Samer risponde con la logistica alla concorrenza sulle rotte turche

Il gruppo rafforza la rete europea dei servizi di spedizione. «Tra un anno pensiamo a uffici in Cina e Giappone». La differenziazione passa anche per la costruzione di yacht

Diego D'Amelio

Dal porto di Trieste alle sedi aperte in Europa centro-orientale, dai carichi industriali ai cantieri per yacht.

Samer Group lavora per affiancare al mestiere storico di agente marittimo nuove attività nella logistica e nell’industria, per dipendere meno dalle decisioni dei singoli armatori. Un percorso di investimenti che nel 2025 ha incrociato l’inasprimento della concorrenza sull’autostrada del mare.

«L’agenzia va benissimo ed è il nostro core business, ma è un lavoro che dipende da altri e ti lascia poca libertà di scelta», spiega l’imprenditore Enrico Samer, presidente dell’omonimo gruppo.

«Dipendi dall’armatore e da quanto è redditizia la sua linea. Diversifichiamo per tenere l’azienda in sicurezza».

Non significa certo abbandonare la linea con la Turchia, inventata dalla famiglia Samer nel 1987 e cresciuta con le guerre jugoslave.

Ma persino un rapporto consolidato resta esposto a decisioni sulle quali l’agente non ha potere, così come nella gestione dei terminal in concessione in Riva Traiana, Molo V e Molo VI, delle cui società Samer possiede partecipazioni di minoranza strategiche, in affiancamento agli armatori Dfds e Ulusoy.

Il 2025 lo ha ricordato con chiarezza. Samer & Co. Shipping, principale società operativa del gruppo, ha chiuso con 75 milioni di ricavi, contro gli 83 dell’anno precedente, e un Ebitda a 4 milioni in calo del 21,4%.

L’azienda indica tra le cause il calo dei traffici di Dfds, il suo maggiore cliente nell’agenzia marittima, per effetto della concorrenza di Grimaldi sulle rotte turche.

Per l’altro armatore rappresentato, Ulusoy, i volumi sono invece rimasti sostanzialmente stabili.

Il bilancio consolidato del gruppo registra ad ogni modo un andamento migliore, con ricavi per 130,5 milioni, contro i 131,9 milioni del 2024 (-1%).

Il mercato non è in declino: a Trieste il traffico ro-ro complessivo è cresciuto nel 2025, ma è cambiata la distribuzione fra gli operatori.

«Non siamo preoccupati perché i traffici inframed crescono», dice Samer, che guarda anche al possibile sviluppo dei servizi con l’Egitto

 Per il 2026 l’imprenditore si attende stabilità, per il 2027 un possibile recupero, ma la prudenza resta necessaria: dei 75 milioni fatturati da Samer & Co. Shipping, quasi 59 provengono dall’agenzia, mentre le spedizioni pesano per circa 15,8 milioni. Ed è proprio in questo segmento che il gruppo vuole crescere.

La risposta più ambiziosa si chiama Samer International.

Fondata nel 2018 e controllata al 100% da Samer & Co. Shipping, è la sub-holding attraverso cui viene organizzata la propria rete di spedizioni e logistica nell’Europa centro-orientale.

Le società locali organizzano spedizioni e trasporti su mercati diversi, anche senza passare da Trieste, e offrono ai grandi operatori globali una presenza capillare senza dover aprire uffici propri in ogni paese.

«Siamo in una fase di espansione e stiamo investendo. Queste società creeranno ricchezza, ma ci vuole tempo. Lavoriamo con grandi partner della logistica internazionale che non vogliono aprire uffici nell’area e cercano un unico riferimento», racconta Samer.

La rete comprende società già presenti in Ungheria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Slovacchia e Turchia, alle quali nel 2025 si è aggiunta l’Austria. Per il prossimo sviluppo sono allo studio aperture in Bulgaria, Romania, Grecia e Repubblica Ceca. E l’orizzonte si allunga fino all’Asia: «Tra un anno pensiamo a uffici in Cina e Giappone».

I numeri confermano la crescita dell’iniziativa, ma anche il lavoro ancora da fare.

Il valore della produzione di Samer International è salito dai 28,7 milioni nel 2023 a 41,1 milioni nel 2025.

La crescita commerciale non basta però ancora a produrre margini e nel 2026 il gruppo ha avviato una revisione della governance.

«Abbiamo messo in campo azioni incisive e possiamo crescere in modo molto significativo», osserva Samer, indicando soprattutto nel 2027 l’anno in cui attendersi risultati.

La diversificazione si muove anche sull’altra sponda del business, quella fisica.

Nel porto industriale di Trieste, lungo il canale navigabile, Seadock sviluppa attività terminalistiche dedicate a carichi eccezionali, project cargo e stoccaggi frigoriferi.

Una strada per rafforzare i rapporti diretti con l’industria.

Nel frattempo si sono aperte nuove prospettive nelle rinfuse: Samer parla per il 2027 di un obiettivo di 120.000 tonnellate di cemento, movimentate con una quindicina di navi, e di 80.000 tonnellate di urea (per un totale di una decina di navi) destinate all’area industriale di Osoppo.

Nei magazzini refrigerati, invece, la relazione commerciale riguarda Illy.

Accanto ai terminal si affaccia la cantieristica.

Dopo essersi specializzato nel ruolo di agenzia a servizio dei mega yacht, attraverso il progetto Trieste Shipyard, Samer guarda alla costruzione di componenti e strutture per grandi cantieri nautici, per arrivare poi a produzioni complete.

«Partiamo con le costruzioni delle parti strutturali per conto di altri cantieri. Entro cinque anni contiamo di fare yacht finiti», anticipa.

Un obiettivo ancora da realizzare, costruito sulle competenze e sui rapporti maturati nel mondo marittimo.

Poi ci sono le attività che vanno oltre il business.

Il gruppo partecipa a società e progetti legati allo sport, dalla Pallanuoto Trieste ai poli sportivi di San Giovanni e via Locchi, passando per Triestina nuoto, San Giusto scherma e Fiamma karate, ma si è data anche all’housing sociale.

«Penso che un’azienda insediata in un territorio, che crea ricchezza, debba produrre anche altre ricadute».

L’impegno nelle sponsorizzazioni, quantificato in circa 2,8 milioni, è consistente.

Ma per queste attività l’orizzonte non è soltanto il sostegno economico: «Danno servizi, però devono avere bilanci positivi. Pensiamo che diventeranno anche dei business».

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