioni lo scorso maggio e una successiva brusca ridiscesa a giugno.
Nel Bilancio di previsione la somma indicata a carico della Regione per il 2026 è di 42 milioni con cifre a scendere nel biennio successivo. Tuttavia il ritocco resosi necessario per l’anno in corso, comporterà con ogni probabilità interventi anche nelle previsioni per il 2027 e per il 2028.
Consiglio straordinario
Per Avs la Pedemontana è una sorvegliata speciale, visto l’impatto economico dell’infrastruttura sulle casse pubbliche. «Avevamo ragione», dice la consigliera regionale Elena Ostanel, «il debito della Pedemontana non sta rientrando, continua invece a pesare sempre di più sulle casse della Regione. Sono 53 milioni di risorse pubbliche bruciate per coprire i conti dell’opera, soldi che avrebbero potuto finanziare politiche per la casa, rafforzare la sanità pubblica e sostenere le famiglie».
Fosche le previsioni secondo la consigliera regionale: «Il conto potrebbe essere ancora più salato. Sulla base dei dati che abbiamo raccolto e portato in aula, le mancate entrate da pedaggi per il 2026 potrebbero arrivare fino a 60 milioni di euro. Una voragine che rischia di continuare a condizionare i bilanci regionali, insieme ai costi della legacy olimpica. Il risultato è sempre lo stesso: meno risorse per le priorità dei veneti, a partire dall’abbassamento delle rette delle Rsa e degli asili nido. La Pedemontana si sta trasformando in un debito senza fine, di cui continuano a pagare il conto i cittadini, anche quelli che non la percorrono. E intanto chi governa la Regione continua a non chiarire quanto ci costerà davvero. Stefani non ha ancora risposto alla nostra richiesta di venire in aula a riferire. Non possiamo più accettare silenzi su una questione che condiziona pesantemente il futuro dei conti regionali: per questo, come forze di minoranza, chiederemo la convocazione di un Consiglio regionale straordinario. I veneti hanno diritto di sapere quanto costa davvero la Pedemontana e quante risorse continuerà a sottrarre ai servizi pubblici».
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