Porti, Consalvo: «Dopo la fase del Pnrr devono investire i privati»

Marco Consalvo, presidente dell’Autorità portuale di Trieste e Monfalcone, indica le priorità per il sistema marittimo del Nordest: «Servono più capacità dei moli, lavori sulle tratte ferroviarie e un sistema unitario di interporti»

Diego D’amelio

 

Un miliardo investito fra opere in via di conclusione e cantieri da aprire entro qualche mese. «E almeno un altro miliardo da trovare per i prossimi dieci anni», anche se dopo l’iniezione del Pnrr servirà «cambiare paradigma e prevedere una nuova relazione con i privati». Il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Marco Consalvo, guarda al futuro, ma intanto si gode le realizzazioni infrastrutturali in arrivo, dal consolidamento del Molo VII alla banchina ungherese, fino all’elettrificazione delle banchine, con la gara per la stazione di Servola appena uscita e quella per il Molo VIII «in arrivo entro l’anno».

Porti e connessioni via terra: quali sono i punti di forza e quali le debolezze a Trieste?

«Le merci hanno un’alta percentuale che si sposta su ferrovia e questo sta nella cultura logistica del Friuli Venezia Giulia e del suo porto già dall’Ottocento. La forza sta qui e pure, in un certo senso, la debolezza: bisogna sviluppare ulteriormente le connessioni su ferro. Il primo tassello è la stazione di Servola: con lei e Aquilinia completeremo l’ultimo miglio di connessione con i terminal, mentre continuano i lavori a Campo Marzio. Lo stesso si farà a Monfalcone».

Quanto conta la ferrovia per competere con il vicino porto di Capodistria, dove il raddoppio del binario corre?

«Molto. Capodistria ha alle spalle lo Stato e le procedure sono molto più veloci. Velocità di autorizzazione e semplificazione amministrativa dovrebbero stare al centro della riforma dei porti in discussione».

Cosa serve ai porti per restare competitivi?

«Investimenti sulla capacità dei terminal, investimenti sulla ferrovia per eliminare i colli di bottiglia lungo la strada, manutenzioni pianificate delle linee fino ai mercati di destinazione e retroporti interconnessi che liberino velocemente i piazzali dei terminal e attivino la logistica».

A proposito di strozzature, quanto peserà lo stop della ferrovia che passa al valico di Tarvisio? Rfi dovrebbe dare una risposta in questi giorni alla richiesta di rivedere il calendario dei lavori…

«Sul 2026 Rfi dovrebbe impegnarsi a ridurre le lavorazioni di cinque giorni. Su 2027 e 2028 sta analizzando la proposta della Regione, condivisa dagli operatori, di dividere i lavori in due finestre più brevi ad agosto e dicembre, ovvero nei periodi di minor traffico. Chiusure più estese metterebbero a rischio la competitività dei porti e del sistema produttivo. La Regione ha intanto stanziato somme a supporto degli extracosti per passare dal Brennero».

Come procede il potenziamento del porto lato mare?

«Abbiamo 482 milioni tra Pnrr e Pnc. Con 282 milioni completeremo entro l’autunno la manutenzione del Molo VII, la banchina ungherese, i piazzali delle Noghere e l’elettrificazione dei moli. I 200 milioni per Servola sono appena andati a gara. Poi ci sono i 316 milioni del partenariato pubblico privato per il Molo VIII che sarà bandito entro l’anno. Contando anche i lavori ferroviari di Rfi arriviamo a un miliardo e un altro miliardo almeno servirà nei prossimi dieci anni».

Dopo i flussi di danaro del Pnrr, dove si trovano i fondi per le opere?

«Nel bilancio Ue ci sono ancora spazi come i fondi Cef, che finanziano le opere dual use, ma si tratta di un tema ancora in fase di analisi da parte della Commissione. Il resto richiede un cambio di paradigma: dovranno entrare capitali privati, su infrastrutture che diano un ritorno a chi investe. Il Ppp del Molo VIII è già uno strumento, credo l’unico in Italia, in questa direzione».

I tempi però sono sempre lunghissimi. Di Molo VIII a Trieste si parla da 25 anni, della tratta ferroviaria Trieste-Mestre meglio neppure parlare e anche la terza corsia della A4 è andata a passo d’uomo. Dove sta il problema?

«Le infrastrutture devono diventare un tema prioritario dell’agenda di governo e mi sembra che in Italia manchi ancora una pianificazione forte, che restituisca l’idea del paese che vogliamo avere a dieci anni. Le infrastrutture sono un tema che non funziona sul piano elettorale».

Conta anche la collocazione periferica del Nordest?

«Il nostro territorio è periferico se lo si guarda dall’Italia, ma non lo è se lo si guarda dall’Europa centrale. E va detto che serve anche tanta programmazione europea sulle connessioni internazionali e sulla creazione di corridoi doganali, che possano sviluppare servizi logistici a supporto efficienti ed economicamente vantaggiosi per gli armatori. Così accade in Nord Europa, i cui porti continuano a essere scelti dalle compagnie, anche se ci si impiega più tempo a raggiungerli dal Far East».

Guardando intanto in casa nostra, cosa bisogna fare per trasformare gli interporti in un retroporto diffuso?

«La connessione ferroviaria c’è ma va migliorata e serve un’ottimizzazione della logistica regionale, che deve essere unica perché i terminal di terra siano sempre più alimentati dai porti».

Lei ha guidato il Trieste Airport prima dell’Adsp. Cosa possono fare gli aeroporti sul versante della logistica?

«Gli aeroporti contribuiscono poco al traffico merci nel nostro paese. Malpensa è leader con 700.000 tonnellate, quando Francoforte e Parigi fanno il triplo. Si può migliorare, mentre a livello passeggeri il traffico crocieristico è sicuramente una forte spinta alla crescita».

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