Autostrada Brescia-Padova, gestione a metà fra Veneto e Lombardia
Il piano verso la holding veneta. Ipotesi quarta corsia per la A4. In forse lo «spezzatino», con la divisione dell’arteria all’altezza di Verona

Le alternative sono due: l’onere, in capo a Cav, della realizzazione della quarta corsia autostradale tra Brescia e Padova, con una promessa di compensazione per la Lombardia, cui andrebbero i ricavi derivanti dai pedaggi per il traffico su territorio lombardo.
Oppure quello che, in Regione, è già stato ribattezzato “spezzatino”. E quindi la divisione dell’arteria all’altezza di Verona, con la porzione di autostrada veneta, insieme al passante di Mestre, sotto la gestione di Cav, e il tratto lombardo affidato a una società a sé stante, lombarda pure questa: probabilmente la A35 Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi) o la tangenziale esterna di Milano (Teem).
La holding unica a Nordest
E dunque mancano i dettagli, che poi dettagli non sono. Ma quello che filtra da palazzo Balbi è un sano ottimismo. Si parla di infrastrutture, e dell’arcinoto progetto di costituzione di una holding autostradale unica per il Nordest: futuro del traffico veloce su strada dalle nostre parti, allo scadere, il prossimo 31 dicembre, dell’attuale concessione nelle mani di A4 Holding, controllata del gruppo Abertis.
L’obiettivo dichiarato del presidente Stefani, e prima di lui di Luca Zaia: ricondurre i 270 chilometri della Brescia-Padova e del passante di Mestre entro l’ambito di competenza della Regione Veneto, tramite una holding autostradale “propria”, seguendo il modello di Autostrade Alto Adriatico. Un disegno, quello, che per essere realizzato impiegò anni. Mentre ora, assicurano dal Veneto, il tempo da attendere sarà molto meno.
I tempi
Le interlocuzioni lungo l’asse Venezia-Roma sono intense, complici i rapporti privilegiati che il governatore può vantare con Matteo Salvini. Anche se il ministero delle Infrastrutture non ha ancora confermato l’affidamento in house, eventualmente da motivare con ragioni di pubblica utilità, a scapito dell’indizione della gara.
È il prerequisito senza il quale non sarà possibile andare avanti. Per questo, per la relazione di pubblico interesse, i tempi sono stretti: dicembre 2026 per chiudere. Gli stessi entro i quali l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) si dovrebbe esprimere sulla convenzione-tipo del nuovo sistema, consentendo l’avvio dei lavori per l’elaborazione del piano economico-finanziario.
Le simulazioni
E, a completare il pacchetto, proprio il Pef – le simulazioni che comprendono quarta corsia tra Brescia e Padova, completamento della Valdastico e potenziamento della sicurezza fanno lievitare gli investimenti a 14 miliardi di euro – all’interno del quale inserire “qualsiasi” progetto, nei limiti della sostenibilità finanziaria.
Poi la fase due del progetto, vale a dire l’affidamento e il subentro, sarà altrettanto importante, ma meno urgente. Complice una proroga tecnica che verrà certamente concessa.
Questi, dunque, i tempi. Mentre di soldi (e non pochi) ancora non si parla, poiché tutto si reggerà su Pef e dichiarazione di pubblico interesse, che è la cosa più importante. E comunque, in una recente interrogazione alla Camera, è stato il sottosegretario al Mit Tullio Ferrante a chiarire che le opere «dovranno essere finanziate in via anticipata dal concessionario, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del soggetto affidatario».
Certo questo mentre, in entrambi i suoi recenti blitz padovani, il ministro Salvini è stato generoso di rassicurazioni sull’avanzamento della trattativa, parlando del primo caso di «autonomia infrastrutturale». Ci lavora lui e ci lavorano i presidenti di Veneto e Lombardia.
La gara con l’Autonomia (quella con la “a” maiuscola) è aperta.
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