Il governo vincola il Mose come opera dell’ingegno

Il ministero della Cultura avvia l’iter per tutelare l’infrastruttura a difesa di Venezia e della sua laguna: «È un emblema della scienza e della salvaguardia, la difesa dalle acque alte è  essenziale per il patrimonio artistico e culturale»

Eugenio Pendolini
Il Mose in funzione
Il Mose in funzione

Una «testimonianza significativa della storia della scienza e della tecnica e dell’evoluzione delle strategie di salvaguardia di Venezia». È con questa motivazione che il Mose si avvia a diventare ufficialmente un bene culturale di interesse nazionale. Con una lettera firmata dal Soprintendente per la Città Metropolitana di Venezia, l’architetto Corrado Azzollini, il ministero della Cultura ha avviato il procedimento per dichiarare il «particolare interesse culturale» dell’intera opera e di tutte le sue componenti strutturali, funzionali e territoriali.

Opera di ingegneria contemporanea

Si tratta di una decisione rilevante sia sul piano simbolico che giuridico, e che segue l’acquisizione dell’opera al patrimonio indisponibile dello Stato. In definitiva il Mose, da ormai sei anni in funzione dopo ritardi e scandali giudiziari, viene riconosciuto non solo come presidio infrastrutturale e di sicurezza idraulica, ma come vero e proprio simbolo dell’ingegneria contemporanea e punto di svolta nella storia della scienza, della tecnica e della salvaguardia del patrimonio storico italiano.

È la stessa Soprintendenza, del resto, a parlare nella comunicazione di avvio procedura di una delle opere più rilevanti di «ingegneria idraulica contemporanea in Italia»: «Rappresenta l’esito di un lungo percorso di studi, sperimentazioni e scelte progettuali, sviluppatosi nell’ambito delle politiche speciali per Venezia, con l’obiettivo di affrontare il problema della salvaguardia della città storica e della sua laguna dagli eventi di acqua alta eccezionale: una questione centrale per la conservazione dell’insediamento storico e del suo straordinario patrimonio culturale». Per la Soprintendenza, insomma, l’opera documenta «una fase fondamentale» della storia contemporanea della gestione delle acque e della difesa idraulica.

Si legge infatti tra le motivazioni dell’avvio della procedura: «Le strutture, i dispositivi, le paratoie mobili e gli apparati funzionali che compongono il sistema costituiscono, nel loro insieme, una testimonianza tangibile delle strategie, delle competenze e delle capacità progettuali messe in campo per affrontare una problematica storicamente determinante per la sopravvivenza e la conservazione di Venezia». L’oggetto dell’iter di tutela comprende sia le infrastrutture sia un ambito territoriale ampio e complesso, che va ben al di là delle schiere di paratoie.

Cosa viene vincolato

Il provvedimento della Soprintendenza abbraccia infatti l’intero perimetro operativo dell’opera, estendendosi su diversi lotti e mappali catastali che ricadono nei Comuni di Venezia, Chioggia e Cavallino Treporti.

Nello specifico, la dichiarazione d’interesse riguarda: le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, con le relative barriere operative, le opere a mare, gli edifici tecnici e gli annessi accessori; la Control Room dell’Arsenale, centro nevralgico di comando e monitoraggio del sistema, incastonato nello storico compendio in centro storico; il sistema di protezione dell’area Marciana, comprese le opere perimetrali e sotterranee realizzate a difesa del cuore insulare della città, tra piazza San Marco, la Piazzetta e il Molo; gli apparati mobili e le pertinenze, quindi tutte le paratoie, le componenti elettromeccaniche, i dispositivi di sollevamento e gli arredi tecnici direttamente connessi al funzionamento dell’infrastruttura.

Ma non c’è solo l’aspetto prettamente tecnico. Come sottolineato nell’avvio della procedura, l’infrastruttura si configura come un’opera di salvaguardia imprescindibile per la continuità stessa della vita urbana e per la conservazione dell’inestimabile patrimonio monumentale ed edilizio veneziano.

L’infrastruttura e la città

«Assume particolare rilievo, inoltre, il rapporto tra l’infrastruttura e il patrimonio storico, artistico e monumentale della città», scrive infatti la Soprintendenza, «la salvaguardia dalle acque alte costituisce, infatti, una condizione essenziale per la conservazione del tessuto edilizio storico, degli edifici monumentali, degli spazi urbani e dei beni culturali che caratterizzano Venezia, i cui effetti in termini di protezione e conservazione sono oggetto di monitoraggio costante e tuttora in corso. L’interesse culturale del complesso emerge, pertanto, dalla convergenza di valori storici, scientifici, tecnici e documentari, riconducibili tanto alla consistenza materiale delle opere quanto al loro significato nell’ambito della storia della scienza e della tecnica e, più ampiamente, della cultura contemporanea». In una città unica al mondo, e proprio per ciò soggetta a stretti vincoli paesaggistici, il destino del Mose si intreccia ancora una volta a quello di Venezia.

 

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