«Alto Adriatico, una logistica più integrata nel Mediterraneo»
Antonio Marano, presidente di Trieste Airport, a Istanbul: «Rafforziamo l’asse con la Turchia»

Il presidente del Trieste Airport Antonio Marano si trova a Istanbul, ospite del Verona Eurasia Economic Forum, per parlare a una platea internazionale del sistema logistico e portuale del Friuli Venezia Giulia e dell’asse logistico tra Turchia e Alto Adriatico. Al centro dei lavori le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, gli accordi bilaterali fra Mosca e l’America di Trump sulle forniture di gas, il ruolo cruciale dell’Europa che -come ha ribadito Romano Prodi, uno dei relatori - non può essere isolata se si vuole arrivare a una pace stabile e a un riequilibrio delle relazioni internazionali. Dice Marano: «Non possiamo governare l’incertezza geopolitica né prevedere ogni crisi o cambiamento del commercio internazionale. Possiamo però prepararci, costruendo sistemi di trasporto più resilienti, capaci di affrontare le sfide e adattarsi ai cambiamenti».
Marano, perché oggi è così importante trovare una risposta alla crisi dei traffici?
«Le infrastrutture di trasporto sono fondamentali per la sicurezza economica, la competitività e la resilienza europea. Grazie alla sua posizione tra Mediterraneo, Europa centrale e Balcani, il Friuli Venezia Giulia ha sviluppato una piattaforma logistica integrata, con tre porti commerciali, quattro terminal intermodali, un aeroporto collegato alla ferrovia e una rete autostradale. Il vero punto di forza del sistema è la connessione tra queste infrastrutture, che trasforma la posizione geografica in un vantaggio competitivo».
Ad esempio?
«La competizione tra porti può convivere con il coordinamento su ferrovie, investimenti e accesso ai mercati. In particolare penso sia fondamentale la collaborazione fra Trieste, Capodistria e Fiume. L’obiettivo è fare dell’Alto Adriatico una piattaforma logistica integrata per l’Europa».
Come vede il futuro degli scambi commerciali con la Turchia e verso l'Eurasia?
«Trieste dispone già di collegamenti marittimi consolidati con i porti turchi, penso ai servizi Ro-Ro regolari, integrati con le reti ferroviarie e stradali verso Austria, Germania e Ungheria. La Turchia è un importante polo manifatturiero e logistico e l’Alto Adriatico e può rappresentare una porta d’accesso strategica fra l’Europa e Asia. L’obiettivo è rafforzare questo asse con infrastrutture, digitalizzazione, procedure doganali più efficienti e investimenti coordinati».
Dove bisogna investire di più per aumentare l’efficienza delle reti logistiche?
«Gli investimenti infrastrutturali sono necessari ma richiedono tempi lunghi. Possiamo intervenire subito sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale, rafforzando la cybersicurezza».
Il costo dell’energia pesa su famiglie e imprese. Come affrontare l’emergenza?
«Il rincaro energetico alimenta l’inflazione e rischia di accrescere le tensioni sociali. Rinnovabili e nucleare non possono offrire risposte immediate: occorre intervenire nel presente, tenendo conto dello scenario geopolitico. In questo contesto, i corridoi alternativi sono strategici perché ampliano le possibilità di approvvigionamento quando le rotte tradizionali vengono interrotte. Tutto ciò mentre, nonostante le sanzioni Ue, si torna a parlare di un possibile ripristino del Nord Stream, il gasdotto che collegava Russia e Germania attraverso il Mar Baltico».
Di fatto la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso hanno sconvolto i mercati. Come deve reagire l’Europa?
«L’efficienza non basta più: serve un sistema logistico resiliente, capace di adattarsi alle crisi. Porti, ferrovie e aeroporti devono essere integrati per garantire flessibilità e continuità nei collegamenti. Il vantaggio competitivo è saper reagire rapidamente alle interruzioni e individuare alternative».
Qual è il ruolo di Trieste Airport in questo scenario?
«L’aeroporto è strategico per la mobilità delle persone e i collegamenti internazionali delle nostre imprese. La nuova rotta su Francoforte è un segnale positivo, ma dobbiamo rafforzare ulteriormente la connettività regionale. Finché i collegamenti ferroviari ad alta velocità richiederanno tempi lunghi, il trasporto aereo resterà essenziale per attrarre investimenti e rendere il territorio più accessibile».
Che cosa devono fare le imprese del Friuli Venezia Giulia?
«Devono diversificare i mercati e cogliere le opportunità dell’area eurasiatica ed euro-mediterranea. Anche il turismo deve adattarsi: la Turchia ha intercettato una quota importante di visitatori russi, mentre noi abbiamo perso parte di quella clientela ad alta capacità di spesa. Per questo occorre puntare su nuovi mercati e flussi turistici. L’area euro-mediterranea, con un bacino potenziale di circa un miliardo e mezzo di persone, offre prospettive interessanti attraverso nuove relazioni commerciali e collaborazioni. Collegare la Turchia e l’Alto Adriatico al cuore dell’Europa non significa semplicemente movimentare le merci in modo più efficiente. Significa creare opportunità economiche, rafforzare le catene di approvvigionamento e costruire un sistema europeo dei trasporti più resiliente».
Le guerre rischiano di mettere fine alla globalizzazione?
«Non possiamo eliminare l’incertezza geopolitica, ma possiamo prepararci ad affrontarla. La geografia offre opportunità, le infrastrutture permettono di coglierle e la cooperazione le rende durature. La sfida è costruire un sistema logistico integrato tra Mediterraneo ed Europa centrale, capace di garantire alle imprese più opportunità, sicurezza e resilienza. Collegare la Turchia e l’Alto Adriatico al cuore dell’Europa non significa semplicemente movimentare le merci in modo efficiente. Significa creare opportunità, rafforzare le catene di approvvigionamento e costruire un sistema europeo dei trasporti integrato».
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