L’editoriale / Il Nord Est affamato di infrastrutture

La situazione complessiva è davvero preoccupante? Abbastanza. Merci e persone viaggiano spesso a rilento negli ingorghi autostradali e nei ritardi cronici della rete ferroviaria

Alberto Bollis
Un cantiere della Superstrada Pedemontana
Un cantiere della Superstrada Pedemontana

L'inizio dei lavori agli otto chilometri di binari che collegheranno l'aeroporto Marco Polo alla linea ferroviaria Venezia-Trieste è un segnale positivo per tutto il Nord Est: le intenzioni sono ottime, il cronoprogramma è stringente e la voglia di far presto e bene evidente.

Eppure, è il caso di non distrarsi e considerare il quadro generale, osservando quanto, a livello di infrastrutture, d'incompleto o peggio c'è ancora attorno. Non basta una bretella per impedire che il Nord Est si ritrovi in pubblico con la cinta dei pantaloni alle caviglie.

La metafora è volutamente irriverente per porre con forza il tema dell'inadeguatezza del sistema infrastrutturale che dovrebbe innervare la macroregione in cui si genera parte cospicua del Pil nazionale. La situazione complessiva è davvero così preoccupante? Abbastanza.

Merci e persone viaggiano spesso a rilento negli ingorghi autostradali e nei ritardi cronici della rete ferroviaria. L'intermodalità è scarsa; se va bene, soltanto abbozzata. Le strozzature burocratiche che soffocano nella culla gli slanci di sviluppo economico spuntano a ogni svolta.

Come non ricordare l'odissea che nel 2009 portò all'apertura del Passante di Mestre, opera necessaria e annunciata negli anni Ottanta? Nel poema omerico, Ulisse ci mise dieci anni per tornare a Itaca, a Nord Est le realizzazioni infrastrutturali sono abbonate a tempi doppi o tripli, tra l'idea e l'entrata in esercizio: è il caso del Mose, funzionante ma dopo quali e quante sofferenze.

La terza corsia dell'A4, da San Donà allo snodo di Palmanova, avanza a passo di lumaca da tre lustri. Chi percorre quei circa 80 km saltella tra tratti già completati, improvvisi budelli tra new jersey di cemento in corrispondenza dei cantieri e tronconi a due corsie. Da Palmanova a Villesse siamo all'anno zero, da Villesse al Lisert si sa che nulla verrà mai realizzato.

Restiamo in ambito stradale per citare il nastro d'asfalto della Pedemontana veneta: dopo stalli, inchieste e rinvii, ora è aperta per un buon 80%, ma ancora mancante del raccordo che la collegherà alla Serenissima a Ovest di Vicenza: storia infinita. Una mossa se la sta dando il porto di Trieste, dove non a caso girano interessi e investitori sovranazionali. Ma anche lì il nodo di un terminal per le navi passeggeri decente è di là dal solo venir pensato.

E su questo tema Venezia ne sa più di qualcosa. Torniamo a guardare le rotaie: l'alta velocità prende il volo a Mestre e si ferma una volta giunti a Padova. Si lavora senza sosta tra Verona e Brescia, c'è un grande viavai di ruspe e camion tra Verona e Vicenza, mentre tra Vicenza e Padova si attende lo scatto dell'avvio dei cantieri. Ma l'incognita dei tempi resta lì sospesa, spada di Damocle, pronta a precipitare e recidere, se non si farà a tempo, il flusso dei fondi del Pnrr.

I tempi: ecco il vero incubo. A Tessera ieri regnava un clima di fiducia, per non dire di euforia. Ed è un bene. Bisognerà essere puntuali e fare in modo che tutto fili liscio per completare entro due anni (due anni!) quegli otto chilometri: solo così la bretella diventerà davvero un esempio di efficienza nordestina.

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